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Disagi evolutivi

Sono la mamma di una bambina di 5 anni di nome Sandra, che frequenta l'ultimo anno di scuola materna. Sandra e 'una bambina intelligente, osservatrice, molto riflessiva; e' anche piuttosto vivace, solitamente allegra e molto affettuosa, soprattutto con me, nonostante io abbia ripreso a lavorare, per esigenze familiari, sin da quando Sandra ha compiuto i 4 mesi e sia assente da casa praticamente per tutta la giornata. Sin da piccola si e' anche rivelata una bambina piuttosto timida e riservata.

Sandra ha iniziato a frequentare un nido privato (non avendo trovato posto al comunale) dall'eta' di un anno e mezzo, senza porre particolare problemi; poi, dal momento che io e mio marito non eravamo troppo convinti della bonta' della soluzione adottata (rapporti un po' "freddini" con la titolare dell'asilo, scarsa integrazione della bambina nel contesto), dall'eta' di 3 anni l'abbiamo iscritta ad una scuola materna statale in una sezione a tempo ridotto dove abbiamo avuto la fortuna di incontrare un'insegnante molto equilibrata e sensibile, con una lunga esperienza alle spalle, che sin dal primo anno ha "inquadrato" le caratteristiche della bambina e, nel tempo, le ha permesso di conseguire notevoli progressi, sia per quanto attiene le abilita' "scolastiche" (capacita' di colorare, disegnare, conoscenza delle lettere, dei numeri e logiche in genere), sia per quanto concerne l'aperura verso le maestre (anche di inglese, attivita' motoria, ecc.) ed i compagni.

Sandra, quando non e' a scuola, sta con la nonna materna e con una parente alla lontana che lavora da noi come baby-sitter gia' da 3 anni e a cui la bambina e' molto legata. Il primo ad arrivare a casa e' di solito mio marito che sta con la bambina un'ora circa, giocando o uscendo insieme, sin quando non arrivo io, che poi - cosi' come avviene anche il sabato e la domenica - cerco di dedicarmi il piu' possibile a lei (giocando, disegnando insieme, parlando di quello che abbiamo fatto durante la giornata o leggendo favole) - sino a quando non va a letto. Dallo scorso anno, il mercoledi' sera ed il sabato mattina frequenta con sua soddisfazione un corso di nuoto. Spesso il fine settimana ci vediamo con amichette/i di scuola o anche con amici nostri (per lo piu' con figli).

Le criticita' che vorrei sottoporre alla Vostra attenzione sono le seguenti:

1) Sandra, pur essendo notevolmente migliorata e "cresciuta" sotto tanti aspetti, continua a dimostrare, anche a detta della maestra, alcuni momenti di "blocco" legati probabilmente alla sua timidezza. In particolare si rifiuta di fare alcuni esrcizi o dimostrazioni (ad es. "fai la farfalla" o "rispondi a questa domanda") se si sente osservata dagli altri, mentre partecipa alle attivita' di gruppo o ad esercizi di logica insieme alla maestra. Anche la scorsa estate, al saggio di fine corso organizzato presso il centro estivo che frequentava, nonostante avesse lei richiesto la presenza mia, della nonna e della baby-sitter, e' scoppiata a piangere rifiutandosi di partecipare all'esibizione. Analoghe "tragedie" ha vissuto per le prime gare di nuoto. Ovviamente non viene mai da noi minimamente rimproverata in tali occasioni. Al riguardo aggiungo che e' una perfezionista (non le piace sbagliare anche se a parole ha imparato che "sbagliando s'impara"), e' piuttosto permalosa, non le piace "perdere" ai giochi, detesta i rimproveri e non ama essere al centro dell'attenzione, teme cioe' il giudizio (negativo) degli altri. Adesso, ad es., ha cominciato gia' a dire che quest'anno non vuole fare la recita di Natale, spiegando che "ha paura di farla male".

2) Sandra ha ancora, nonostante le nostre e soprattutto mie insistenze, notevoli difficolta' nel salutare. Talvolta con le persone che conosce bene accetta di dare il bacetto o fare ciao con la mano, ma raramente dice ciao o buongiorno (fatti salvi gli stretti familiari).

Vorrei sapere, anche in vista dell'ingresso alla scuola elementare, se c'e' qualcosa che possiamo dire o fare (o non dire e non fare) per aiutarla a superare queste difficolta' e inibizioni e se, a vostro avviso, necessitano di quanche intervento terapeutico o sono presumibilmente destinate a scomparire con la crescita.

Infine, avendo la mia famiglia subito dei lutti circa due anni fa, vorrei conoscere il Vostro parere in merito all'eta' giusta per parlare a mia figlia di questi fatti.

La bambina e' molto sensibile e dimostra, dalle considerazioni che fa su svariati argomenti, una notevole maturita' e profondita' di sentimenti. Essendo io credente a volte mi pongo anche il problema di come spiegarle questi fatti in un modo per lei accettabile.

Da ultimo, ritenete che gli avvenimenti sopra raccontati possano aver creato una certa ansieta' da parte mia e di mio marito che, non volendo, si ripercuote negativamente sulla bambina? O, come mi ha accennato la maestra, potrei aver inconsapevolmente "riversato" su Sandra, in qualche modo "opprimendola" ed inducendola,sempre incosciamente, ad avere paura di deludermi?

 

Gentile Signora,
innanzitutto grazie per tutte le informazioni dettagliate che ha voluto riferire, preziose per un quadro della situazione il più possibile esauriente; in secondo luogo, invece, complimenti perché lei e suo marito state facendo di tutto per offrire alla vostra bambina una vita stimolante e variegata, ricca di motivazioni e messaggi positivi e sani.

Al di là di tutto ciò, la prima cosa che mi sento di dirle è che, SENZ'ALTRO, nella sua giovane vita Sandra ha già fatto grossissimi progressi che, ora come ora, possono soddisfarvi completamente: il suo livello cognitivo è presente e consistente, la sua rete di figure di riferimento ricca e valida, la sua socializzazione sicuramente avviata e ancora attivamente in corso, e anche la sua crescita corporea è sostenuta da una sana iniziativa sportiva !

Direi così che, data la situazione, la nostra disanima può concentrarsi su due aspetti del quadro che, comunque e ribadisco, è complessivamente positivo: un aspetto interiore ed uno esterno.
Voglio dire che nella vita di ciascuno sono importantissime le caratteristiche e le risorse personali ma anche che, e specialmente nell'età evolutiva, fondamentali sono gli stimoli e gli accadimenti che dall'esterno arrivano a stimolare la personalità e il suo adattamento alla realtà.
Partiamo dal primo dato, cioè dalla persona di Sandra: Sandra è finora cresciuta positivamente perché ha ricevuto degli stimoli ma anche perché così doveva essere. La natura, ossia, ha fatto il suo corso, predisponendo e permettendo alla bambina di trovarsi bene al mondo.

Nonostante ciò, però, certi suoi tratti di base sono molto probabilmente destinati a rimanere tali . Ad esempio: non le piace esibirsi in pubblico? Ebbene, questa tendenza od esigenza personale di Sandra, potrebbe rimanere tale, appartenendo ad un quadro di personalità presente e vivace, ma riflessiva e riservata. Questo non significa smettere di stimolarla in tal senso, ma anche di farlo gradualmente ed accettando le sue "prestazioni", onde tutelarne l'agio e il benessere e così evitarle dei veri "blocchi". Così, tanto per dare una risposta specifica, è bene che insieme alle sensibilissime maestre che avete trovato la fortuna di incontrare, troviate per la piccola un ruolo adeguato nella recita di Natale: non l'angelo o la Madonnina, per intenderci, ma una figura del "coro", non propriamente di spicco, da cui Sandra possa osservare la realtà, rassicurarsi e provare l'ebbrezza del palcoscenico e degli applausi dei parenti in visibilio.

C'è poi la questione dei saluti: l'educazione è importantissima, su questo non si discute, ma un bambino così piccolo ha ancora diritto di digerirla, di avvicinarsi alle persone, soprattutto estranee, fino al punto in cui si sente, anche perché il "buongiorno" o il bacetto non siano esibizioni ma gesti spontanei ed entusiasti. Visto, comunque, che lei è un genitore tanto attento e sensibile, quello che osserverei ma senza un briciolo di allarme, è il perfezionismo di Sandra che la porta a fare le cose o al massimo oppure per niente. Sicuramente intorno a questa bimba , e dalla lettera si evince benissimo, ruotano tante attenzioni e tante cure: ebbene, proprio le stesse possono farla sentire molto "centrale" verso se stessa e per gli altri, tanto da perseguire certi comportamenti quasi con un filo di ossessione. Ecco: questo sarebbe sicuramente pericoloso, glielo dico sinceramente, anche se non si tratta di adesso e confidando nella sua profonda comprensione.
Fra un anno Sandra andrà alla scuola elementare e vedrà quanto diventerà autonoma e spigliata! Fra qualche tempo non la riconoscerà nemmeno perché con ogni suo comportamento le invierà un messaggio tipo "Mamma: io vado !". Ed è esattamente questo che la deve aspettare !

Passiamo dunque al secondo aspetto, quello riferentesi al mondo esterno e al bombardamento di stimoli ed esperienze che invia al bambino: qui sicuramente, e ancora di più trattandosi di una bambina così piccola, è necessario il filtro della famiglia nella presentazione e nella lettura dei fatti, anche se poi la piccola si farà ed ha diritto di farsi un'opinione personale.
La morte è una dura realtà contraddittoriamente (ma solo in apparenza) appartenente alla vita stessa, pur essendone l'opposto (almeno su un piano razionale) : perciò neanche i bambini devono esserne esclusi. E anche qui vige il principio della gradualità: sicuramente, ad esempio, è complicatissimo spiegare ad un bambino che una persona può togliersi la vita, ma parlare di morte si può, anzi, si deve. Perché il non detto, il non spiegato, l'occultato, l'omesso, il nascosto può solo far danni , mi creda.

Così ciascuno fa le sue scelte di motivazioni e linguaggio (ad esempio, scegliendo la via religiosa) e spiega al bambino la ragione delle cose, prefiggendosi innanzitutto di riuscire a farsi capire bene, soprattutto attendendo le domande del bambino stesso, oppure cogliendo sapientemente delle occasioni favorevoli al discorso. Per approfondire questo argomento la affido con vero cuore ad un libro splendido:
di ZATTONI e GILLINI
PROTEGGERE IL BAMBINO
Ed. Ancora

....sono sicura che lo leggerà di certo, e magari ne riparleremo!

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 2, Gennaio 2005.

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