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Mamma naturale

Gentile dottoressa,
vorrei chiederLe un consiglio sulla mia situazione attuale che spero di spiegarLe al meglio.
Sono separata con 2 bimbi e da un anno convivo con il mio attuale compagno e con il bimbo che ha avuto dalla sua prima moglie, il piccolo ha compiuto da poco 6 anni.
La mamma naturale del bimbo è morta quando lui aveva solo 2 anni ma nel complesso la vicinanza con la madre è stata molto diluita dal fatto che la signora era gravemente malata di tumore e passava dei lunghi periodi in ospedale senza, purtroppo, poter essere vicina al suo figliolo.
Da quando siamo tutti insieme, sia i miei figli (un maschio di 13 e una bimba di 7 anni) che il piccolo Andrea sono perfettamente in sintonia tra loro tanto che sembra siano sempre stati insieme. Per sua scelta mi ha chiamato "mamma" sin dai primi giorni, emulando i fratellini, e non mi ha mai chiamata per nome.

Il bimbo è perfettamente inserito nella sua nuova scuola e sta facendo tanti progressi su tutti i fronti.
Solo una cosa mi da pensiero. Ogni volta che il bambino viene lasciato in casa dei nonni materni, questi ultimi gli mostrano le foto della sua mamma e di lui da piccolino e della casa che aveva prima ed insistono nel fargli sfogliare album e portafoto. Lui non si sottrae a questa pratica ma ogni volta è sempre più triste, tanto che a volte esce molto silenzioso. Premetto che è un bambino molto giudizioso e non molto socievole, direi abbastanza riservato per cui non so distinguere il motivo della sua tristezza. Il bambino è stato sempre con il papà sia durante la malattia della mamma, sia dopo la sua morte, ma ovviamente i nonni se ne prendevano cura durante le ore in cui il papà era in ufficio. Mi chiedo se è giusto che lui continui ad ogni visita ad essere sottoposto a questo "pellegrinaggio" fotografico solo per volere dei nonni materni, se invece sia dannoso per la sua tranquillità psicologica, perché della sua mamma naturale lui non parla mai, probabilmente non ha un ricordo ben preciso, se non per mano e voce dei nonni. Spero in una Sua cortese risposta e mi scuso di essermi dilungata troppo.

 

Gentile Signora,
è ormai risaputo quanto la famiglia abbia subito dei cambiamenti rispetto al passato. Qualche tempo fa i figli che si sposavano allevavano a loro volta i propri figli nella casa genitoriale ed i nonni si trovavano ad accudire e a crescere i propri nipoti con l'autorevolezza del ruolo che avevano assunto.
Ora tutto questo ha avuto una trasformazione: le giovani coppie escono dalla famiglia e così pure i loro bambini sono cresciuti fuori dal contesto genitoriale, ma ciò non significa che i nonni non abbiano un ruolo preminente nell'educazione dei nipoti. Spesso anzi sono indispensabili, proprio perché i genitori lavorano oppure perché eventi familiari non permettono che si crei una netta separazione dei ruoli.
La nascita di un nipote è un avvenimento importante ed essa comporta che i nonni si debbano adeguare ad alcuni stili educativi: ci sono nonni che non intervengono nell'educazione dei nipoti, ma mantengono un rapporto del tutto affettuoso con loro, altri che si sostituiscono alla figura materna e più raramente a quella paterna.
Spesso questi nonni devono guadagnarsi l'affetto dei nipoti sia dal punto di vista materiale che morale e altrettanto spesso essi rivivono apprensioni, stati d'animo, ma anche gioie dell'essere stati prima genitori essi stessi.
E' una forma di soddisfazione ed autorealizzazione che implica sentirsi responsabili della crescita dei nipoti e del loro futuro.
E' una modalità dei nonni di sentirsi utili ed adeguati anche negli anni della maturità. A maggior ragione ciò accade quando un evento luttuoso colpisce il normale andamento familiare.
La morte precoce di una figlia è un momento assai doloroso per due genitori. Nell'ottica della vita è biologicamente inconcepibile che un genitore veda morire il proprio figlio, però accade è ciò destabilizza non solo dal punto di vista affettivo, ma anche dal punto di vista educativo.
Viene a mancare un legame affettivo molto importante che determina un trauma e un cambiamento di vita per tutti coloro che ne sono coinvolti.
Di fronte ad una tragedia di vita sono frequenti diverse reazioni: di rabbia, di depressione e solo più tardi di accettazione che comporterà un attaccamento maggiore verso chi rimane e che ricorda chi se ne è andato.
Questo è ciò che probabilmente è capitato anche ai nonni del vostro piccolo: l'attaccamento al nipote è la convinzione che non tutto è venuto a mancare con la morte della figlia; una continuità importante è mantenuta dal suo bambino, è presenza affettiva, è una garanzia costante che nulla è mutato, seppur nella consapevolezza che la madre è venuta a mancare. E' una forma di adattamento che i nonni del vostro piccolo hanno adottato per necessità di sopravvivere al dolore.

Ora, ciò che è da stabilire è come ridimensionare il rapporto che è venuto a crearsi col nipote, senza che i nonni si sentano catapultati al di fuori di un ruolo che sentono vitale.
Certo per il bambino è lei la madre che lui ha perso. Sicuramente il ricordo è stato sostituito dalla sua costante ed affettuosa presenza. Sicuramente i suoi due figli hanno contribuito all'inserimento totale nella vostra famiglia; bisogna però che il bambino non si senta fuorviato dagli atteggiamenti esagerati dei nonni nel ricordare la figura materna.
Ritengo che il padre del bambino possa parlare con loro apertamente di questo argomento e di quanto il nipote ritorni arrabbiato, triste e silenzioso. Soprattutto è necessario far loro capire che il ricordo della madre può essere introiettato dal bambino quando sarà più grande, da domande spontanee che egli farà sicuramente e alle quali sarà doveroso dare risposte altrettanto adeguate. E' necessario condurre i nonni sulla riflessione che questa modalità di ricordare la loro figlia è sicuramente necessaria più a loro che al nipote e che la loro figlia vive e vivrà nel cuore del piccolo, comunque ed indipendentemente dai rituali che loro hanno adottato.
Certo questo colloquio non deve avere il significato di distruggere il morale dei nonni, ma di sollevarli da un peso che sicuramente è sentito anche da loro per questo compito che loro stessi si sono attribuiti nei riguardi del loro nipote.
L'importanza della comunicazione con i genitori della madre del bambino spetta al suo compagno. Sono sicura che se essa avviene con efficacia non toglierà nulla al rapporto di affetto che esiste e che ci sarà anche in futuro tra i nonni ed il loro nipotino.
Ritengo comunque, che anche con il bambino si debba instaurare un dialogo che gli permetta di descrivere a parole la sua tristezza e il suo silenzio.
Sicuramente ha qualcosa da raccontare sulla visita ai nonni; il non detto crea spesso dei sospesi che pesano fortemente sul nostro modo di essere.
Il rapporto che è cresciuto di giorno in giorno tra lei ed il piccolo, ma certamente anche il rapporto con il padre, permetterà di sciogliere attraverso il dialogo il muro del silenzio e della tristezza. Forse ciò che impedisce al vostro piccolo di esprimersi serenamente su tale argomento è la paura inconscia di tradire questi nonni esprimendo le sue emozioni e per i quali nutre sicuro affetto.
Parlare con voi di questo argomento consentirà al bambino di liberarsi di un peso che giustifica il suo atteggiamento al rientro dai nonni e lo aiuterà a sentirsi soggetto di cura da parte dei suoi genitori.

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 1, dicembre 2003