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Perdere il proprio bambino

Gentili Signori,
vorrei chiedervi gentilmente un consiglio riguardo una situazione che mi sta' particolarmente a cuore.
Dieci giorni fa, mia sorella ha perso una bambina per via di complicazioni durante la gravidanza (era al sesto mese e sono insorte diverse complicazioni - emorragia, lacerazione della placenta, ecc. - che hanno fatto sì che, dopo 8 giorni di ospedale - abbia, appunto perso la bambina). I problemi sono due.
a) mia sorella ha due altri figli (maschietti di 7 e 8 anni) che erano chiaramente a conoscenza dell'arrivo della sorellina. Attualmente, non sanno ancora niente dell'accaduto (hanno visto tornare la madre dall'ospedale e la vedono ancora a letto a riposo e che, in alcuni sporadici casi, piange). Luca - il più grande dei due - è rimasto un po' scosso dal fatto di aver visto del sangue nel water (mia sorella si è accorta dell'emorragia andando in bagno e, nella fretta di correre in ospedale - ha dimenticato di scaricare l'acqua). Infatti, il giorno dopo a scuola, è scoppiato a piangere a seguito di un piccolo rimprovero della maestra (gli ha chiesto come mai non avesse ancora finito i compiti) e le ha raccontato che sua madre era in ospedale e che ha visto tanto sangue nel water. La nonna (mia madre) gli ha detto che si trattava delle emorroidi.

Noi come "scusa" da raccontare loro avevamo pensato di dirgli che la sorellina non mangiava a sufficienza e che pian piano è diventata sempre più piccola fino a ritornare un semino (riguardo il concepimento loro sanno che papà mette il suo semino nella pancia della mamma e il semino - crescendo - si trasforma in bambino).
b) mia sorella (37 anni) è piuttosto introversa ed è difficile sapere quanto effettivamente abbia risentito psicologicamente dell'accaduto (anche perché è accaduto pochi giorni fa, fra l'altro in occasione del suo compleanno). I medici hanno cercato di consolarla dicendo che comunque è fortunata rispetto a tante coppie che non hanno figli e che, inoltre, essendo la bambina un po' sottopeso rispetto alla media, sarebbe potuta nascere con deficit di carattere neurologico a seguito di un parto di 7 mesi sottopeso.

Cosa potrei dirle per consolarla in qualche modo?

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Gentile Signore,
perdere il proprio bambino per una madre significa il fallimento di un progetto generativo che appartiene non solo a lei in quanto futura mamma, ma alla coppia stessa. Sia che la perdita si riferisca al primo figlio, sia che si riferisca a figli che vengono dopo.

Questo progetto appartiene fortemente ad un desiderio della coppia stessa tanto dall'essere percepito anche dagli altri figli, i quali a loro volta hanno bisogno di capire che cosa esattamente non ha funzionato in ciò che è avvenuto.

Il dialogo dei genitori, la parola, permette ai bambini di definire in modo adeguato la perdita di un fratellino o di una sorellina mai nati. Il racconto è ciò che permette di risolvere un evento vissuto in modo traumatico (e per Luca sicuramente la visione del sangue nel water ha comportato panico e impossibilità di comprendere l'accaduto).

Anche un bambino, e a maggior ragione all'età di sette anni, chiede chiarezza, ma soprattutto "sente il non detto".. Non è mai tardi, comunque, per riformulare il contesto.

Questo impedisce che un bambino si senta escluso da una situazione che lo riguarda; spesso proteggere eccessivamente un figlio può essere inconsciamente interpretato come un rifiuto. Condivisione, invece, è spesso sinonimo di accettazione, è conferma dell'esserci come persona.

Ovviamente, perché il dialogo sull'argomento possa esistere, perché ciò sia possibile, è necessario che la madre prima riconosca l'evento luttuoso come tale e che gli consenta di riappropriarsi di un ruolo (quello materno) che le appartiene e che con la morte della bambina non è andato perduto. Certo la morte della bambina è avvenuta nel giorno del compleanno di questa madre che vive il lutto. Questo evento riporta ognuno di noi alla "nostra nascita", che prosegue con un percorso vitale che nel nostro immaginario ha termine il più tardi possibile.

Probabilmente il trauma di Sua sorella viene collocato in un contesto fallimentare anche perché sente la collusione che deriva da questo percorso mai nato.

L'importante è che questa collusione non oltrepassi alcuni confini e non colluda il rapporto di coppia. Una coppia collusa non è assolutamente in grado di respirare.

Perché ciò non avvenga è importante prendere atto del dolore di sua sorella, rispettare il suo sentire, e con ciò intendo anche non forzare il suo vissuto con rassicurazioni che si riferiscono "alla fortuna rispetto a tante coppie che non hanno avuto figli o che la bambina sarebbe potuta nascere con deficit neurologico perché sottopeso".

Sua sorella ha bisogno di tempo, ha necessità di affetto, di comprensione, ha necessità di capire perché ciò è avvenuto, prima di qualsiasi altro.

Sicuramente tutto ciò lo potrà ottenere attraverso l'amore di suo marito e dei suoi bambini, attraverso il legame che esiste con il padre dei suoi figli, alla loro empatia, alla loro "mente emozionale" che è una caratteristica di una coppia che sa interpretare i bisogni dei figli e le loro esigenze, alla possibilità di raccontare anche a loro il suo dolore, ma anche attraverso tutti coloro i quali le vogliono bene e le stanno accanto.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 5, Aprile 2002

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