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Disagio scolastico

Sono la mamma di Silvano, un bambino che compirà 7 anni in dicembre e frequenta la seconda elementare. Il bambino ha manifestato, già dalla prima, notevoli difficoltà comportamentali in classe: si rifiuta di adempiere alle consegne, si estrania dal lavoro della classe ed è insofferente all'autorità degli insegnanti, i quali gli riconoscono delle capacità cognitive superiori ai compagni, ammettono che ha raggiunto comunque gli obbiettivi cognitivi nonostante "sembri" non ascoltare ma lamentano che il suo comportamento disturba la classe e provoca in loro frustrazione e disagio. Se è in disaccordo su questioni scolastiche, sostiene con molta sicurezza il suo punto di vista anche se va contro il parere della maestra e di tutto il resto della classe. La maestra mi ha raccontato che talvolta ha dovuto riconoscere che aveva ragione lui. Il bambino ha una sorellina di quasi 5 anni, alla quale è legatissimo, ed è scolarizzato dal nido, che ha cominciato a frequentare a 9 mesi. Ha una sensibilità spiccatissima, che spesso gli adulti sottovalutano, fuorviati dalla sua aria apparentemente distratta.

I primi problemi (aggressività e scarsa partecipazione alle attività in classe) sono insorti durante l'ultimo anno di materna, che ha frequentato in una struttura diversa dalla precedente e che il bambino ricorda con disagio (non vuole più nemmeno entrare nella edificio scolastico). Di recente sono emerse delle denunce di alcuni genitori relative a comportamenti violenti da parte di una delle due insegnanti che seguivano il bambino (schiaffi, spintoni, tirate di capelli, urli). Silvano, ad una mia richiesta diretta, mi ha detto di non esserne stato direttamente vittima ma di avervi assistito. Le peculiarità di Silvano mi sono apparse chiare sin dalla prima infanzia, quando ha cominciato a manifestare un atteggiamento contemplativo ed uno spiccato interesse per i libri, che non vedevo nei suoi coetanei. La mia strategia è stata quella di indirizzarlo verso intersessi più "corporei". L'ho quindi inserito precocemente al nido, l'ho iscritto in piscina, che frequenta ora con grande entusiasmo, anche se i primi tempi non accettava di seguire le istruzione dell'insegnante. Appena ha imparato a nuotare ha cominciato ad andarsene in giro per la piscina per i fatti suoi. L'ho quasi obbligato ad imparare ad andare in bicicletta. Ho evitato di insegnarli a leggere prima della scuola elementare. Ha comunque imparato in un mese e mezzo, dopodiché il suo interesse per l'attività in classe è rapidamente calato: era letteralmente entusiasta di non dover dipendere più da nessuno per leggere. Nel suo tempo libero non fa altro che leggere libri di argomento scientifico. Sono riuscita quest'estate a proporgli qualcosa più da "bambino" come Geronimo Stilton, ed ha già letto (da quest'estate) 12 libri di quella collana. Alla tv guarda quark, geo & geo, alle falde del kilimangiaro. Sono comunque riuscita a farlo interessare anche alla melevisione. E' piuttosto pauroso, specie del buio. Fa amicizia con difficoltà ma è fortunatamente aiutato in questo dalla sorella, di carattere estremamente comunicativo e solare. Tende ad estraniarsi in un mondo parallelo, che chiama "animalandia" in cui trasferisce tutto quello che gli succede. E' molto frustrato dall'insuccesso scolastico (vede di avere voti molto inferiori agli altri). Ha una proprietà di linguaggio ed un bagaglio di conoscenze, specie zoologiche molto superiore a quelle dei suoi coetanei, ed anche probabilmente di alcuni adulti. Tende a rapportarsi agli adulti come se lo fosse anche lui, salvo poi arrabbiarsi quando questa falsa sicurezza viene meno. Dall'epoca dei primi disagi, l'ultimo anno della materna, è seguito da una psicologa che è piuttosto ottimista sui suoi progressi. Io però sono seriamente preoccupata della sua situazione scolastica specie ora che le insegnanti mi hanno informato che intendono richiedere l'intervento della psicologa scolastica.
La ringrazio anticipatamente.

 

Gentile Signora,
non deve preoccuparsi se le maestre chiedono l'intervento della psicologa scolastica, anzi, è fortunata che nella sua scuola sia stata attivata una figura professionale di questo tipo, spero all'interno di un progetto più ampio che prevede l'intervento di una equipe multidisciplinare, in cui, oltre allo psicologo, ci siano altre figure, come quelle del pedagogista, funzionali alla soluzione di problemi scolastici.
Molti elementi che Lei riporta mi fanno pensare che andrebbe indagato il tipo di attaccamento del bambino o, in un'ottica psicodinamica il vissuto in quello che viene definito il periodo "anale". In tale periodo di sviluppo, infatti, è nata la sorellina che potrebbe aver contribuito a costruire una "fissazione" in tale periodo. Uno dei sintomi tipici della fissazione nel periodo "anale" è proprio un aumento della aggressività ed una difficoltà a gestirla.
Se come Lei dice il bambino è seguito da una psicologa in forma privata ella avrà avuto l'opportunità di valutare il "mondo interiore" di suo figlio attraverso una serie di test carta matita o attraverso l'ausilio di altri strumenti più specifici, sempre di tipo proiettivo (CAT o altro), che possono dare l'idea di qual è la dimensione emotiva di suo figlio. Le parlo della dimensione emotiva in quanto mi pare che questo sia il problema che Lei rileva. Lei riporta una dimensione cognitiva che, invece, sembra essere assai sviluppata.
Sicuramente una indagine svolta con attenzione e precisione fornisce delle informazioni interessanti al professionista che deve operare ed intervenire in una fase successiva.
Credo allora che sia importante un primo colloquio con la psicologa scolastica, prima che questa veda il bambino, per presentare il percorso individuale che è già stato fatto, in quanto, riproporre al bambino troppo spesso situazioni di diagnosi, di valutazione e di test potrebbe creare più problemi di quanti possa risolverne.
In questo percorso risulterà interessante anche indagare il reale livello intellettivo attraverso una prova strutturata (ad es. WISC) da cui si possa ricavare una eventuale caduta in aree specifiche, oppure una differenza tra aspetti verbali e di performance; valutazioni di questo tipo permettono anche di comprendere come gli aspetti emotivi influenzano negativamente gli aspetti di tipo cognitivo. In questo senso, ad esempio il percorso diagnostico che propone Adriana Lis nel suo testo di Psicologia Clinica è molto interessante.

Mi è capitato spesso, nella mia esperienza di operatore psicopedagogico all'interno della scuola, di vedere come una mancata elaborazione di tutte quelle paure di cui Lei parla influenzi il rendimento scolastico del bambino. Per quanto detto in precedenza diventa però difficile darle dei consigli attraverso una consulenza on-line anche se i comportamenti che Lei descrive possono far propendere proprio per il quadro nosografico che le ho descritto.
Le consiglio quindi di aver fiducia nella persona che sta seguendo il bambino, ricordandole che in situazioni di questo tipo sono importantissime le figure (genitori, insegnanti...) che quotidianamente ruotano intorno al bambino. Queste figure devono evitare di aumentare i livelli di ansia cercando magari di comprendere che l'interesse cognitivo di tipo zoologico potrebbe anche essere una modalità di gestione e di fronteggiamento delle paure che il bambino vive in quel mondo fantastico di "animalandia".

 


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 11, ottobre 2003

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