Stop the genocide poster

La morte e qualcos'altro

Cosa dire ad un bambino di quasi 5 anni che già dai primissimi anni di vita diceva di non voler crescere e che ora è terrorizzato all'idea della morte sua e dei genitori?

Carissimi esperti di Educare.it a volte mi sento davvero impotente, non so più come comportarmi con mio figlio, per me è stato talmente complicato crescerlo fino ad oggi, che ho deciso di non avere altri figli perché convinta di non essere all'altezza. Ora quando mi chiede con chi rimarrà lui "che è così giovane" quando moriremo io e suo padre vorrei potergli dire con tuo fratello, con tua sorella pensando di tranquillizzarlo dandogli continuità qualcuno su cui contare al quale telefonare quando "va tutto storto" ma non posso farlo.

Ora la mia domanda è questa come posso sollevarlo un pachino quando mi parla di questo argomento? E inoltre secondo voi farei bene a dare un fratello a Luca che è sempre stato un bambino molto capriccioso egocentrico difficile ora che ha 4 anni e mezzo ed è stato fino ad ora un figlio unico, come la prenderebbe?

Grazie dell'attenzione, una mamma preoccupata.

 

Gentile signora,
già nell'infanzia il bambino ha modo di farsi una propria opinione sul concetto di morte e ciò è possibile per mezzo dell'informazione che gli viene fornita. Spesso però essa avviene in modo distorto ed è tipica di uno scenario che deriva dal mondo della TV e dei mass media che trasmettono messaggi che incidono molto significativamente nella formazione della personalità.
E' quindi necessario che i genitori, figure di riferimento molto importanti nello sviluppo del bambino, affrontino con lui molto presto l'argomento della morte.

Molti genitori, ma anche alcuni educatori od insegnanti, sono orientati a pensare che affrontare il concetto di morte con il figlio o l'alunno sia sempre troppo presto. Questo purtroppo deriva dall'educazione che noi adulti abbiamo ricevuto e che non ci permette di parlare liberamente di questo argomento.
Proteggere e difendere un bambino è sicuramente opportuno, ma impedire che egli cresca con la nostra stessa paura o timore verso questo argomento è assolutamente importante. Il fatto che noi adulti siamo impreparati in questo senso, non vuol dire che lo stesso percorso debba essere fatto dai nostri bambini. E' importante che come genitori siate consapevoli di fungere da filtro di tutte le indicazioni che Luca riceve nel quotidiano e in queste rientrano anche quelle informazioni riguardanti il morire.

Provate a pensare a questo filtro come a ciò che è indispensabile per il processo di crescita che consentirà al bambino una definizione di sé, una autonomia personale, che gli permetterà di costruirsi il suo mondo interiore.

In tutto questo rientrano anche gli eventi che creano sofferenza. E' importantissimo che anche un bambino sia messo in grado di conoscerla: il dolore è prezioso, fa parte della vita, al pari del piacere e del gioco. Sicuramente questo conoscere in modo adeguato lo aiuterà nella crescita ad elaborare dei lutti che altrimenti rimarrebbero irrisolti.
Ovviamente un genitore deve essere in grado di capire ciò che un bambino può comprendere. Non parlare però con lui della morte potrebbe fargli intendere che lo stiamo ingannando e non solo, ma potremmo fornirgli ansie persistenti maggiori di quelle che avremmo creato non esprimendoci.

Mi par di capire che il messaggio che voi ricevete da vostro figlio si riferisca invece proprio alla sua necessità di raccontarsi in questo senso. La sua richiesta esplicita di conoscere l'argomento arriva anche da un altro tipo di linguaggio: il suo atteggiamento capriccioso e egocentrico potrebbero esprimere questa sua necessità. E' una richiesta di sentirsi ancorato alla realtà nella quale prevale probabilmente un immaginario che ha paura di perdersi (nella morte, appunto, che lui non conosce).

Che egli sia figlio unico non importa, così come non risolverà questa sua paura non essendo più tale, se prima non vedrà soddisfatto il suo desiderio di conoscere e capire. Per "conoscenza" intendo l'offrirgli la possibilità di capire che la morte non ha niente di spaventoso, ma che invece è un evento naturale come la nascita.

Spesso in bambini dai 4 ai sei anni (e quindi suo figlio rientra in questa fascia) la morte è vista come una cosa naturale, in quanto la vita e la morte sono considerati due stadi conseguenti. Ed è quindi a questa età che si dovrebbe spiegare ad un bambino il perché del morire e soprattutto che con la morte cessa la vita fisica di una persona. Non appena i bambini percepiscono la disponibilità dei genitori a parlare di questo argomento non hanno bisogno di sollecitazioni.

Cerchi invece di capire se suo figlio ha problemi di addormentamento e se questo momento di abbandono per lui non sia collegabile al processo del morire. E' importante che questi due momenti non vengano fraintesi da lui. Come è necessario che non colleghi la morte alla malattia, per cui spieghi a Luca che ammalarsi non significa comunque morire.
Che voi decidiate o meno di dare un fratellino o una sorellina a Luca sarà solo una vostra decisione. Ciò di cui sono convinta è che sia necessario dare l'opportunità al vostro bambino di crescere conoscendo, ma soprattutto che le sue domande abbiano una valida risposta, così che egli possa diventare una persona con proprie idee, in grado di confrontarsi con gli altri, di porsi delle domande alle quali sono necessarie altrettante risposte.

Mi auguro, gentile Signora, di averLe fornito un piccolo ragguaglio che Le permetta di sentirsi meno sola nell'affrontare il tema della morte con il suo bambino. Se lo ritiene necessario mi riscriva e mi tenga al corrente di come Luca affronta questo percorso.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 4, Marzo 2001