- Categoria: Enuresi
- Scritto da Monika Runggaldier
Enuresi e Minirin
Sono mamma di due bambini, Gaia di otto anni e Raffaele di tre.
Vi scrivo riguardo a Gaia: non ha mai smesso di bagnare il letto. All'età di sei anni, consigliata dalla pediatra, ha iniziato il trattamento col Minirin DDAVP seguito per circa sei mesi, ottenendo come unico risultato una leggera diminuzione del flusso.
Dopo circa cinque mesi mia figlia ha purtroppo avuto un grosso problema ad un'anca che porta il nome di Morbo di Perthens ed il problema dell'enuresi è passato in second'ordine. Inutile dire che i due lunghi anni necessari alla guarigione siano stati molto stressanti e durante la notte rischiava di annegare.
Abbiamo provato anche a svegliarla di notte ma non serviva a nulla se non a sottolineare maggiormente il suo problema e quindi ad innervosirla.
Due mesi fa il Morbo di Perthens si è finalmente risolto e Gaia ha espresso la voglia di risolvere questo suo problema soprattutto in vista di una settimana di vacanza in una colonia montana il prossimo giugno. Abbiamo ripreso il trattamento col Minirin da un mese ma non ci sono risultati positivi.
Gaia frequenta la terza elementare ed è molto brava e interessata anche se brontola un po' per i compiti, ma dopo otto ore di scuola a me sembra anche normale! È molto vivace, gioca e litiga volentieri col fratello un po' prepotente e non le mancano le amicizie a scuola e fuori dalla scuola. Era parecchio aggressiva durante i due anni di Perthens, ma ora la tensione comincia ad allentarsi.
In buona sostanza a me non sembra di individuare grossi problemi che possano giustificare l'enuresi, ma resta di fatto il problema e a Gaia comincia a pesare. Penso alla splendida conquista psicologica che sarebbe per lei potersi liberare del pannolone!
Che fare? C'è un ultimo particolare che per la pediatra è molto importante: l'enuresi è ereditaria ed anch'io sono andata a letto col salvagente fino all'età di quindici anni, poi è improvvisamente scomparso.
La Sua richiesta di consulenza ha alcune analogie con una molto simile pubblicata dalla nostra rivista in gennaio 2001 sotto il titolo enuresi (consulenza della dr.ssa Laura Fornari). In tutti e due i casi di enuresi ci sono esperienze di trattamento con Minirin DDAVP e in tutti e due i casi sembra che il contesto familiare e scolastico non sia caratterizzato da particolari problemi relazionali e che l'enuresi, a differenza di altri casi, non sia espressione fisica di un disagio relazionale. La Vostra pediatra Vi ha informato sull'ereditarietà dell'enuresi. Infatti, un'anamnesi familiare di enuresi di un genitore fornisce un rischio di ricorrenza nei discendenti del 44% (come nel Vostro caso), un anamnesi familiare di entrambi i genitori aumenterebbe il rischio addirittura al 77%. La variabile ereditaria si osserva frequentemente proprio nel primo figlio e Gaia è la prima nata.
Gaia è da ammirare: oltre il fatto dell'enuresi primaria notturna che persiste da 3 anni (generalmente si parla di enuresi solo in bambine di età superiore a 5 anni, o in bambini con età maggiore di 6 anni), ha passato anche il Morbo di Perthens: nonostante le grosse difficoltà degli ultimi anni la bambina è brava, interessata, vivace, e capisco perfettamente che Gaia si sia innervosita nei casi in cui avete cercato di svegliarla, interrompendole il sonno. Bisogna incoraggiare l'assunzione di responsabilità sul problema da parte della bambina e incoraggiarla a svegliarsi da sola di notte per urinare, ma si dovrebbe evitare che siano i genitori a svegliarla. Quando avviene un episodio di enuresi, la bambina dovrebbe risciacquare da sola il pigiama e le mutandine. Come incentivo si possono appuntare le lodi per le notti asciutte ma mai si devono punire gli episodi di enuresi. Come ha scritto la mia collega nella consulenza che le ho segnalato, "spesso questo disturbo permane sino alla pubertà, altre volte scompare spontaneamente molto prima". Infatti, alla pubertà solo il 2-3% dei pazienti non avrà raggiunto il controllo completo.
In attesa che l'enuresi scompaia, bisogna fare in modo che questa non pesi sui rapporti interpersonali come potrebbe succedere se Gaia andasse in colonia, il prossimo giugno, senza alcune riflessioni preliminari e qualora fosse presa in giro o svalorizzata dai compagni o dalle compagne per il suo problema. In ogni caso si potrebbe tentare di parlare con gli educatori/le educatrici della colonia del problema di Gaia e decidere il da farsi. Il problema comunque non sarà certo quello di proteggere il letto con materiale plastico, ma piuttosto le reazioni da parte degli altri bambini. E di questo dovete parlare anche con Gaia. Non so se la bambina ha grossi problemi a rendere in qualche modo "pubblica" la sua condizione e se sarebbe in grado di raccontarla o se già la abbia raccontato ad un'amica o ad un amico coetaneo. Lei come madre potrebbe significatamene rafforzare l'autostima della bambina e rassicurarla, dicendole che tantissime persone soffrono di minzione involontaria notturna e che questo non è da vedere come qualcosa di cui vergognarsi e, soprattutto, che tutte le persone su questo mondo, piccole o grandi che siano, hanno qualcosa di non perfetto. E' importante, già da piccoli, fare "amicizia" anche con queste nostre "imperfezioni".
Ha raccontato a Sua figlia Gaia dello stesso problema che aveva anche Lei madre in passato? Raccontare questo episodio potrebbe essere una buona idea, fermo restando che Lei ponga l'accento su episodio temporaneo, non destinato a rimanere in eterno. Affrontate dunque il problema non solo in vista della colonia montana, ma andate oltre. Per quanto riguarda quest'ultima, non so se l'eventuale stanza in più con lavandino personale sarebbe una soluzione, se non molto superficiale e senza affrontare il problema delle imperfezioni umane alla radice. Si tratta di aiutare la figlia ad acquisire l'auspicata autostima in quanto valore al quale poter attingere poi per tutta la vita, anche quando l'enuresi sarà solo un lontano ricordo. Quel che oggi è l'enuresi, domani potrebbe essere un altro handicap. Si tratta di acquisire la consapevolezza del valore che si ha in quanto persona, al di là delle naturali e normali imperfezioni che si hanno in quanto non esseri perfetti.
E' pensabile coinvolgere i coetanei, informandoli di ciò che potrebbe capitare a Gaia in colonia. Questo coinvolgimento deve gestirlo però prioritariamente Gaia, Lei madre può solo incoraggiarla. La bambina conosce già qualcuno che verrà con lei in colonia? Potrebbe dividere la stanza con loro? Informare i coetanei potrebbe essere un progetto grande, difficile per Gaia, ma potrebbe contribuire significativamente a maturarla. E' prevedibile che i coetanei (forse non tutti!) capiscano un sintomo come quello dell'enuresi, se spiegato molto semplicemente come un sintomo temporaneo che non c'entra nel modo più assoluto con il valore della persona e con la sua maturità e la sua intelligenza. La colonia potrebbe essere un'occasione per Gaia e per gli altri di fare "amicizia" con le proprie imperfezioni fisiche: c'è l'asmatico o chi è spesso raffreddato, c'è chi ha l'allergia al polline, c'è chi ha l'allergia ad alcuni cibi, c'è chi è obeso, c'è chi ha l'enuresi ecc. Non so se si conoscono già gli educatori che accompagnano i bambini in colonia, ma lo ripeto, coinvolgere anche loro in questo problema potrebbe essere un'ottima occasione di crescita per tutti. E poi, chissà, non è da escludere che forse proprio in colonia Gaia cominci a svegliarsi da sola di notte per evitare di bagnare il letto!
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 6, Maggio 2001

