Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Mancanza d'appetito

Gentili Consulenti,
è della mia primogenita, 5 anni e mezzo, che vi voglio parlare, dopo avervi già chiesto consigli sulla gelosia verso la sorellina di un anno. Per quest'ultimo problema stiamo facendo piccoli passi avanti. le mie domande stavolta riguardano invece altri due problemi. La grande, per l'appunto, manifesta ultimamente un'inappetenza che rischia di rendere molto tesi i miei rapporti con lei. Accade soprattutto al mattino. Non è mai stata una buona forchetta, ma ora è troppo. Non credo voglia in questo modo attirare l'attenzione su di sé. Parlerei proprio di mancanza di appetito. Come comportarmi? Lasciarla perdere? Imporle di mangiare? Prometterle una ricompensa? Io stessa ho da sempre un rapporto complicato col cibo. Mi spiacerebbe si creasse anche per mia figlia, che peraltro gode di ottima salute.

Il secondo problema riguarda l'iscrizione alla prima classe elementare. In tempi di molteplice e variegata offerta, come regolarsi? noi viviamo in un paese che dispone di un'unica scuola elementare. La psicologa che segue  i bimbi alla scuola materna mi ha consigliato di non iscriverla altrove, perché, dice, è importante che la bimba resti ben inserita nel suo contesto locale. Molte mamme hanno altresì iscritto i loro bimbi in altri istituti vicini, magari più completi per attrezzature e programmi. Ora mi chiedo: cos'è importante per un bimbo di 6 anni? Meglio salvaguardarne la sicurezza affettiva, iscrivendolo nella scuola del proprio paese, con volti noti e vicina a casa o meglio sin da subito facilitarne l'apertura mentale, tenendo conto dei programmi scolastici? Scusate la notevole confusione.

 

Gentile mamma,
la tensione che vive in questi giorni, o meglio, che state vivendo in questi giorni, a causa dell'inappetenza della sua bambina, non è fatto insolita.

Quando il bambino/a non è un gran mangiatore e si presenta magari esile e continua a esserlo, al primo segnale di inappetenza la mamma si preoccupa e a volte si spinge oltre la preoccupazione. A nulla vale sapere che il bambino/a è in ottima salute, che la pediatra lo trova armonioso nello sviluppo e pertinente con le caratteristiche anche genetiche dei genitori. La paura prende il sopravvento e un'inappetenza non patologica mobilita fantasie di pericolo che possono esse stesse divenire tali.

Da ciò che leggo, la sua bimba gode di ottima salute cosa che avrà certamente verificato con la pediatra. Inoltre l'inappetenza non si estende su tutto l'arco della giornata, ma solo la mattina, questo può essere legato ad un bisogno fisiologico di regolazione dei ritmi alimentari. Ognuno di noi non solo possiede un diverso rapporto affettivo con il cibo ma possiede anche un corpo che comunica esso stesso un suo diverso metabolismo, un suo diverso bisogno di cibo. Si tratta dunque di capire quanto la preoccupazione che l'assale è dovuta a un'oggettiva situazione di pericolo e quanto una situazione come questa evochi in lei problematiche irrisolte che estendono le loro radici nella sua storia personale con il cibo. Qual è la sua esperienza come bambina di questo problema e come lo ha condiviso con le figure educative a lei vicine da piccola? Quanto la sua storia sta intervenendo nella lettura del problema della bambina e nella sua gestione? Quanto il suo cattivo rapporto con il cibo è parte integrante della quotidianità che vive in famiglia, che condivide con la sua bambina? Come vive, vede e partecipa la sua bimba alla relazione che lei ha con il cibo?

Quando la bimba non vuole mangiare quale motivazione adduce? Se costretta a mangiare quali comportamenti mette in atto? Provi a chiedere alla bimba cosa pensa del fatto che lei come mamma si preoccupa. Le chieda come sta quando la costringe a mangiare, se preferirebbe altri modi per invitarla a mangiare.

Questa situazione si presta in modo importante a divenire occasione di dialogo, di confronto, di ascolto. Si presta cioè a favorire l'allenamento all'ascolto reciproco, alla reciproca espressione, alla ricerca di nuove letture di quanto accade e di come intervenire.

Se in questo momento state sperimentando "il tiro della fune" sappia che non è automatico che il più grande per età riesca ad avere la meglio sul più piccolo. Non si tratta di mollare la fune ma di capire insieme qual è il significato della stessa, (una fune che tiene insieme, che lega, che fa sentire parte di una relazione) e se ci sono modi per tirarla permettendo ad entrambi di capire quando tirare e quando lasciare.

Per quanto riguarda il secondo quesito mi trovo concorde con il consiglio datole dalla psicologa anche se è probabile che vi siano diversità argomentative a sostenerlo. Vede, si tratta di approfondire quali sono per lei le priorità educative in cui immettere la sua bambina. La conoscenza o il rapporto con la conoscenza? Il sapere o il modo e i valori che lo veicolano? Cosa può offrire una scuola super e cosa una scuola all'interno di un paese? Una scuola all'interno del paese potrà con ogni probabilità permettere una condivisione dell'esperienza scolastica anche al di fuori della scuola. Potrà favorire le relazioni tra alunni, l'intreccio di storie, il dispiegarsi di radici, la condivisione di altre esperienze legate all'appartenenza al territorio.

Il "sapere" non è nulla in quanto tale. E' in quanto relazione dell'uomo con il mondo, è in quanto strumento e oggetto di tale relazione. L'apertura mentale non si raggiunge solo frequentando scuole di primo livello, che offrono corsi su corsi, attività di tutti i tipi ma tramite relazioni capaci di aiutare ad elaborare la propria relazione con quanto si conosce, si vive, s'impara, si sbaglia, si studia.

L'apertura mentale intesa come capacità dell'individuo di vedere, accogliere, significare, interpretare, gestire le diverse sfaccettature della realtà è un processo continuo e complesso che non è stimolato solo dall'intervento della scuola: fondamentali sono i genitori e la comunità in cui si vive.

Non è necessario essere genitori eruditi, del resto pertinentemente esiste la scuola, ma si possono e si debbono cogliere le occasioni che la quotidianità offre per favorire l'elaborazione del rapporto dei bambini con il mondo a partire dall'elaborazione del rapporto che come genitore si instaura e si coltiva con il proprio figlio. " Ti aiuto a capire cosa fartene e come delle esperienze che fai, ti aiuto a scoprire il tuo modo mostrandoti il mio".

E' un po' come la relazione tra me e lei. Se dovessi fermarmi all'istanza istruzionalista mi basterebbe raccontarle le ricerche fatte in merito ai problemi di inappetenza dei bambini, per quanto riguarda il primo problema, e per il secondo potrei raccontarle dei diversi e nuovi programmi scolastici, delle teorie sulle relazioni sociali, e via discorrendo. Le darei probabilmente molte informazioni anche molto interessanti ma mancherebbe la relazione che aiuta a connettere e elaborare l'informazione con il "sapere" della realtà che sta vivendo. Infondo si tratta di questo! Proporle una lettura teorica - e oggi le informazioni sono ovunque e in qualsiasi formato e facili da reperire - oppure proporle di aprire la sua mente a nuovi modi di vedere, a nuovi modi di gestire un aspetto della sua vita di relazione - e questo non si trova ovunque - a partire dalla tematizzazione della nostra relazione. Quello che lei mi chiede è poi quello che la sua bambina necessita di avere da lei, qualcuno che sia attento e sappia orientare ad utilizzare la conoscenza nella relazione, che sappia interrogarsi continuamente sui significati e sui bisogni nella relazione e della relazione.

Bene spero di averle dato elementi utili per rileggere la relazione educativa con la bambina.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 7, Giugno 2002