Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Violenza e bulimia

5 anni fa la mia compagna subiva una violenza carnale, a seguito di questo tragicissimo fatto, lei incomincia ad accusare dei disturbi: ha incominciato a praticare l'autolesionismo e da 2 anni a questa parte è diventata bulimica.
Il farsi del male da sola piano piano è una realtà che sta svanendo. Ma molti sono i fantasmi e i mostri che la circondano. Dallo stupro alla bulimia. Io non voglio vederla morire.
Quello che le chiedo e se lei sa come devo comportarmi... mi sento così impotente, così assurdo, così vuoto nel non poterla aiutare... perché non so cosa fare. Vorrei poter essere il suo faro. Per poter migliorare la sua vita. Per poter essere felici insieme.
Un ultima cosa: a seguito dello stupro Marzia (così si chiama) ha avuto una gravidanza extra-uterina, cosa vuol dire? Lei mi dice sempre che non potrà mai avere figli a causa di questo, e quindi non si sente una donna completa.
Io vorrei capire...
Grazie e mi scusi...

 

Gentile signore,
la situazione che lei mi descrive è molto complessa e dolorosa.
La prima cosa che mi verrebbe da dire è << Si rivolga ad uno specialista della sua città, ma soprattutto è Marzia che dovrebbe essere aiutata a superare il suo problema >>. In questo caso non si tratta solo di un disagio psicologico, ma la bulimia è una vera e propria malattia che va curata in una sede adeguata (esistono case di cura specialistiche o professionisti specializzati in questo settore).

Il fatto che l'autolesionismo, immagino di tipo fisico, sia cessato in questa forma, non significa che la volontà di "farsi del male" sia cessata.
In tutti i casi di violenza sia fisica che morale, la vittima si sente colpevole come se fosse stata lei stessa a provocare quell'evento. Il senso di colpa non serve a nulla e a nessuno, purtroppo spesso lo si usa in educazione per ottenere ubbidienza e riconoscenza.
La personalità di chi sta accanto ad una persona che soffre di questi disturbi, deve essere molto particolare, si potrebbe scrivere un libro solo su questo argomento.
Lei si attribuisce delle responsabilità che non può assumersi, in realtà il desiderio di star bene e di superare la malattia deve venire da Marzia e non da lei.
Il fatto che lei mi dica << mi sento così vuoto nel non poterla aiutare >> mi fa pensare ad un malessere che sta invadendo anche lei. E' la stessa situazione che porta alcune persone che si innamorano di tossicodipendenti o alcolisti, ad annullarsi come persona e a sentirsi realizzati solo nello scopo di "redimere" l'altro. Purtroppo spesso si ammalano anche loro! La cosa più utile che lei può fare per la sua ragazza è aiutarla a capire che, per se stessa e per il vostro progetto insieme, può farsi aiutare e che la sua è una malattia che va curata come si curerebbe un'altra patologia e di cui non deve vergognarsi proprio come non si vergognerebbe se dovesse curarsi per una polmonite. Purtroppo in questi casi questo è il passo più difficile perché il vero problema è relazionale e chi soffre di queste patologie pensa di aver trovato la cura in questo comportamento: ci si riempie di cibo per far tacere un "vuoto esistenziale" incolmabile per poi "svuotarsi" per il senso di colpa che ne deriva.

Quando si affronta questo tema "su carta" sembra tutto facilmente individuabile e catalogabile, in effetti per ogni persona ci sono situazioni particolari e complesse che si possono individuare solo attraverso l'ascolto attento e curare con una psicoterapia.
L'unica cosa in cui posso rassicurarla, con i dati che lei mi fornisce, è circa le conseguenze della gravidanza extra-uterina. Si tratta di un ovulo che viene fecondato nella tuba che lo conduce dall'ovaio all'utero e che una volta comportava la rimozione della tuba stessa; ma resta comunque l'altro ovaio con l'altra tuba integra e perciò è possibile una futura gravidanza. Oggi si riesce anche ad intervenire salvando la tuba in cui si annida l'ovulo fecondato, ma io non conosco il tipo di intervento a cui è stata sottoposta Marzia. E' più probabile che le difficoltà per una futura gravidanza le derivino dal comportamento alimentare bulimico che come conseguenza ha anche la sospensione del ciclo mestruale. La sessualità di chi soffre di disturbi alimentari (uomo o donna che sia) è molto complessa e non facile da comprendere perché molto contraddittoria visto che il disturbo ha un'origine relazionale. Lei può solo essere molto affettuoso ed "accettante" ma fermo nel consigliare a Marzia una psicoterapia che potrebbe anche iniziare come terapia di coppia, per non colpevolizzarla ulteriormente. Poi sarà il terapeuta che comprenderà le reali necessità. Sarebbe utile anche conoscere l'atteggiamento dei genitori della sua ragazza di fronte a questo problema, perché nella terapia ha un ruolo notevole il loro atteggiamento.



copyright © Educare.it - Anno III, Numero 5, aprile 2003