- Categoria: Difficoltà a scuola
- Scritto da Luciano Pasqualotto
"Primina"
Gentile redazione,
vi ho già interpellati in un precedente quesito su mio figlio a cui ho ricevuto la vostra gentile risposta. Si tratta di un bimbo di cinque anni compiuti il 14 settembre scorso. L'ho iscritto, per riuscire a "scolarizzarlo", in una scuola materna comunale sperimentale: la cosiddetta "primina", con la speranza che la sua esuberanza potesse essere placata. Orbene, dopo vari mesi di frequenza, e contro il volere delle sue due maestre, che ritenevano che Gianluca (questo è il suo nome) non fosse idoneo per la sua immaturità, sempre sotto consiglio delle insegnanti, ho deciso di sottoporre Gianluca ad una visita presso una neuropsichiatra infantile: bugie, fantasie e, più di tutto esuberanza ed egocentrismo erano alla base della sua giornata scolastica.
Ha imparato molto bene a scrivere e leggere ed a fare operazioni, ma, improvvisamente rifiutava (dopo un paio d'ore di lezione) di fare qualsiasi cosa, provocando disturbo alla classe (28 alunni). Gli fu riscontrata in tale visita la sindrome di iperattività con problemi attentivi e gli fu prescritto un corso di sei mesi di psicomotricità ad indirizzo relazionale. Il bambino ha cominciato tale corso, presso un centro di riabilitazione nel mese di marzo, ma ad oggi non vi è stato alcun giovamento: so che per avere risultati occorrono vari mesi. Ma il problema è un altro: le insegnanti non si sono minimamente coinvolte nel mio "problema", anzi, hanno completamente lasciato libero mio figlio di comportarsi come prima e seppur raccomandandomi di porre un occhio particolare al caso, hanno reiterato il loro pensiero: ... è troppo piccolo per fare l'esame...
Oggi, ho cambiato scuola: l'ho iscritto in un istituto privato per motivi familiari (io e mio marito lavoriamo tutto il giorno). Il bambino ha accettato molto ben volentieri il cambiamento (anche perché la classe è di 15 alunni), ma solo per dieci giorni: giusto il tempo di prendere confidenza. Tutto è ricominciato: si rifiuta di fare il dettato, le operazioni, non rimane un solo minuto fermo e disturba la classe. Non gli farò fare l'esame per la seconda, ma mi chiedo se iscrivendolo l'anno prossimo alla prima, sarà sempre la stessa cosa. Chiedo, altresì, se devo far presente alla nuova scuola della terapia che sta facendo e della sua iperattività, nonché se devo chiedere l'insegnante di sostegno.
Gentile signora,
avrà letto che sono in genere di parere contrario all'inizio anticipato della scolarità: se i bambini sembrano pronti sul piano cognitivo, molto spesso sono ancora fragili secondo altri punti di vista. Pensiamo alla capacità di sostenere un confronto tra le proprie produzioni e quelle degli altri, alla tolleranza alle immancabili frustrazioni, alla fatica fisica ed attentiva che richiede la permanenza a scuola ... Nel suo caso, poi, l'appartenenza ad un gruppo classe così numeroso non ha certo facilitato i progressi del suo piccolo Gianluca.
Non è chiaro il motivo per cui vi è stata necessità di una scolarizzazione precoce, né se vi siano stati sospetti di iperattività prima d'ora. Pur assumendo che la diagnosi neuropsichiatrica sia appropriata e pertinente, non escluderei una lettura dei comportamenti del suo bambino in chiave più psicopedagogica, quindi attribuibili, almeno in parte, ad una difficoltà di adattamento (per immaturità) alle richieste della scuola.
I comportamenti di Gianluca potrebbero avere una natura reattiva e presentarsi come risposta, seppur inadeguata e disfunzionale, a delle richieste implicite ed esplicite cui non è riuscito ad adeguarsi.
Certo non è il miglior approccio con la scuola che si augura ad un bambino !...
A questo punto non escluderei un buon sostegno per recuperare questa partenza "infelice", cercando la massima collaborazione da parte delle insegnanti della scuola che l'accoglierà.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 8, Luglio 2001

