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Un bambino "rigido"

Mio figlio Luigi a 22 mesi, è un bambino attivo, socievole, non frequenta ancora l'asilo ma ha due cugine con cui si relaziona piacevolmente.
Appena nato ha avuto un problema di ipertrofia era rigido, e non ha mai voluto prendere il latte dal seno,sembrava quasi che rifiutasse il contatto fisico a scapito di ciò che si dice in tutti i manuali non amava poi tanto il contatto fisico con la sua mamma.
Ho cercato comunque di entrare in contatto con lui con l'aiuto di una terapista attraverso un massaggio infantile specifico che ci ha aiutati a sentirci e piano piano la sua rigidità fisica è scomparsa. Però mentalmente e rimasto rigido e inflessibile e questi atteggiamenti cominciano a preoccuparmi perché mi rendo conto che il suo e' un disagio che lo fa' soffrire e lo innervosisce.

Per esempio :
1) indossa solamente un paio di scarpe che non si possono assolutamente cambiare
2) mangia sempre con lo stesso cucchiaino
3) i suoi biberon devono stare esattamente nello stesso posto e con il ciucciotto messo rivolto in basso
4) il biberon lo posso preparare solo io (se sono in casa) e ci dobbiamo sedere solo in una poltrona che lui a deciso essere
5) il padre guida la macchina, se la guido io e c'é il papà è impossibile
4) gli animali li mette tutti in fila e si arrabbia se non li metti così
Ci da ordini su come dobbiamo sederci,su quello che dobbiamo fare e se questi meccanismi saltano sono tragedie, vere e proprie crisi isteriche inconsolabili.
Io e il padre siamo ormai due soldatini attenti a non modificare l'ordine degli oggetti ma siamo stanchi di non riuscire a comunicargli la serenità e l'amore che vorremmo manifestargli.

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Gentile mamma di Luigi,
Le difficoltà descritte nella Sua richiesta - e che Lei e Suo marito vi trovate ad affrontare nel relazionarvi con Vostro figlio - sono senza dubbio palesi e faticose. Non sono però l'unico elemento di evidenza che colgo nel Suo scritto e penso possa essere utile esaminare queste "realtà oggettive" per accogliere la Sua richiesta. In primo luogo Luigi si è dovuto confrontare, appena nato, con un corpo che Lei definisce "rigido": il che mi fa pensare che alla base ci fosse un problema di ipertonia muscolare e non di "ipertrofia" (se mi sbaglio Le chiedo di scusarmi, ma quel che scrive mi porta a pensare ciò); questo corpo rigido e teso non gli ha permesso di fare una delle esperienze più naturali ed anche importanti per un neonato, l'esperienza del "lasciarsi andare" nelle braccia della madre, dell' "abbandonarsi in lei". Lei stessa indica come questa particolare situazione fisica abbia reso impossibile l'allattamento al seno (che Luigi sembrava rifiutare) e difficoltoso il contatto fisico tra voi; colgo, nelle Sue parole, un comprensibile e condivisibile dispiacere per questo "rifiuto" di Luigi nei Suoi confronti, ma penso che se consideriamo il particolare stato di cose in cui vi siete trovati non sia difficile comprendere - se non giustificare - questa sua fatica...

La seconda evidenza è l'attenzione da Lei posta verso il Suo bambino, anche e non solo in relazione all'esperienza di massaggio infantile da voi esperita grazie alla mediazione di una terapista: mi piace pensare che Lei ed Luigi "vi siete sentiti" e che questa esperienza abbia "sbloccato" la rigidità fisica di Suo figlio; ricordiamo però che corpo e mente sono due realtà imprescindibilmente legate tra loro, per cui le esperienze primarie e profonde dell'uno influenzano comunque l'altra e viceversa.
Il fatto che Luigi sia "rimasto mentalmente rigido ed inflessibile" è la terza evidenza: "rimasto" vuol dire che lo è sempre stato? Quando e come è iniziato questo suo "fissarsi" con certe procedure, attività, modalità di relazione? Il Suo piccolo ha 22 mesi, il che significa che si percepisce come entità separata/e/distinta da Voi genitori e si fa valere con proprie decisioni, vere e proprie dichiarazioni di autoaffermazione. Tutti i bambini, ad un certo punto della loro crescita, cominciano a far notare i loro desideri: è la conosciuta fase del "no". Quel "no" struttura e definisce il mondo personale del bambino come distinto da quello degli altri, delimita gli spazi personali (mentali e fisici): si tratta del concetto di LIMITE (la quarta evidenza) che appare essere il "filo rosso" che percorre tutta la storia di Luigi, un bambino a cui è mancata, appena venuto al mondo, l'esperienza del LASCIARSI ANDARE (il corpo rigido) e dell'essere contenuto e de-limitato (il rifiuto del contatto fisico)!

Forse Vi sarà capitato di pensare che con i suoi comportamenti Luigi "...sta raggiungendo il limite...", Vi "...sta portando al limite...": penso sia veramente così, ma non solo perché la "misura" (della Vostra pazienza e tolleranza) è quasi colma... ma proprio perché vi sta chiedendo di con-tenerlo, di rendergli un ruolo da "contenuto" che non ha esperito serenamente appena nato e che, forse, lo fa sentire un po' spaventato e fragile. Le modalità ritualistiche sempre identiche e ripetitive a cui lui si AGGRAPPA (e l'intensità di questo "aggrapparsi" si manifesta con le "crisi isteriche inconsolabili" da Lei citate) appaiono essere delle DIFESE che gli servono a rendere PREVEDIBILE la realtà - una realtà che affrontata senza queste certezze lo farebbe sentire un po' allo sbaraglio e perso - e a placare quel senso di INDEFINIZIONE che credo lo accompagni da sempre.

Non dubito affatto della Vostra buona volontà in relazione ai tentativi di contenere questo bambino incontenibile: la particolare storia di Luigi e di Voi genitori verso di lui spiega - almeno in buona parte - i toni accesi ed esasperati di attività "ritualistiche" altrimenti comuni a tutti i bambini, che si "fissano" per un po' su certe modalità e procedure.
Il mio consiglio è di rivolgervi ad un "Servizio 0-5" della Vostra città (se ne occupano la ASL o la Neuropsichiatria Infantile), dove uno psicologo vi accoglierà (Lei, Suo marito ed Luigi) per parlare di tutto quel che avete vissuto come FAMIGLIA, per aiutarvi a rasserenare gli animi comprensibilmente affaticati e per aiutarvi a trovare nuove vie di comunicazione con Vostro figlio; se tale servizio non fosse disponibile ove Voi risiedete, consiglio di rivolgervi ad uno Psicologo che lavori con TUTTI e TRE, in modo da agire sulle RELAZIONI e non sugli individui (che vivono sempre e comunque immersi nelle relazioni!).
Sono convinta che un supporto psicologico pensato per Voi ed Luigi vi aiuterà a capirvi e ad avvicinarvi gli uni agli altri: il Vostro desiderio di "riuscire a comunicare serenità ed amore" ad Luigi sarà il miglior presupposto a questo percorso di crescita comune.
Un sincero augurio a Voi e al Vostro bambino.

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 11, Ottobre 2004

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