- Categoria: Difficoltà a scuola
Un compagno "difficile"
Gent.ma Prof.ssa Marcella,
sono una mamma che segue il figlio in tutti i suoi sviluppi e quindi anche e soprattutto nel cammino scolastico.
Ora siamo in I° Media e va quasi tutto bene, sennonché in classe hanno un compagno piuttosto "difficile", cioè non gestibile dai Professori, nè dai ragazzi (con mio figlio ha un ottimo rapporto perché lui è molto paziente, anche se comincia a non poterne più).
Purtroppo è il "solito" problema familiare di genitori che se ne infischiano, non partecipano a nulla (non hanno neppure riportato in classe la scheda dei voti firmata, per intenderci!). Chiamati e richiamati dai Professori per i colloqui, ma mai presentati, tranne una volta che hanno sospeso il bambino e la mamma ha dovuto accompagnarlo in classe per la riammissione. Questa è una piccola parte di tanto altro che Lei, con la Sua grande esperienza, potrà immaginare.
Insieme agli altri rappresentanti dei genitori ho avuto un incontro con i Professori i quali ci hanno chiaramente espresso il fallimento di ogni loro tentativo di intervento sul ragazzo. (Ora hanno chiamato una psicologa, ma sembra che il ragazzino abbia reagito malissimo). Chiedono quindi di essere aiutati in qualsiasi modo, in questa difficile opera.
Ho subito indetto una Assembla dei genitori pur non essendo molto d'accordo, come tanti altri, a questo tipo di intervento.
Il problema è:
Come noi genitori possiamo intervenire?
Come affrontare il discorso in presenza degli interessati, ammesso che vengano?
E.... abbiamo elementi per intervenire?
Mi piacerebbe tanto che Lei mi esprimesse il suo pensiero in proposito, (tenga conto che io sono soltanto una mamma!!)
Grazie infinite per quanto potrà fare.
Gentile Signora,
ho letto con molta attenzione la Sua e-mail e cercherò di risponderle compiutamente, anche se mi manca un elemento importante. Per poterla consigliare adeguatamente avrei infatti bisogno di conoscere la diagnosi fatta dalla Psicologa: come è stato giudicato questo compagno di Suo figlio?
In considerazione del modo di agire della famiglia sembrerebbe che il ragazzo abbia interiorizzato alcuni conflitti familiari: il suo modo di fare ribelle ed aggressivo in classe potrebbe rivelare un bisogno di sicurezza negato dall'ambiente domestico. Ma le cause possono essere tante, non escluse quelle di natura organica e ciascuna richiede un trattamento diverso.
Premesso questo, Le dico subito che a mio avviso il responsabile dell'Istituto dovrebbe attivarsi in modo più incisivo nei confronti della famiglia perché collabori con il corpo docente e soprattutto perché segua in modo adeguato il proprio figliolo.
Il Preside deve garantire il funzionamento didattico e l'azione educativa dei docenti si realizza solo in un ambiente sereno.
Proverò ora a rispondere alle Sue domande:
D) - Come noi genitori possiamo intervenire?
R) - Formulando al Preside una richiesta univoca e precisa: mettere gli Insegnanti in condizione di svolgere le lezioni e gli alunni di poterle seguire.
D) - Come affrontare il discorso in presenza degli interessati, ammesso che vengano?
R) - Non mi sembra opportuno che siano i genitori (compresi i rappresentanti designati) a dover parlare con i genitori del ragazzo: a mio avviso è sempre il responsabile dell'Istituto che, dopo aver accolto le vostre istanze e quelle dei docenti, deve informare i genitori del ragazzo e prendere i provvedimenti più opportuni.
D) - Abbiamo elementi per intervenire?
R)- Decisamente sì, ma sempre nei confronti del responsabile dell'Istituto.
Infine Le dico che ho letto con molta amarezza la sua frase: "i Professori ci hanno chiaramente espresso il fallimento di ogni loro tentativo di intervento sul ragazzo". Il fallimento di un'azione educativa da parte di un Insegnante è, per me, inconcepibile. Mi chiedo però se i Professori sono lasciati soli a gestire questo caso o se vengono adeguatamente supportati dal Responsabile della Scuola. Non ho elementi sufficienti per giudicare, ma leggendo la Sua e-mail mi sembra di capire che l'anello debole della situazione sia il Preside: è lui che deve risolvere il problema per la tranquillità dei genitori, dei docenti e degli alunni, compreso quel ragazzino difficile o sfortunato.
Cara Signora, non so se ho risposto esaurientemente alle Sue domande; se lo vuole, mi scriva ancora, Le risponderò con piacere. Prima di salutarla voglio complimentarmi con Lei per la cura e l'attenzione con le quali segue suo figlio: se quel compagno "difficile" ha un ottimo rapporto con lui, buona parte del merito è Suo.
Ha tutta la mia comprensione, auguri!
copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 3, febbraio 2004

