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Disturbi alimentari a 16 anni

Ho due figlie: una di 26 anni la quale ha risolto problemi di celiachia sorti durante l'infanzia ed un'altra figlia di 16 anni la quale solo un anno fa pesava 115 kg. ed ora ha un peso che durante l'estate è variato dai 59 ai 70 Kg. attuali.

I problemi con la 2a figlia sono sorti durante una lunga mia malattia dovuta a miei problemi ora, grazie a Dio, risolti. Mia figlia ora è in terapia con un nutrizionista (dieta che non segue) ed una psichiatra che sta attuandole una terapia che la ragazza svolge volentieri. Ha voluto cambiare indirizzo scolastico; prima frequentava (come la sorella maggiore) il Liceo xxx. Ora ha cambiato sezione. Ha valutato personalmente il cambiamento orientandosi verso una sezione piu' letteraria. Ha frequentato per alcuni giorni, ora ha paura di non "essere all'altezza". Non intende frequentare piu'.

Dobbiamo appoggiare questa sua scelta?

Ha frequentemente crisi depressive, abbuffate,(a volte si procura il vomito) e alterna tempi di digiuno, con umori altalenanti di euforia e grandi crisi di pianto.

Vi chiedo: come ci dobbiamo comportare noi genitori?

La sorella maggiore non vede il problema. Sono due figlie uniche. Chiedo cortesemente la vosta collaborazione.

Grazie. Una mamma.

 

Gentile Signora,
non è facile, da poche righe, comprendere quali possano essere i problemi che portano sua figlia ad avere un comportamento così disturbato nei confronti del cibo. Posso però darle alcuni chiarimenti di carattere generale.
Quasi sempre, per non dire sempre, una cattiva gestione della nutrizione nasconde problemi relazionali profondi che il soggetto avverte come ingestibili. Perciò tutto si concentra sul rapporto con il cibo, che in momenti alterni diventa un mezzo consolatorio in altri una minaccia da cui difendersi. La bulimia è una forma d'anoressia fallita; la ragazze bulimiche vorrebbe avere la stessa volontà nel digiunare che hanno le ragazze anoressiche, ma non ce la fanno e per questo si sentono delle fallite. L'unico rimedio che trovano è il vomito che ha una valenza liberatoria e punitiva. Si sentono in colpa per aver ceduto alla tentazione di abbuffarsi e perciò si "puniscono" con un rimedio cruento. La stessa cosa avviene nei rapporti con gli altri, non sentendosi in grado di gestire le proprie scelte (amicizie, scuola, sport ecc.) le sperimentano impulsivamente e con grande facilità le abbandonano, alle prime difficoltà si sentono inadeguate e fuggono.
Lei mi dice che la sua ragazza è seguita da una psichiatra e da un nutrizionista. Questi professionisti dovrebbero essere in grado di aiutarla e spero che siano in contatto tra di loro. Allo stesso modo la psichiatra dovrebbe darle quelle indicazioni che lei chiede a me, dato che dovrebbe conoscere i problemi e i bisogni di sua figlia e se ne sta prendendo cura.

Genericamente le posso dire che non è una buona cosa assecondare tutte le scelte impulsive che queste ragazze fanno e che vanno loro dati quei limiti che ogni essere umano è tenuto a rispettare (rispetto per se stessi e gli altri, per es.). Spesso l'assenza di una mamma per malattia, può essere vissuta dalla madre stessa come una colpa, perciò si fa di tutto per riparare dando poi tutto quello che i figli chiedono e si può così rinforzare un carattere già fragile ed egocentrico.

Non assecondi tutti i capricci e le ansie di sua figlia, rinforzi il suo carattere mettendola di fronte alle sue responsabilità e se non vuole più andare a scuola può scegliersi un lavoro e cominciare a provvedere a se stessa. Forse sarebbe utile abbinare alla dieta del movimento (corsa, bicicletta, nuoto, palestra) e aiutare la ragazza a socializzare di più. Io non conosco a Cremona centri che si occupino di bulimia ma la sua psichiatra dovrebbe conoscerli.

Perché questa ragazza è seguita da una psichiatra? Non conosce qualche bravo psicologo che si occupa di problemi alimentari nella sua zona? La psichiatria ha una visione più medicalizzata del problema che è più psicologico che biologico. Anche un bravo logoanalista esistenziale potrebbe esserle utile poiché la ricerca di un senso reale della vita l'aiuterebbe a migliorare l'autostima e ad affrontare i suoi problemi con maggior serenità e giuste aspettative.

Spero che anche lei riesca ad essere meno ansiosa e che possa così trasmettere a sua figlia più sicurezza nelle sue possibilità. Non è facile cambiare le cose quando i figli sono già cresciuti ma con pazienza e buona volontà può farcela.

Mi riscriva se necessario, nel frattempo cercherò di informarmi su eventuali strutture esistenti nella sua città.



copyright © Educare.it - Anno V, Numero 3, Febbraio 2005

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