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Enuresi a 13 anni

Ho due figli di 13 e 12 anni. Quest'ultimo ha sempre avuto problemi di enuresi notturna, nel senso che non ha mai smesso di fare la pipì a letto. Il pediatra diceva di non preoccuparci, che il fenomeno sarebbe scomparso con la crescita ed invece, niente. Ora, alla sua età, avverte tutti i disagi che la cosa comporta. Premetto che è un ragazzino sereno, va d'accordo con il fratello, noi siamo una famiglia equilibrata ed unita, quindi il tutto farebbe pensare che non ci siano problemi psicologici alla base.

Ha seguito un trattamento con MINIRIN DDAVP per circa 5 mesi, compreso un tentativo di svezzamento a giorni alterni. Il risultato: assumendo il farmaco, notti asciutte ma la volta dopo punto e a capo. Poi ha avuto episodi di mal di testa e crampi allo stomaco per cui abbiamo preferito interrompere il trattamento. In pratica non abbiamo risolto nulla. Ovviamente noi cerchiamo di sdrammatizzare col ragazzino che invece lo sta vivendo come un dramma (non può andare da amici a dormire, non ne può invitare perché si vergogna, è angosciato all'idea di non poter partecipare al viaggio di fine anno - frequenta la III media).
Nonostante mio marito sia chirurgo e quindi ben introdotto nell'ambiente medico, non abbiamo trovato (almeno non a XXX, dove viviamo) nessuno in grado di indicarci un eventuale iter diagnostico da seguire per escludere eventuali patologie, oppure consigliarci la migliore terapia comportamentale. Brancolando nel buio non riusciremo a risolvere il problema di nostro figlio.
Vi sarei infinitamente grata se voleste darmi una risposta via e-mail. Io non so più davvero cosa fare. Grazie!

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Gentile signora
come sicuramente lei già saprà, l'emissione involontaria di urine che avviene durante il sonno (enuresi notturna) può essere la conseguenza di alterazioni organiche o biochimiche ma anche una manifestazione psicosomatica: alcuni bambini infatti esprimono in tal modo i disagi ed i conflitti causati sul piano emotivo da situazioni non accettate o temute.

In certi casi si è potuto constatare che le richieste di un controllo sfinterico troppo pressante o in età prematura hanno prodotto una personalità ansiosa e di tipo infantile, che si può manifestare anche attraverso l'enuresi.

Il suo ragazzo ha un fratello di poco maggiore di lui e sarebbe interessante capire come ha vissuto la sua situazione di "numero due". L'ordine di nascita può essere un'importante indicazione per comprendere il mondo emotivo di una persona ed i suoi vissuti relazionali all'interno della famiglia.
Può capitare che il secondogenito si senta obbligato ad essere all'altezza del primogenito ed allo stesso tempo cerchi di differenziarsi per trovare una propria autonomia ed identità.
Il processo di differenziazione dal fratello maggiore diventa "fonte d'ansia" se vengono fatti confronti in negativo, per cui diventa rassicurante "la permanenza" in un mondo infantile.
Analogamente l'appartenere ad una famiglia "perfetta" può alimentare in suo figlio sentimenti di "inadeguatezza" rispetto alla "bravura" ed al successo degli altri membri.

Da quanto lei ci dice, con l'uso di un farmaco a base di vasopressina (ormone secreto dall'ipofisi) che regola la tonicità dei vasi e riduce l'escrezione urinaria, il ragazzo può gestire bene il problema (ora questo farmaco è in commercio anche sotto forma di spray nasale).

Perché allora, visto che il ragazzo vive come limite questo problema, non provate a lasciare che vada in gita o che inviti i suoi compagni ovviando al problema con l'uso del suddetto farmaco?
Spesso questo disturbo permane sino alla pubertà, altre volte scompare spontaneamente molto prima. Quasi sempre sono efficaci percorsi psicoterapici che aiutino il bambino a maturare e a integrare la propria personalità, a ritrovare una sana autostima ed a risolvere i conflitti interiori con i quali ogni individuo si misura.

Tutto ciò non esclude la considerazione di alcune cause predisponenti, come ad es. la sensibilità al freddo, pasti serali con ingestione di abbondanti liquidi, cibi con effetto diuretico ecc... In questi casi può essere utile un risveglio notturno per lo svuotamento della vescica.

Cara signora consideri tutte queste ipotesi, complementari a quelle mediche, come frutto di una lettura "a distanza", senza la pur necessaria conoscenza del ragazzo e dei contesti in cui vive.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 2, Gennaio 2001

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