- Categoria: Identità di genere e sessualità
- Scritto da Laura Fornari
Omossessualità a 3 anni?
Sono padre di 2 figli 1 di 6 anni l'altro di 3 anni e mezzo. Ho un buon rapporto con la moglie e l'ambiente familiare lo giudico "sano".
Il figlio più grande è un vero e proprio maschiaccio, molto vivace.
L'altro da 1 anno (da quando aveva 2 anni e mezzo) gioca con borse e bambole, gioca solo con bimbe e anche nei giochi si sente "femmina".
All'inizio la cosa non destava problemi, ma con il passare del tempo inizia a preoccupare. Il bimbo sembra che soffra... e fino ad adesso lo abbiamo assecondato nei suoi comportamenti facendogli notare come era la nostra opinione...
Vorrei avere un Vostro parere, anche su come bisogna comportarsi e se in età del genere è possibile che si manifestino comportamenti omosessuali.
Caro genitore,
la sua preoccupazione per il comportamento più femminile che maschile del suo figliolo di tre anni e mezzo è comprensibile, ma non ha nessuna base scientifica che la supporti. Per quanto molti studiosi si siano affannati a cercare cause ormonali e genetiche, nulla di certo è stato scoperto.
Perciò si fa riferimento ancora una volta, al rapporto con i genitori per comprendere le cause di tendenze omo o bisessuali che si manifestano già nella primissima infanzia. I segnali di queste tendenze sono molto precoci e coglierli immediatamente potrebbe essere importante per bloccare una deviazione.
Un bambino che ha atteggiamenti femminili o un adulto che sceglie ruoli o lavori femminili non è necessariamente omosessuale. L’omosessualità riguarda solamente l’oggetto del desiderio. Ci sono omosessuali con atteggiamenti da “macho” o uomini eterosessuali con atteggiamenti femminei. Comunque, nel caso dei bambini con atteggiamenti femminili, gli scherzi o le battute che non mancano mai, potrebbero convincerlo di essere omosessuale e portarlo su quella via, quindi è meglio evitare battute o allusioni di questo tipo.
Il termine identità sessuale si riferisce alla persona nella sua globalità e rappresenta l’integrazione di componenti biologiche, psicologiche e sessuali e si struttura attraverso un processo evolutivo. Le diverse componenti dell’identità sessuale sono:
- Identità di genere: l’insieme delle caratteristiche biologiche che permettono la distinzione tra maschile e femminile.
- Identità di ruolo: stereotipi sociali che appartengono al sesso femminile o a quello maschile, ai quali il soggetto può o meno aderire.
- Meta sessuale: scelta del partner sessuale.
- Orientamento cognitivo: abilità cognitive che maggiormente si trovano nell’uno o nell’altro sesso.
Quando le componenti specifiche di un sesso sono fragili o sono presenti alcune dell’altro sesso, un individuo potrebbe apparire poco maschile o viceversa poco femminile, ma ciò non indica necessariamente omosessualità.
Dai due anni ai tre anni circa, il bambino esce dalla fusione con la madre; il problema è quello di superare una situazione di ambivalenza che da una parte spinge il bambino a tornare verso la fusione primaria con la madre che soddisfaceva i sui bisogni di sicurezza e di corporeità e dall’altra il timore di poter perdere la sua capacità di individuazione e cioè di individuarsi come il maschio differente da sua madre. In questa fase è molto importante il ruolo del padre che potrà condividere con il figlio passioni e giochi, non necessariamente da “maschi” (anche la lettura di un libricino) e la mamma deve saper essere dolcemente distaccata per favorire la sua autonomia e una sana disidentificazione da lei per poter accedere alla mascolinità .
Guai alle frasi “Sei cattivo, non vuoi più bene alla mamma” o altre simili di fronte a qualche capriccio o marachella.
Lo sviluppo della mascolinità è facilitato se il bambino trova nel padre un modello identificatorio maschile sufficientemente apprezzabile e raggiungibile.
Qualche volta anche un atteggiamento di insoddisfazione della mamma nei confronti del suo ruolo femminile può portare il bambino a mettere in atto comportamenti femminei quasi a dire “purché tu sia contenta e mi ami, io sarò come te”.
Ho cercato di dare una risposta generica, dalla quale Voi genitori saprete trarre ciò che fa al Vostro caso, anche perché i dati che ho a disposizione sulla Vostra situazione specifica sono pochissimi.
copyright © Educare.it - Anno VIII, N. 6, Maggio 2008

