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Enuresi a 6 anni

Sono una mamma con due bimbi: Manuela di 10 anni ed Alessio di 6 anni.
Da piccola, tutte le notti o quasi, fino all'età prescolare circa (6 anni o giù di lì. Non ricordo bene) bagnavo il letto. Tutte le mattine erano sculaccioni da parte di mia madre... Lei non capiva che io proprio non mi accorgevo di lasciare andare la pipì.

Ora succede ad Alessio, 6 anni il prossimo 6 ottobre. Non l'ho MAI punito, né sgridato. Ho ancora ben presente il ricordo dei miei risvegli bagnati... Porta il pannolino per i bambini dai 7 ai 10 anni. Non si vergogna di questa sua situazione, anche perché gli ho apertamente raccontato che anch'io da piccola avevo lo stesso problema, che si è risolto (meno male!) da sé spontaneamente.

Ho omesso di raccontargli le punizioni mattutine, naturalmente... Mi piacerebbe sapere da Lei cosa ne pensa di quegli apparecchi che danno un segnale sonoro nel momento in cui scappano le prime gocce di pipì. Alessio di notte non si accorge quando è il momento il cui la pipì "scappa", e lo stesso succedeva anche a me da piccola.
Quindi, penso, non riuscirebbe a svegliarsi da solo per andare il bagno. Oppure è meglio puntare la sveglia tutte le notti per svegliarlo e portarlo in bagno? Cosa ne dice?

 

Gentile mamma,
l'enuresi notturna è più frequente e comune di quanto si pensi. Circa il 20% dei bambini in età prescolare e delle prime classi elementari si bagna ancora di notte. Perciò, come giustamente lei sta facendo, non deve farne un problema. Tra uno o due anni il sintomo potrebbe scomparire da solo, come dimostrano i dati in letteratura.

La cosa migliore da fare è parlarne col pediatra ed escludere eventuali problemi organici. Si tratta poi di valutare se l'enuresi è primaria o secondaria. Nel primo caso, normalmente si tratta di un semplice ritardo nella maturazione del processo di sviluppo della continenza urinaria, senza che siano interessati fattori psicologici specifici. Anche se una attesa è corretta questa non va protratta per lungo tempo, in quanto potrebbero insorgere difficoltà secondarie che si evidenziano soprattutto sul piano dell'autostima, proprio durante il periodo scolare, a causa delle relazioni interpersonali coi coetanei.

Gli interventi che si possono attuare sono di diversi tipi. Lei citava il metodo "bell and pad"; una tecnica comportamentale che consiste nel collegare il lenzuolo ad un cicalino o ad un segnale luminoso. Con questi apparecchi il problema si risolve nel 70-90 % dei casi, ma le ricadute sono altissime. Il sistema viene allora potenziato dal superapprendimento. Un metodo in tale direzione è il "dry bed training" che consiste nel cicalino, nel rinforzo per l'inibizione alla minzione, nell'esercizio e nel risveglio notturno. Quindi i sistemi che prevedono l'uso del segnalatore acustico sono realmente efficaci se vengono inseriti in programmi più globali.

Sono state sperimentate anche soluzioni farmacologiche, attraverso la somministrazione di imipramina, un antidepressivo triciclico, ma senza risultati soddisfacenti e con effetti collaterali negativi. Nella maggior parte dei casi comunque è sufficiente una semplice registrazione, da parte del bambino degli incidenti, utilizzando un piccolo diario, o il rinforzo per aver tenuto il letto asciutto; solo in un secondo momento si può pensare di intervenire con trattamenti più drastici come il risveglio notturno.
Personalmente sono molto favorevole anche a terapie di gioco, nelle quali il bambino fa vivere ad un orsacchiotto i suoi problemi, lo educa al corretto utilizzo del bagno, al risveglio notturno, interpretando le proprie emozioni attraverso la mediazione del giocattolo e del terapeuta, che lo aiutano nell'interpretazione dei vissuti personali.

Spero di averle chiarito alcuni dubbi sull'enuresi notturna, invitandola a parlarne col suo pediatra per valutare un eventuale intervento specialistico.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, ottobre 2001