- Categoria: Immaturità, ritardo nello sviluppo
Sindrome vago vasale
Il mio figlio maggiore di 10 anni (ne ho altri due uno di 9 e uno di 7), ha manifestato quella che poi è stata diagnosticata semplicemente come sindrome vago vasale, attraverso tre diversi episodi.
Il primo si riferisce allo scorso anno nel mese di maggio in classe durante la lezione di scienze, dove improvvisamente dice di aver sentito un forte dolore al fianco destro e di aver pensato di avere un'attacco di appendicite in seguito al quale si è molto spaventato e quindi ha cominciato a gridare e ad ansimare con la conseguenza di diventare prima bianco cadaverico ed in stato confusionale e poi rosso invasato e con una forte tachicardia che poi a detta della maestra che lo ha "auscultato" aveva strani battiti cardiaci ossia aritmie e tachicardie. Prima che io ne fossi informata hanno risolto chiamando un'autoambulanza e portandolo all'ospedale, dove dopo alcuni accertamenti (cardiogramma e visita generale) hanno diagnosticato che si trattava di sindrome V.V.
Una settimana dopo questo episodio (era a casa a causa di una modesta gastroenterite e una leggera febbre - nulla di eccessivo o particolarmente debilitante), la mattina mentre gli stavo offrendo del tè per colazione ha avuto un'altro attacco dicendomi che aveva un forte dolore al rene sinistro, quindi si è messo a gridare fortissimo e poi si è accasciato diventando bianco con le labbra grigie (uno spavento terribile) e completamente immobile (ho potute realizzare che non stava respirando e non aveva polso). Siccome non sono un dottore terrorizzata al massimo ho chiamato l'ambulanza e quando loro sono arrivati (dopo circa 5 minuti) il bambino si era appena ripreso ma stava ancora in stato di torpore. Comunque ricominciava ad avere un ottimo rapporto spazio tempo. Di nuovo in ospedale e questa volta oltre al cardiogramma anche l'elettroencefalogramma e gli esami del sangue. Tutto negativo. Quindi diagnosticato il tutto con sindrome V.V.
Arriviamo a dicembre di quest' anno e casualità mi trovo nella sua scuola per un colloquio con un'insegnante e vengo chiamata d'urgenza perchè lui di nuovo si sta sentendo male. Arrivo in classe e lo trovo in questo stato: rosso invasato, respiro affannoso occhi socchiusi che guardano in alto duro come un bastone e che non riesce a parlare. Comincio a parlargli io con calma gli faccio vari complimenti per la sua classe scherzo con i compagni e ad un certo punto dopo circa due minuti in cui lo massaggio e lo accarezzo vedo che comincia a calmarsi e ad avere uno sguardo normale quindi riesco a farlo alzare e a fatica (aveva le gambe durissime) lo porto fuori dalla classe dove piano piano riesco a riportarlo alla normalità (lui perchè io anche se
non lo davo a vedere stavo morendo dalla paura).
Quindi lo faccio visitare dal nostro medico che non trova nulla di strano. Gli chiedo che cosa gli fosse accaduto e mi spiega che stava guardando in maniera fissa una cartina geografica sul suo libro e alzando gli occhi improvvisamente ha sentito un dolore alla testa in seguito al quale gli è sembrato che la testa cominciasse a bruciare. Quindi si è molto spaventato ecc......
Ho parlato con il suo pediatra il quale mi dice di non dare peso agli eventi che sono una situazione passeggera e che gli passerà con la crescita (vi do le sue misure fa 11 anni a febbraio ed è alto 1.60 m. e pesa 50 Kg. - longilineo con tendenza al muscoloso, non credo sia sviluppato in quanto ha gli organi genitali ancora piccoli e rosei non ha peli da nessuna parte).
Ha tentato di avere un altro episodio recentemente in seguito ad un accesso eccessivo di tosse in cui ha creduto di non poter più respirare, che ho risolto da sola e senza farlo visitare più da nessuno.
Mi resta solo una perplessità andrà davvero tutto bene?? Che cosa ha? Che cosa gli capita?
Se mi sapete dare dei suggerimenti ve ne sarei davvero molto grata.
Cara signora,
la sindrome vasovagale o sindrome vasodepressiva o svenimento comune, e' in assoluto la piu' frequente causa di sincope in eta' pediatrica ed adolescenziale.
Per sincope si intende una perdita improvvisa e transitoria della coscienza con incapacità di mantenere il tono posturale per una riduzione o interruzione del flusso sanguigno cerebrale. Si differenzia dalla lipotimia che, invece, pur provocando gli stessi sintomi, ha un decorso più lento; di conseguenza, il bambino ha la possibilità di avvisare chi gli è accanto, di sedersi o di sdraiarsi.
E' dovuta ad una marcata vasodilatazione periferica che si instaura e si mantiene in via riflessa e che sembra determinata da un improvvisa sostenuta inibizione del tono "simpatico" vasocostrittore.
Tra i fattori scatenanti le emozioni, l'ansia, gli ambienti caldi, la paura, la fatica.
In genere è preceduta da sintomi premonitori, quali profondo senso di angoscia, pallore, sudorazione, sbadiglio, obnubilamento del visus, ronzio auricolare, malessere epigastrico, nausea, capogiro, vertigine.
La diagnosi si basa sul Tilt test .
Il Tilt Test viene eseguito isolatamente od al termine di una serie di esami diagnostici.
Viene anche chiamato test dell'inclinazione passiva e si esegue facendo assumere al paziente la posizione eretta a 80° per un tempo massimo di 45 minuti.
Il lettino è inclinabile, per mezzo di un motore elettrico; inoltre è fornito di una pedana di sostegno dove poggiare i piedi e di cinghie con cui avvolgere il corpo.
In tal modo si può creare un sequestro di sangue venoso nella parte inferiore del corpo dovuto sia alla forza di gravità che al venir meno dell'azione di pompa venosa che viene esercitata dalla contrazione muscolare.
In età pediatrica è possibile effettuare correttamente l'esame dopo il compimento dell'ottavo-nono anno di età, dal momento che è necessaria la massima collaborazione ed autonomia del bambino (essendo preferibile l'assenza dei genitori dal locale dove viene eseguito l'esame, per ridurre al minimo gli stimoli psicologici sul bambino).
Va spiegato al bambino che il lettino si muove una sola volta dalla posizione orizzontale a quella verticale (80°). Prima dell'esame è necessario illustrare e far firmare il consenso informato ai genitori.
Il bambino deve essere digiuno da almeno tre ore. Vengono misurati il peso corporeo, la statura in piedi, la pressione arteriosa a riposo, eseguito l'elettrocardiogramma di base; viene introdotta una agocannula al braccio destro, nel caso in cui possa servire l'infusione di farmaci di emergenza. Successivamente, vengono applicati otto elettrodi, di cui quattro per l'elettrocardiografo e quattro per le derivazioni sul monitor; viene applicato il bracciale della pressione arteriosa all'arto superiore e collegato allo sfigmomanometro aneroide fissato alla parete. Infine vengono applicate le cinghie avvolgenti sul corpo del bambino (onde evitare che in posizione eretta possa cadere), si riducono il più possibile le fonti luminose (artificiali e naturali), si interrompono le comunicazioni telefoniche in modo che l'ambiente sia il più possibile privo di stimoli.
L'esame prevede la costante presenza del medico e dell'infermiera. Prima dell'inizio del test, l'infermiera deve verificare che siano pronti i kit dei farmaci di emergenza. Posto il letto in posizione verticale, il bambino dovrà continuare a sentirsi tranquillo e deve avere fiducia nel medico e nell'infermiera che lo assistono.
Prima di iniziare l'esame si raccomanda al paziente di riferire eventuali sintomi; successivamente si inizia facendo partire il cronometro e la registrazione in continuo dell'elettrocardiogramma.
Ogni tre minuti vengono annotati frequenza cardiaca, valori di pressione arteriosa sistolica ed eventuali sintomi. La durata massima dell'esame è di 45 minuti.
L'esame viene considerato negativo se non si manifestano comportamenti patologici di ritmo e pressione arteriosa ed il paziente non accusa sintomi.
In caso contrario, appena il medico registra un calo patologico della pressione e/o della frequenza cardiaca o qualsivoglia altro fenomeno indesiderato, invita l'infermiera a riportare il lettino, mediante un pedale elettrico, in posizione orizzontale.
L'analisi dei dati registrati (frequenza cardiaca, pressione arteriosa, tracciato elettrocardiografico) aiuta il medico ad individuare le possibili cause del disturbo: problemi cardiaci, neurologici.
Quando i parametri sono tornati alla normalità e si è certi che il bambino è ben orientato, lo si fa sedere sul lettino, si tolgono gli elettrodi, gli viene fornita una merenda, accompagnata da un succo di frutta.
Successivamente, viene rimossa l'agocannula dalla vena e dopo circa 15 minuti dal termine del test il bambino può mettersi in posizione eretta; tuttavia, è necessario che sia ancora sorvegliato per alcuni minuti per accertarsi che il suo stato fisico sia ottimale. Al termine del test si svolge un colloquio con i genitori ed il paziente. Il medico e l'infermiera forniscono consigli sullo stile di vita da praticare: ad esempio evitare la postura eretta per lungo tempo, in ambienti caldi e/o affollati ed in estate, con l'aumento della temperatura, fare uso di sostanze stimolanti come il the, caffè o coca-cola, evitando nel modo piu' assoluto la disidratazione.
Un piccolo adiuvante potrebbe essere, in quei pazienti in grado di riconoscere i sintomi premonitori, l'assunzione della posizione supina, emettendo qualche colpo di tosse allo scopo di mantenere una perfusione cerebrale adeguata.
Anche l'aumento di assunzione di sale con la dieta, se non controindicato, puo' sortire parziale beneficio.
I risultati forniti dal Tilt Test sono di grande ausilio per il medico che lo ha richiesto, sia per orientare il paziente verso una condotta di vita più corretta che gli consenta di evitare il ripetersi dei sintomi, sia per l'eventuale inizio di una terapia medica.
copyright © Educare.it - Anno V, Numero 3, Febbraio 2005

