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Ritardo linguistico

non-parlaLa mia bambina avrà fra pochi giorni 2 anni, è nata a 41 settimane, mai presentato nessun problema. Si è seduta a 6 mesi e ha camminato a 11 con i primi passetti. Ha sorriso presto e riso socialmente, mangia senza problemi (se non qualche volta le verdure) ed è capace già da tempo di mangiare da sola e bere dal bicchiere. Capisce subito come funziona un gioco, il mese scorso le è stato regalato un bambolotto e lei ha preso subito il biberon giocattolo e ha dato la pappa al bambino. E' bravissima nei movimenti e ad arrampicarsi, sposta la sedia per salire dove vuole arrivare, purtroppo anche sul seggiolone.
Il problema, UNICO, è il linguaggio. In tutte le sue forme, anche nella comprensione.

Se il la chiamo per nome e le dico di arrivare che c'è la pappa arriva subito, se dico pronto mi passa il telefono, se il telefono squilla lei risponde ma rimane in silenzio ad ascoltare, se dico ciao lei ricambia con la manina... ma tutto il resto? Un vuoto. Premetto che la bambina ha lallato tardissimo e non ricordo neanche più quando, ricordo solo di essere stata preoccupata per quest'assenza di lallazione. Ad oggi invece è un continuo di papapapa mamamama caccacaca, vavavava quasi sempre, se non esclusivamente, con la a. Ho notato che questa lallazione sta diventando anche molto più frequente ma più in là non andiamo. Se io inoltre le chiedo di portarmi qualcosa non lo fa e credo non mi capisca. Credo che lei riesca a comprendere delle parole chiave, le più usate: mamma, papà, cane, acqua, pappa, pronto e ciao ad esempio, ma poi và a finire che non capisce un semplice comando come: "portami la palla".
La bambina frequenta l'asilo da settembre e io forse stupidamente ho pensato potesse aiutarla, ma così non è stato. Le maestre mi hanno sempre tranquillizzata riguardo la bambina, ma ora anche loro mi stanno facendo notare che è in dietro rispetto agli altri, soprattutto nella comprensione più che nel linguaggio.
La bambina è allegra, giocherellona, sveglia e sembrerebbe anche furba, non riesco a capire come sia possibile un problema che riguardi solo la sfera del linguaggio. Sto per il momento prenotando le visite specialistiche, ma dovendo fare in primis quella dell'udito la diagnosi si farà attendere e questo limbo di incertezza mi sta facendo vivere poco serenamente... cosa devo aspettarmi? Anche il problema della scarsa comprensione è risolvibile dalla logopedia?
Vi ringrazio

sostieni_educareit

 

Gentile signora,
La descrizione che lei fa della sua bambina è molto chiara, anche se, ovviamente, non sufficiente per un'ipotesi di diagnosi né, tantomeno, di un eventuale intervento.

È proprio la diagnosi la base di partenza per progettare l'intervento necessario, se necessario, in presenza di ritardo / disturbo di linguaggio.
Ma la diagnosi, in questo ambito, è un processo che può essere anche lungo, quindi faticoso se in presenza di ansia e incertezza.
Sicuramente la prima cosa da fare è proprio quella che lei ha fatto: indagare la eventuale presenza di disturbi uditivi. Esclusi questi, è opportuna la valutazione del neuropsichiatra infantile, che, in base agli elementi raccolti potrà suggerire altri eventuali esami strumentali e valutazioni, compresa la valutazione logopedica. Talvolta il neuropsichiatra infantile ritiene opportuno avviare un monitoraggio dello sviluppo, dando indicazioni ai genitori di tipo educativo, per valutare gli sviluppi spontanei, che sono un elemento importante per la diagnosi.
La diagnosi non è una semplice etichetta, ma è un processo che raccoglie gli elementi per comprendere il profilo del disturbo, gli elementi di evoluzione spontanea, il modo di funzionare della bambina. Tutto questo è indispensabile per l'intervento riabilitativo eventualmente prescritto in base alla diagnosi (o all'ipotesi di diagnosi).
L'intervento riabilitativo, con i piccoli soprattutto, può essere anche quello psicomotorio, talvolta sufficiente al recupero del ritardo.

Un suggerimento: con i bambini piccoli, spesso, sono necessarie sedute di valutazione aggiuntive per dare occasione di far emergere comportamenti significativi, o raccogliere campioni di comunicazione e vocalizzazioni significativi. Vi suggerisco di registrare brevi video di momenti che ritenete significativi, e che possano aiutarvi a raccontare la vostra bambina nel corso delle varie visite e fornire informazioni aggiuntive.
La comprensione linguistica: è normale e quotidiano, per una logopedista lavorare anche sulla comprensione linguistica. Oserei dire che intervenire sul linguaggio (non solo sulla articolazione delle parole) significa intervenire anche sulla comprensione. Comprendo le sue domande sul linguaggio e i sui dubbi sulle capacità di comprensione della sua bambina, ma le suggerisco di chiedere indicazioni agli esperti che incontrerà su come e cosa osservare, perché valutare la comprensione è cosa complessa.

Nel frattempo consiglio di non avere fretta. L'azione più importante l'avete già fatta: attivare il processo di diagnosi.
Ansia e incertezza rischiano di modificare, inconsapevolmente, la relazione spontanea con la bambina. Magari stimolando e richiedendo sul piano linguistico, cosa che risulta pesante e pressante per il bambino piccolo, soprattutto se non è guidata dal riabilitatore.
Inoltre, la variabilità individuale di tempi e modi di sviluppo è davvero molto ampia. È frequente osservare bambini che sviluppano un linguaggio regolare, pur avendo iniziato tardi. Il fatto che le valutazioni siano prolungate è una garanzia rispetto al rischio di una diagnosi affrettata.

 


 

copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 3, febbraio 2014

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