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Cambiamenti dopo l'arrivo del fratellino

Gentile dottoressa
ho un figlio di 8 anni compiuti, Marco, che frequenta la terza elementare, e uno di 2 anni, Giovanni.
Dalla nascita del secondo figlio Marco, come era lecito aspettarsi, ha naturalmente modificato i suoi atteggiamenti nei confronti miei e di mia moglie: è passato da una prima euforia per l'arrivo del fratello ad un periodo di rabbia e irrequietezza diffusa, molto accentuata, che ci ha accompagnato per almeno 1 anno. Io e mia moglie abbiamo cercato di contenere e compensare i molti episodi quotidiani con alterne "fortune"; probabilmente a volte non siamo stati in grado di tranquillizzare troppo Marco.

Spesso ci siamo confrontati sulle modalità per affrontare questo periodo di crisi, rendendoci conto anche dei nostri limiti (mia moglie è più reattiva e tende a "litigare" con Marco alzando la voce, io tendo paradossalmente ad essere più "materno" cercando di ridimensionare i suoi scatti di ira e gli atteggiamenti provocatori).

Ora il quadro generale assomiglia probabilmente a tanti altri: Giovanni, il più piccolo, che è carino e simpatico e che catalizza l'attenzione e la benevolenza di chiunque (nonni, zie e zii, amici, cuginetti.....); Marco un pò ai margini che tra l'altro, sfrutta malamente le poche attenzioni che gli vengono concesse dalle persone esterne con atteggiamenti scontrosi e risposte evasive (che tra l'altro, generano poi irritazione ed ulteriore lontananza).
Io e mia moglie cerchiamo in tutti i modi di valorizzare e sostenere Marco, anche ritagliando del tempo per lui appositamente, ma a volte, appunto, i suoi atteggiamenti quasi scoraggiano anche queste iniziative.
Le scrivo perché, ad oggi, dopo 2 anni abbondanti dalla nascita di Giovanni, Marco presenta segnali e caratteristiche che un po’ ci preoccupano e che ci fanno dubitare della correlazione tra il suo cambiamento e l'arrivo del fratellino.
Gli atteggiamenti scontrosi e di irrequietezza sono aumentati, seppur alternati a momenti di tranquillità. A scuola è apprezzato dalle maestre e ottiene buoni risultati, ma la gestione dei quaderni, dei materiali, delle penne e delle gomme (sempre smangiucchiate e rotte) lascia molto a desiderare. E' leggermente ingrassato, mangia con voracità pur non essendo particolarmente goloso di dolci. Dal punto di vista motorio è impacciato (nella corsa così come nello scendere le scale....) ma ancor più impacciato ci sembra nell'eloquio (ci mette tanto tempo a raccontare un fatto, parlando a scatti e ritornando spesso sulle parole già sette).
Fatica ad addormentarsi (ma questa è sempre stata una sua caratteristica), a volte si sveglia nella notte e pretende di venire nel "lettone", arrabbiandosi in caso di posto già occupato dal fratellino (a volte accade).
Ha sempre l'esigenza di tenere in bocca qualcosa, ciucciando penne, cordini, sciarpe, maniche dei maglioni....e anche quando mangia ho la sensazione che prima di ingoiare "ciucci" il cibo.
Ha una passione condivisa con i suoi amici per i videogiochi (contenuta bene da noi in termini di tempo davanti alla TV) e con me per i film fantastici; al di là di questo però è perso, non è in grado di occupare il tempo libero diversamente, dicendo di non sapere cosa fare, ciondolando e
provocando in noi la fatidica frase : "possibile che a 8 anni non sei capace di giocare a qualcosa di diverso?".
Tra questi elementi (presenti in modo alterno ovviamente), ciò che ci sta mettendo più in difficoltà è la relazione con lui, quasi mai serena a causa di continue richieste, capricci, tentativi di superare il limite dato, indolenza nel fare i compiti.... Oggettivamente non riusciamo a trovare una condotta efficace, e spesso ci ritroviamo ad addormentarci alla sera, frustrati e dispiaciuti, dopo una litigata. Ci sembra inoltre sempre insoddisfatto, sembra non riuscire a godere delle cose belle che gli accadono e questo ci preoccupa e ci dispiace.
Unico periodo di tregua le feste natalizie, 15 giorni nei quali Marco ha mostrato maggiore tranquillità, serenità e disponibilità.
Spero di essere riuscito a dare un quadro esaustivo. Le sarei grato se ci offrisse una lettura di questa situazione e suggerimenti in merito. Sono naturalmente disponibile ad ulteriori approfondimenti.

sostieni_educareit

Gentilissimo Signor Antonio,
innanzitutto si faccia fare i complimenti perché, una volta tanto, a scrivere è un papà, il quale sa ben rappresentare quanto sappiano e possano essere presenti e attente anche le figure paterne!
In secondo luogo, le faccio i complimenti perché il suo racconto è dettagliato, coerente e, come da lei auspicato, decisamente esaustivo.
Ma veniamo dunque al suo piccolo Marco. Il mio timore rispetto a questo bambino, è che sia un po’ “incastrato”, e la mia paura (diversa, per grado, dal semplice timore) è che da questo impasse non riesca a divincolarsi.
Prima però, proverò a chiarire in che cosa temo il suo bambino sia “incastrato”: in un certo senso, nel “ruolo” in cui piano piano si è trovato a identificarsi e ad essere identificato.
Lei, caro papà, si chiede, direi intelligentemente e sensibilmente, se Marco è sempre stato così, e quindi è ancora così, perché in altri periodi lei e sua moglie avete pensato (giustamente) che in realtà il comportamento del bambino veicolasse la crisi provocata (ovviamente innocentemente) dalla nascita del fratello piccolo, Giovanni.
Le cose sono vere entrambe: la nascita del fratellino cioè, mettendolo naturalmente in crisi, ha reso manifesti dei lati caratteriali e comportamentali di Marco fino a quel momento latenti. E che ora permangono, o sembrano tuttora permanenti.
Ma, ancora, in che cosa è “incastrato” Marco ?
Nel suo (?) essere maldestro, cioè dal punto di vista psicomotorio goffo, con difficoltà espressive, e con tanto bisogno di consolarsi, visto il bisogno “ciucciatorio” che ha nei confronti del cibo.
Non è un errore di battitura: dopo il “suo”, ho volutamente messo un punto interrogativo fra parentesi. Cosa significa: l’essere maldestro, con la sintesi elencata, è una caratteristica di Marco o è una risposta (che sta permanendo) allo stress provocato dalla nascita di Giovanni ?
Questa è una domanda a cui è molto difficile rispondere, e io non ci provo nemmeno.
Quello di cui mi preoccupo, invece, è di capire in quanta misura questa “goffaggine” possa permanere, quanto dobbiamo accettarla, se Marco ne può essere liberato e se ci sono cose che possono mantenerla.
Dalla sua descrizione, premettendo che voi siete chiaramente due genitori attenti e che quindi la situazione va già bene, intravedo due linee di lettura.
La prima, che può apparire paradossale, passa proprio attraverso Giovanni, “piccolo, carino, simpatico e che catalizza l’attenzione e la benevolenza di chiunque…” cioè, più Giovanni è e soprattutto viene trattato come il conquistatore, accattivante e seduttore, dei cuori altrui, più l’altro è motivato a sembrare e comportarsi da “orso”. Per esempio, e qui vi devo tirare un po’ le orecchie, perché Marco trova Giovanni di notte nel lettone? E’ ammalato? Viene ancora allattato? Non ha il letto? Dite che Marco fatica ad addormentarsi: e se nella sua testolina pensa, in maniera molto elementare, che nel letto ci finisce l’apparentemente preferito Giovanni?
Si può fare che nel letto o ci vengono tutti e due (la domenica mattina, per giocare e per le coccole di mamma e papà) o nessuno? Sennò come funziona: che ci va chi ci arriva prima? Ma questo “arrivare prima” come viene tradotto nel cuore di Marco?
L’altra pista di lettura è questo indicativo “uso – non uso” della bocca in Marco: da una parte ciuccerebbe tutto (mi sa anche matite e gomme di scuola), mangia molto volentieri, apparentemente in modo da riempire un vuoto percepito, come per consolarsi oltre che per colmarlo e, dall’altra, la difficoltà ad esprimersi per l’età che ha.

Veniamo dunque ai possibili “aiuti”.
La primissima cosa che mi viene da suggerirvi è di stimolare appunto Marco ad esprimersi, o meglio, ad esprimere se c’è qualcosa che non gli va: ma non richiedendogli di parlare bene o meglio di quanto già non faccia (non dimentichiamoci che a scuola è bravo, quindi in larga parte cognitivamente adeguato), ma operando indirettamente, cercando di individuare le cose che ha bisogno di dire, che fanno al caso suo nella situazione in cui lui sente di essere, e ascoltandolo qualsiasi cosa dica e comprendendo il cuore della sua comunicazione.
Come fare e come farlo ?
Le propongo una sperimentazione: partiamo da due libri, a cui secondo me seguiranno altri che magari da soli troverete individuando pian piano una linea di espressione-comunicazione-intervento.
Il primo libro che le propongo di leggere con Marco è Pappamolla, di Stephanie Blake, edizioni Babalibri.
E’ un libro grande, dai colori vivaci, semplice nella grafica e nel disegno, dove si narra di un coniglio a cui nasce un fratellino; il grande, Simone, un egocentrico ribelle, arriva a pensare addirittura di disfarsene e di seminare terrore in casa… ma il terrore nella notte rimarrà solo a lui, lontano dall’inaccessibile lettone dei genitori e vicino proprio ed esclusivamente ad un fratellino che emette suoni incomprensibili….
Ma per Marco va benissimo anche il predecessore di Pappamolla che è Caccapupù, stessa autrice, stessa casa editrice, stesso stile e stesso coniglio, ribelle, che dice un sacco di parolacce, finisce nei guai e poi impara ad esprimersi…
Un altro libro che potrebbe andare bene è Rossotimido, di G. Tibo, ed. Nord-Sud, dove al bambino protagonista “le parole si incastrano nella gola”…e anche Il bambino più sbadato del mondo, di Schreiber – Wicke, ed. Mondadori, dove il protagonista è il classico pasticcione.
Ma intanto cominciate coi primi due: leggeteli insieme, Marco da solo, Marco con la mamma, Marco col papà, Marco coi parenti che adorano Giovanni, e poi fatemi sapere se magicamente succede qualcosa…
Vi aspetto qui… se servirà!

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