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Parlatore tardivo

Sono una mamma di due bambini, la grande 8 anni e il piccolo 24 mesi. Il bambino adesso ha appena compiuto i due anni e la sua unica parola di senso compiuto è "mamma", niente altro! E' un bambino nato con cesareo perchè podalico, ma per il resto sanissimo, non ha mai avuto
alcun problema, ha iniziato a camminare con sicurezza a 17 mesi.

Non riesco a ricordare quando abbia pronunciato la parola "mamma", ma posso affermare prima dei diciotto mesi e comunque da allora non ha aggiunto una sola parola al suo vocabolario. Io l'ho già fatto vedere da una logopedista: del tutto appurato che ci sente benissimo, anche quando è rivolto in un'altra direzione, esegue i comandi che gli vengono chiesti; lei mi avrebbe consigliato di aspettare altri sei mesi, ma io mi chiedo se nel frattempo ci sia qualcosa da fare per aiutarlo a sbloccarsi.
Di sicuro non è stato un bambino che, nei mesi prcedenti,  emetteva gorgheggi o eccessive lallazioni, adesso, per conto suo lo sento gorghegiare, sillabare "lalala" o "tototo" e a volte musicare insieme sillabe diverse, ma se gli viene richiesto di ripeterle si interrompe.
Non pronuncia alcuno dei nomi di famiglia, nè babbo, nè nonna, nemmeno il nome della sorella che pure è facilissimo: Anna.
Non ripete i versi degli animali, sebbene viviamo in campagna con cani e gatti, non ripete i suoni classici del treno "ciù-ciù" o delle macchine "brum brum" anche quando noi ci mettiamo davanti a lui a ripeterli.
La sorella alla sua età, pur non essendo stata precosissima nel linguaggio, aveva un vocabolario già motlo sviluppato.
A volte rivolti allo specchio, io e lui, mi metto a sillabare "cac-ca" riferendomi al pannolino, ma lui ride semmai, ma non ripete.
Ho notato che non c'è verso di fargli emulare suoni, i gesti sì, quelli li ripete, batte le mani quando glielo chiediamo oppure si nasconde gli occhi per fare "bobo-settete" finge di lavarsi denti quando vede la sorella farlo, manda baci con le labbra e con le mani e tanti altri gesti quotidiani.

E' un bambino sereno, allegro, al mattino resta con la nonna e al pomeriggio sta con me e la sorella, poi la sera torna anche mio marito, vede altri parenti quotidianamente.
Non frequenta spesso coetanei ma dal prossimo settembre lo inseriremo in una scuola materna con una sezione nido.
La sua "caparbietà" di non voler ripetere alcuna parola, rispecchia alla perfezione  il suo carattere, testardo e permaloso, si arrabbia facilmente, piange e strepita, ma poi è affettuosissimo.
A volte, quando insisto nell'emettere dei suoni davanti a lui, mi sembra di vedere uno sforzo da parte sua, seppur impercettibile, nel voler riprodurre il suono. Poi lui sembra stufarsi, ride, grida o fa il buffone ed ho come l'impressione che voglia distrarmi  o portare l'attenzione su qualcos'altro.
Magari è solo una mia impressione, ma mi chiedo se ci sia qualche accertamento clinico da poter eseguire o qualcosa di più specifico che anche  noi di famiglia possiamo farlo per stimolarlo.
Vi ringrazio per i vostri consigli e scusate la lunghezza della mia lettera.

 

Gentile Signora,
la descrizione che fa del suo bambino può orientare verso la definizione di “parlatore tardivo”.
I bambini “parlatori tardivi” sono quei bambini che sviluppano il linguaggio tra i 24 e 36 mesi.
Dalle sue parole emerge anche incertezza sull’origine di questa lentezza nello sviluppo del linguaggio e su cosa è meglio fare.
Questo sfondo di incertezza deriva da un aspetto peculiare dello sviluppo del bambino: l’evoluzione del linguaggio è molto variabile, può presentare notevoli differenze da un bambino all’altro.
In genere, i bambini acquisiscono le strutture fondamentali del loro linguaggio natale entro i 4 anni, ma una significativa minoranza di bambini non apprende il linguaggio in tempi normali.
Le ricerche convergono nell’affermare che non esiste uno sviluppo "normale” se con il termine "normale" si intende un quadro unico, universale di sviluppo seguito da tutti i bambini sani, in qualsiasi comunità linguistica. La variabilità nello sviluppo del linguaggio riguarda sia il ritmo di sviluppo sia variazioni qualitative nello "stile" di sviluppo.

A questa età, con un profilo di sviluppo come quello del suo bambino, è consigliato l’intervento mirato solo se necessario. Altrimenti è importante seguire lo sviluppo con un monitoraggio periodico dello sviluppo linguistico per valutare i progressi e intervenire con una presa in carico adeguata se i progressi non si evidenziano, come vi è stato indicato dalla logopedista.
È importante verificare che l’udito sia normale, ma dobbiamo tenere presente che non basta udire per comprendere. Se il suo bambino esegue le richieste che gli vengono rivolte, significa che è ad un adeguato livello di comprensione. 
Il linguaggio viene appreso attraverso l’evoluzione di un complesso sistema di processi cognitivi, relazionali e affettivi. Dobbiamo anche tenere presente che le parole servono per comunicare ma la comunicazione va oltre le parole. Dalla sua descrizione, il suo bambino è un buon comunicatore, anche nella relazione, se “sa” come distogliere la sua attenzione, quando lei chiede qualcosa di poco piacevole o molto faticoso!
Un buon comunicatore che usa molti gesti, soprattutto se li usa per dire qualcosa, non solo come esecuzione di una richiesta, comportamento piuttosto normale nei parlatori tardivi.
Le suggerirei di lasciare alla logopedista “la misurazione” della comprensione, ecc, perché continuando a mettere alla prova il bambino con richieste improvvisate, rischia solo di aumentarsi l’ansia e sprecare occasioni di relazione significativa che è la condizione più importante per lo sviluppo linguistico. Può invece collaborare con un’osservazione libera ma abbastanza sistematica “a posteriori”, con il tenere un diario delle novità di comunicazione, (non solo di parole nuove)

Cosa fare

Prima di tutto è necessario rimandare le preoccupazioni alla prossima valutazione logopedica. Spesso è utile tenere un quaderno apposta per questo scopo: appuntare tutte le domande che vorrebbe porre agli specialisti, e poi dimenticarsene fino alla visita. So che non è facile non preoccuparsi, ma rimuginare dubbi e ansia non lascia troppo spazio alle azioni costruttive.
Poi, altro sforzo molto impegnativo per le mamme: eviti accuratamente la richiesta di ripetere parole, di imitare parole e / o sillabe e simili.
Ripetere o imitare al di fuori di un gioco proposto dal bambino stesso, non ha senso e i bambini mal sopportano queste richieste. Sono un non – senso nella comunicazione, non capiscono perché, sono esecuzioni per le quali non sono ancora pronti, anche se a noi sembrano semplici.
Altro comportamento da evitare accuratamente è il fingere di non capire quando invece abbiamo capito, per indurre il bambino a ripetere quello che ha detto. I bambini colgono benissimo questa finzione e giustamente si rifiutano, ma soprattutto per i bambini più sensibili, la finzione lascia tristezza.
Ancora: non si tratta di un “blocco”, ma di un’evoluzione diversa e rallentata. Non si arrovelli a cercare qualcosa che come una chiave magica “sblocchi” le parole.

Così è libera di essere “normale” con il bambino. Nella vita quotidiana così come nei momenti di gioco.
Nel gioco, segua l’interesse del bambino, le sue proposte di gioco, la sua comunicazione cercando di comprendervi bene anche se parole o la grammatica sono scarse o irregolari.
Cerchi di sostenere e incoraggiare ogni tentativo di comunicazione, facendo attenzione (e un po’ di esercizio) a seguire la direzione dell’interesse del bambino. Faccia proposte più che richieste. Condividere o accettare proposte può anche essere, eseguire richieste, no.
Cerchi di usare un linguaggio ancorato al contesto, dirigendo l’attenzione del bambino sugli oggetti reali, che sono presenti o che state usando, così da favorire l’organizzazione della rete di significati codificati dalle parole. Accompagni il linguaggio con gesti, tutti quelli che le vengono spontanei, per sostenere la comunicazione e facilitare la comprensione.
Ottimo strumento sono i libri illustrati. Seduti comodi, fianco a fianco, in modo che il bambino possa agevolmente seguire il racconto, guardando le immagini. Legga alcune parole e alcune frasi, indicando con il dito mentre legge: è un modo per orientare l’attenzione visiva e insieme uditiva sulle parole.
Commenti, racconti, faccia domande di conversazione, possibilmente domande che a cui il b possa rispondere con gesti, e se non risponde, lei vada avanti, preoccupandosi solo che il bambino sia attento a quello che state facendo. Facilmente, se non è abituato, all’inizio sarà difficile catturare la sua attenzione e il suo interesse. Pian piano, riproponendo questo modo di condividere la lettura, diventerà un momento interessante e in cui le parole possono emergere.
Per alcune storie, se possibile, riproducete la storia con pupazzetti, con giocattoli: è un buon modo per rappresentare semplici storie in semplici sequenze di eventi.
Scelga, anzi scegliete i libri con cura. Molti dei libri che troviamo in commercio sono poco apprezzati perché, a mio avviso, sono davvero insulsi. Scegliere con il bambino è un buono modo per educare un futuro lettore (molti si lamentano che i bambini e i giovani non leggono … ma non hanno mai visto leggere in casa, e non sono stati educati a scegliere i libri) E visto che lo legge lei, deve piacere anche a lei.
Anche i cartoni animati, visti insieme, sono un buon strumento di conversazione. Anche per film e cartoni va fatta una scelta accurata, evitando sia contenuti insulsi sia quelli veloci e con immagini troppo affollate (come sono alcuni cartoni di tipo giapponese).

In conclusione, si sperimenti nel creare queste buoni condizioni di comunicazione, non è facile ma pian piano troverà i modi migliori per voi. Raccolga per scritto le novità, saranno di aiuto alla logopedista per proseguire le osservazioni e decidere gli interventi più adeguati.

PS: cerchi, per quanto possibile, di educare il bambino a masticare molto con “i denti grandi” (premolari e poi molari). È un ottimo modo per allenare la motricità fine degli organi fonoarticolatori. Ci vuole molto tempo e pazienza ma è un buon modo per aiutare la chiarezza della pronuncia, quando le parole cominceranno a comparire.

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