- Categoria: Difficoltà a scuola
Apprendimento lento
Buongiorno, sono la mamma di Barbara, una bambina di 8 anni che frequenta la terza elementare.
A 17 mesi Barbara ha avuto delle crisi convulsive (2 esattamente) causate da febbre alte alle quali sono seguite altre crisi "di assenza" non accompagnate da febbre. Dopo circa 5 episodi ed una serie di accertamenti (risonanza magnetica che non ha evidenziato alcun problema, elettroencefalogrammi... sempre negativi) è stato deciso di somministrarle un medicinale (DEPAKIN 275 MG al giorno). Dall'assunzione del farmaco Barbara non ha più avuto crisi ed il trattamento è continuato per anni. In questi anni sono sempre stati fatti degli elettroencefalogrammi di controllo a Barbara e l'esito è sempre stato negativo. I medici hanno definito questi episodi "crisi di assenza" ma nulla più.
Barbara è sempre stata una bambina poco interessata a quello che avveniva intorno a lei. Non ha mai voluto che nessuno le leggesse un libro prima di addormentarsi o di guardare una videocassetta di una fiaba o altro, Non le sono certo mancati gli stimoli ma semplicemente e probabilmente a Lei non piacevano. Tengo a precisare che lo sviluppo fisico di Barbara è sempre stato piuttosto lento (sempre intorno al 3° ipercentile) e tutt'ora pesa 19 chili ed è alta 1,15. Anche qui sono stati fatti degli esami per accertare se era affetta
da celiachia o altro... tutto normale il suo sviluppo è costante ma lento.
A volte gioca un ruolo infantile ed a volte ci sorprende per come si comporta "da grande" in certe situazioni. Insomma a volte ci chiediamo:"c'è? o ci fa?". Questa osservazione ci è stata fatta anche dalle insegnati di Barbara in prima elementare, evidenziando anche una certa difficoltà nell'apprendimento di alcune nozioni base (es. in prima elementare Barbara aveva difficoltà a disegnare nel quadretto un triangolo...). Comunque, sia in prima che in seconda elementare ha comunque raggiunto i livelli minimi di apprendimento pur in tempi abbastanza lunghi... Su consiglio delle insegnanti, in prima elementare abbiamo sottoposto Barbara ad una serie di sedute con una psicologa che lavorava già con alcuni bambini della scuola di Barbara e che le insegnanti conoscevano bene. Dopo queste 4/5 sedute la psicologa ci ha comunicato che Barbara non aveva problemi cognitivi ma che dovevamo solamente aiutarla a diventare più grande. Lei non poteva però prendersi cura di Barbara e ci ha segnalato un'altra psicologa che ha iniziato con Barbara una serie di psicoterapie (due volte la settimana) per 1 anno e mezzo. La psicoterapeura ha ribadito la stessa diagnosi della prima psicologa sottolineando che Barbara doveva acquisire più fiducia in sè stessa e riuscire a staccarsi dalla mamma alla quale era ed è molto "attacata" non apprezzando quindi la figura del padre e vedendolo solo come intralcio nei suoi momenti soli con la mamma.
Grazie a questa psicoterapia, Barbara si è "staccata " molto da me, vive più serenamente il suo rapporto con papà e passa molto tempo con lui, questo è dovuto al fatto che anche noi abbiamo modificato, grazie ai consigli della psicologa, il nostro comportamento nei suoi confronti.
Io ho sempre evidenziato alla dottoressa la carenza di Barbara nella concentrazione a scuola e del suo apprendimento indubbiamente più lungo della norma richiedendo anche dei test specifici.. la risposta è sempre stata che non ce n'era bisogno e che il problema di Barbara non erano e non sono di livello cognitivo. Le maestre si sono incontrate diverse volte con la psicologa la quale ha riferito loro quanto descritto sopra.
Veniamo alla ragione per la quale Vi scrivo, Barbara ora è in terza elementare... il suo comportamento rispetto alla prima è molto migliorato, è più autonoma anche se ha sempre bisogno che l'insegnante le spieghi bene e l'aiuti ad iniziare il lavoro consegnatole altrimenti lascia il foglio in bianco e non scrive nulla. In matematica fa più fatica soprattutto nel ragionamento, ma esercitandosi tanto e faticando molto riesce a raggiungere dei risultati sufficienti. Sempre aiutata dall'insegnante. Molti lavori li gestisce completamente da sola ottenendo anche dei buoni risultati che la gratificano molto!!!!
Non ha problemi a relazionarsi con gli altri ed è molto ben accetta fra i suoi coetanei.
Ora la mia domanda è: abbiamo fatto tutto il possibile per Barbara, ci sono dei test o delle altre persone che potremmo contattare per capire meglio Barbara. Non vorremmo lasciare nulla in sospeso e magari ritrovarci alla scuola media e sentirci dire: ma perché non avete consultato quello o quell'altro?" "Si poteva fare prima.ma ora è tardi!!" Insomma non so se sono riuscita a farVi un quadro completo di Barbara, le cose da dire sarebbero ancora molte ma... dobbiamo forse basarci su quanto detto dalla psicoterapeuta e continuare eventualmente a consultare lei per questi nostri ulteriori quesiti?
Vi ringrazio anticipatamente per la risposta e per i consigli che mi darete.
Carissima signora,
innanzitutto io la ringrazio molto del quesito che mi e ci pone, perché non è tanto tecnico e specifico, ma anche generale e mi permette di organizzare la mia riflessione in modo da abbracciare me, i miei colleghi e noi tutti in quanto genitori.
Premetto che quanto affermerò è frutto del mio pensiero personale e professionale e perciò potenzialmente contrastabile e discutibile da chiunque e anche dalle persone che lavorano nel mio stesso ambito, che è, preciso, quello degli individui e dei nuclei, quindi famiglie, in crescita.
Il quesito che io leggo sotteso alla presentazione globale della vostra situazione è quanto noi genitori e noi professionisti dobbiamo "accanirci" sulla definizione delle difficoltà dei nostri figli e bambini e delle possibilità o necessità di intervento rispetto ad esse, e quindi sul passaggio o addirittura la "delega" (e non è questo il suo caso, lo dico subito!) ad altri, da parte dei genitori, per un lavoro integrativo o, per quel che riguarda le mie competenze, educativo che coinvolga i bambini.
Mentre scrivo per lei, penso con tenerezza, ma anche con un filino di stizza, a tutti quei genitori che mi chiamano telefonicamente per avere una consultazione diretta e mi chiedono con ansia come mai non chiedo di vedere il bambino in questione o quando mai lo vedrò.
Ecco, a me verrebbe molto spontaneamente da rispondere: "Cara signora, o caro signore, quasi sicuramente MAI!! ".
Ovviamente, non posso dare questo tipo di risposta secca e spiego che, prima di tutto, vedrò la mamma, il papà, da soli e/o insieme e, così facendo, valuterò se il reale bisogno è del bambino oppure no.
Mi comporto così per due mie grandi e ferme credenze, personali e professionali che sono le seguenti.
La prima è che, purtroppo (e ciò vale anche per gli adulti), i disagi che il bambino ci comunica tramite il suo comportamento e, a seconda dell'età, mettendoci a parte dei suoi ragionamenti, non sono MAI una cosa che si sviluppa da un momento all'altro né altrettanto velocemente si risolvono, e nascono da origini non solo personali ma anche relazionali, che ovviamente coinvolgono, poiché parliamo di bambini, la sua famiglia in proporzioni di responsabilità molto variabili.
Di conseguenza non esiste uno specialista tipo il Dentista per i denti, l'Ortopedico per piedi e ossa o l'Oculista per gli occhi, che visita il soggetto e può concentrarsi su un segnale, individuare un problema e prescrivere un intervento.
La seconda motivazione della mia condotta è, e lo dico proprio col cuore in mano, che secondo me i bambini dovrebbero stare lontani da questo tipo di specialisti almeno fino a quando non siano in grado di formulare personalmente una richiesta d'aiuto, il che può avvenire nella preadolescenza, e quindi quando bambini tanto più non sono, e cioè anche quando cominciano ad avere diritto al loro spazio e al rispetto assoluto della privatezza nelle loro digressioni mentali.
Sto parlando contro il mio stesso interesse?
Assolutamente no. Perché? PERCHE' CI SONO I GENITORI, che sono e restano i principali referenti educativi del proprio figlio, quelli che possono ascoltare i tecnici da adulti e rimboccarsi le maniche per aiutare ed intervenire con i loro figli, che possono essere supportati dagli esperti e che possono attivarsi e attivare quantità insospettate di risorse!
Detto tutto ciò, parte della mia riflessione teorica, quindi, passiamo alla specificità della sua richiesta, cara signora, mamma di Barbara, di 8 anni. Infatti, il vostro caso appartiene al campo in cui c'è un lavoro di diagnostica preciso, un intervento medico con esami e farmaci, e quindi quello della "patologia" anche se in senso molto vasto e, per quel che riguarda la bambina, mi sembra di capire lieve, perché immediatamente compensato e continuamente monitorato.
Cosa è successo poi dopo l'individuazione del disturbo e la sua cura? Che avvicinandosi alle strutture educative comuni, di apprendimento e socializzazione, Barbara si è relazionata ed è stata osservata da altri referenti educativi, che hanno individuato delle dinamiche precise, rivelando grande esperienza e grande tranquillità, e cioè il bisogno della piccola di diventare, e aggiungo "Finalmente", perché immagino la preoccupazione data dagli episodi della sua primissima infanzia, GRANDE, insito anche in quel simpaticissimo "Ma ci è o ci fa?", che esprime chiaramente la domanda più allargata: Barbara è veramente più piccola rispetto ad una cosiddetta media o si comporta da piccola perché pensa di non poter fare altro o non sa fare altro?
Io credo che sia stata una grande fortuna che Barbara abbia incontrato delle insegnanti così in gamba ed una professionista che ha dato a lei e a voi grande giovamento.
Cosa rimane ora da fare?
Barbara è seguita molto bene, da voi, prima di tutto, dalla scuola e dalla sua psicologa, quindi ha dei grandi punti di appoggio, reali e potenziali; è inoltre ben inserita e ben accetta fra gli altri, che è una grande prova di adattamento e adattabilità; è lenta nell'apprendimento? Bene: questa è una cosa che va accettata, perché mi sembra che finora è un punto accertato anche se non necessariamente destinato a durare per sempre, ma per sempre va tenuto in debito conto.
Questa quindi è una cosa che va valutata e tenuta presente, specialmente nei rispetti del relativamente ancora lontano passaggio di Barbara alla Scuola Media.
Dovrete cioè, insieme alle insegnanti e alla psicologa, ragionare in merito a questo "aiuto" nell'apprendimento di cui Barbara ha al momento ancora bisogno e a pensare in chiave di continuità verticale con la futura scuola andando a conoscere quali sono le risorse che questa potrà offrire a voi e , prima fra tutti, a Barbara.
La vostra volontà di "non lasciare niente di intentato" sta avendo il suo migliore svolgimento e vi porterà alle giuste scelte. E non abbiate paura che in futuro qualcuno vi possa dire "E' troppo tardi.." perché, purtroppo assai spesso, per "liberarci" delle situazioni che ci costringono e lavorare e a lavorare bene, si finisce col dire che "non c'è niente da fare", dimenticando che i bambini, i ragazzi e le loro famiglie hanno delle risorse e delle capacità immense, basta saperle risvegliare..!!!
Mi lasci concludere citando una persona ed un film: la prima è una ragazza che ho seguito due anni fa nella sua scuola superiore. All'epoca aveva 17 anni, con crisi epilettiche dall'età di 10 anni, ancora sotto trattamento farmacologico; mi era stata "data in consegna" dal suo neuropsichiatria: Era una ragazza assolutamente straordinaria, creativa, piena di affetto, con un vero temperamento artistico... però estremamente "lacerata", frammentaria nel suo modo di porsi, con un'autentica difficoltà a mettere insieme i pezzi del puzzle della sua vita e della sua persona.
Le erano forse mancati gli esperti o i farmaci? Assolutamente no: quello che le era mancato era "semplicemente" una famiglia unita, coesa nel suo interesse, e tanta coerenza educativa.
La seconda citazione riguarda un film, "Il grande cocomero", di Francesca Comencini, in cui un neuropsichiatria si cura, fra gli altri, di Pippi, una dodicenne epilettica fin dalla nascita, con una famiglia disastrata, erosa, oltre che dal disaccordo interno, dalle continue crisi della ragazza. Verso la conclusione, la madre di Pippi, stremata dalle ribellioni della figlia e dai suoi episodi convulsivi, commenta col medico: "...quando le cose sono destinate a venire male...", e il medico la stronca nettamente dicendole che , al contrario, Pippi le è "venuta benissimo" e che quello di cui soffriva era un malessere relazionale. ...devo aggiungere altro ?
Un grande abbraccio a Barbara.
copyright © Educare.it - Anno VI, Numero 4, Marzo 2006

