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Preparare ad un intervento chirurgico

Siamo genitori di due bambini: uno di quasi sei anni e l'altro di diciotto mesi.
Il maggiore presenta un otite sieromucosa bilaterale con un ipertrofia alle adenoidi, che provoca ed aggrava un inverosimile sordità già preesistente.
A settembre, inizierà ad andare a scuola e per migliorare l'udito del bambino ci è stato consigliato un intervento chirurgico di Adenoidoctomia più Drenaggio Transtimpanico Bilaterale che in un secondo tempo verrà rivalutata l'esatta entità della sordità preesistente, soprattutto dell'orecchio destro. Nostro figlio ha un carattere molto socievole ed aperto; non sta mai fermo è sempre in perenne movimento. Ha sempre presentato difficoltà di linguaggio, iniziando a parlare verso i tre anni. Nella quotidianità è autonomo, vestendosi a volte da solo, ma a scuola ad esempio le maestre hanno riscontrato delle difficoltà in operazioni semplici.

Presenta, però, difficoltà di concentrazione, di linguaggio parlando sempre molto in fretta e a voce alta; riesce, con fatica, a rimanere zitto quando gli si sta spiegando una cosa, interrompendo il discorso e cercando sempre di cambiarlo.
Come dobbiamo comportarci nei suoi confronti? Cosa dobbiamo dirgli per prepararlo all'intervento e alla permanenza in ospedale? Come spiegargli il suo disagio?

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Il ricovero di un bambino in ambiente ospedalizzato è sicuramente un evento molto forte che rimarrà nel suo vissuto. E' perciò importante fermarsi a pensare, come del resto voi state già facendo, a questa sua prossima esperienza. In ciò che riferite del vostro bambino viene evidenziata la sua difficoltà di linguaggio e questa è sicuramente una condizione che non gli permetterà totalmente di raccontare la paura e l'angoscia che può derivare da questa ospedalizzazione.
Ma teniamo presente che esiste anche un'altra modalità di comunicare: mi riferisco al linguaggio non verbale, analogico, fatto di gestualità, di corporeità, di espressione visiva, di movimento. Ed è la comprensione questo linguaggio che vi permette di capire lo stato d'animo del vostro bambino (se egli sia calmo, se controllato e sereno ...); per questa via, a vostra volta, potete fornirgli protezione, rassicurazione e conferma. Se l'allontanarsi dal suo piccolo mondo, anche se per pochi giorni, lo farà sentire estromesso da un quotidiano che lo rende sicuro, la vicinanza dei suoi genitori lo farà sentire "prediletto" rispetto anche a quel fratellino che sicuramente egli ama molto, ma che a volte, ed inevitabilmente, occupa anche qualche spazio che egli ritiene suo di diritto.

Durante il suo ricovero potrebbero presentarsi a voi genitori ansie sconosciute ed un senso di impotenza: sappiate che questi sentimenti sono facilmente colti dal piccolo ricoverato. In quei momenti giocate con lui: in questo modo si riesce ad esprimere stati d'animo che ci opprimono o deprimono, portando nuova serenità. Il gioco inoltre consente al vostro bambino di occupare i tempi "liberi" del ricovero. Considerate la possibilità di rendere "familiare" la stanza che lui occuperà: se riuscirete a personalizzarla aiuterete il vostro piccolo a scacciare l'impressione di essere catapultato in un mondo a lui del tutto estraneo.

Anche l'aspetto psicomotorio in questi frangenti ha una grande importanza: cercate il contatto fisico piacevole, che gli rimandi il senso di un'integrità psicofisica anche durante questo ricovero. Potrei anche consigliarvi un breve rilassamento (secondo il metodo Berges), come momento di "ricomposizione" di quell'integrità che la malattia tende a spezzare. Non occorre essere specialisti per essere in grado di tradurre in pratica questo metodo. Tutte le madri sono in grado di apportare rilassamento al loro bambino: è quel concetto di "maternage", del "prendersi cura" del loro bambino che prevede caldi abbracci, un tocco particolare che esprime amore, coccole, serenità, accettazione. E' ciò che stabilisce e favorisce la relazione col proprio figlio. Massaggiare il suo corpo vi permetterà poi di "ascoltare" i suoi bisogni, le sue difficoltà e di offrirgli un contesto in cui poter ritrovare calma e serenità.

 

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 6, Maggio 2001

 

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