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Identità di genere a 4 anni

Il mio secondogenito di 4 anni (la primogenita ne ha 7) dimostra una spiccata identificazione con il sesso femminile, almeno nei giochi: adora le bambole, soprattutto barbie da vestire e pettinare, si  cambia in continuazione per essere elegante (detesta le tute!), mi pettina e trucca (o almeno lo farebbe in continuazione) e si lamenta del mio look casual (mi vorrebbe sempre con i tacchi alti "come le altre mamme").

Sua sorella inizia a lamentarsi di questo maschietto-femminuccia e inizia anche a farlo pubblicamente (mio fratello è praticamente una femmina).
Il bambino indosserebbe abiti femminili almeno nel gioco dei travestimenti, se non avesse percepito che non è gradito. Ha chiesto giochi da maschio (per farci contenti?) ma non li ha degnati di attenzione. I soli giochi che ama oltre alle bambole sono puzzle e libri.
Con il papà gioca solo alla lotta (e sembra piacergli sinceramente). Preferisce la compagnia di  bambine. Come intervenire?

 

Gentilissima Signora,
le premetto subito che l’intenzione trasversale di tutta la mia consulenza sarà quella di tranquillizzarla. Assolutamente. Questo però, non significa  che la situazione che lei presenta non abbia aspetti da affrontare; quello che penso, altresì, è che questi fattori non sono quelli che, credo, forse preoccupano lei. Tolgo  gli indugi  e mi vado a spiegare.
Attingendo alle mie conoscenze teoriche, posso dirle che è vero che i bambini prima di arrivare ai 5 anni stabiliscono già  i criteri di base di ciò che è femminile e di ciò che è maschile, ma è anche vero che suo figlio, nello specifico, è nel pieno di un’ampia fase di esplorazione e gioco.
Oltre a ciò, va detto che identità sessuale significa di solito sentirsi donna o uomo, cioè identificarsi con il proprio sesso biologico; le preferenze sessuali si acquisiscono attraverso i rapporti positivi e negativi che da bambini si instaura con i grandi, oltre che attraverso l’osservazione degli atteggiamenti e dei comportamenti sessuali degli stessi; il fattore orientamento si delinea con maggior definizione solo dopo l’Adolescenza, perché, proprio in virtù dei loro bisogni esplorativi, i ragazzi e le ragazze non sono ancora completamente sicuri di quello che piace loro, e passano un periodo di cambiamenti, dubbi e conflitti.
In qualche caso può esistere un divario tra sesso anatomico e sesso psicologico, stato che ingenera confusione.

Poste queste doverose premesse teoriche, veniamo più nel dettaglio: ribadisco nuovamente che suo figlio è ancora piccolissimo e che è veramente prematuro preoccuparsi….
Ma poi di cosa, cara Signora ?
Purtroppo, neanche vedendola di persona, potrei leggerle nel pensiero; però, dalle sue parole posso ipotizzare che lei tema per una omosessualità di suo figlio. Inoltre , lei chiede per un intervento…

Ecco, mi permetta: le consiglio di fare una riflessione su che cosa è per lei, in questa situazione, il problema e a che cosa dovrebbe portare un possibile intervento.
Mi ricordo ancora di una mamma che ho messo in fuga inorridita perché mi chiedeva disperata di far cambiare propensione, gusto e orientamento al suo figliolo preadolescente che aveva avuto chiare esperienze omosessuali; la mia offerta era stata semplicemente quella di poter aiutare lei e il figlio ad elaborare un po’ quanto successo per cercare di capire meglio, e la signora poi mi ha chiamato dicendomi di aver trovato uno psicologo che sicuramente lo avrebbe cambiato!
Penso che anche lei abbia i brividi, no?

Saranno ben altri, come le ho scritto, i tempi in cui suo figlio si interrogherà sul suo orientamento; in questo momento mi sembra un bimbo che gioca anche con le bambole, fa la lotta col suo papà, come tutti i maschietti del mondo, ed esorta sua mamma a farsi bella…ma da che mondo e mondo, questo lo fanno i maschi con le donne che amano…o no ?
Magari da grande farà il truccatore o l’abile parrucchiere, perché no?
Piuttosto indirizzerei l’intervento che lei chiede sulla bambina di 7 anni che mi sembra un pochino impertinente: con lei bisogna ribadire che le persone non vanno etichettate con qualifiche che non sono (il fratello, fino a prova contraria, non è una femmina!) e che non è per niente bello insistere sulle caratteristiche della gente: la donna bella se le si dà solo della bella si infastidisce, lo stesso dicasi se si insiste troppo su chi porta gli occhiali, l’apparecchio, ha il naso grosso o brufoloso !
L’evangelico “Non fare (e non dire ) agli altri quello che non vuoi sia fatto a te” è sempre una massima di grande valore.

Insomma, il primo obiettivo della sua lotta deve essere il pregiudizio molto, molto prima dell’assolutamente ipotetica omosessualità del suo bambino!
Mentre si arma, le consiglio la lettura di un libro: Lorena Berdun, Come glielo spiego, guida per educare alla sessualità, ed. Cooper

 

 


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 7, Giugno 2011