Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Bilinguismo

Sono bilingue Italiano/Spagnolo e con la mia famiglia di provenienza ho sempre parlato spagnolo (con mio padre che è italiano e mia madre che è spagnola). Sono in attesa di un figlio/a. Parlo molto bene l'inglese.

Io vorrei che anche mio figlio diventasse bilingue. Mio marito è italiano e gli parlerebbe in Italiano, anche se comprende bene entrambe le lingue e le parla discretamente.

Mi piacerebbe parlare con mio figlio, da subito in Spagnolo, lingua che avrebbe la possibilità di parlare anche con i nonni materni. Poi, verso l'età di tre anni introdurlo all'inglese. Mio marito sarebbe più contento che parlassi in Inglese al bimbo, ma per me, dal punto di vista sia linguistico (lo Spagnolo è stata la mia lingua madre, la prima che ho parlato) e, soprattutto affettivo (le mie emozioni filiali le ho sempre vissute ed espresse in Spagnolo) questa cosa risulterebbe difficile. Inoltre mio marito ha paura che essendo solo io a parlare la lingua straniera con il bimbo/a questo gli/le possa creare delle confusioni.

Le sarei molto grata se potesse darmi un Suo commento in merito.

 

Buenos dìas, hello, buon giorno Signora,

le lingue, che si tratti di inglese, italiano, spagnolo, non sono che, per così dire, "vestiti", esteriorità, vestiti di parole che si mettono ai pensieri. Quel che conta non sono tanto i vestiti, quanto quello che sta sotto. I pensieri sono il "corpo", la sostanza, l’essenza saliente. Invece di parlare dei dubbi su quali dovrebbero essere i "vestiti" (=lingua inglese, italiana o spagnola) da mettere, Vi inviterei a parlare di tutto ciò che possa stare "sotto" il vestito. Ciò che conta sono i pensieri e le emozioni che intenderete, Lei e Suo marito, comunicare o non comunicare al bambino o alla bambina che nascerà, nonché i pensieri e le emozioni che Vi comunicherete in quanto coppia.

Ogni consulenza è altamente individualizzata e redatta specificatamente per la singola e determinata persona che la richiede, ed è dunque in questo senso insostituibile e imparagonabile a qualsiasi libro: ciò nonostante ci sono dei casi in cui determinate consulenze sono di diretto interesse anche per altre persone (ecco anche un motivo perché le pubblichiamo). Non posso non indicare una di queste consulenze in particolare. Per quanto riguarda i Vostri dubbi, anche quelli espressi da Suo marito a proposito di eventuali "confusioni" linguistiche, Vi consiglio vivamente di leggere: Educare.it - Consulenza: 846 - lingue straniere dove sottolineo l’importanza della qualità della relazione, indipendentemente dalla lingua o da quante lingue quest’ultima si serve e dove cerco di sfatare, in tutti i dettagli, il luogo comune ancora molto diffuso della "confusione linguistica" in presenza di due o tre lingue.

"Ti voglio bene": meglio dirlo in inglese, o in italiano, o in spagnolo? Fa lo stesso. Quel che conta è il tono e la modulazione di voce, l’affetto, il calore, la coerenza con il linguaggio non verbale con cui lo si dice.

Parli (con la lingua e il linguaggio del corpo, degli occhi, delle mani, del cuore) al Suo bambino o alla Sua bambina così come Le verrà spontaneo, ugualmente dicasi per tutte le persone che entreranno in relazione con il baby che nascerà. Se vorrà aggiungere dei concetti anche in inglese o comunque in lingua diversa dalla Sua madrelingua, benissimo. Ma solo se e quando per Lei-madre questo non costituirà alcun sforzo.

Come vede, non solo diverse persone parleranno diverse lingue con il baby, ma anche una stessa persona potrà parlare più lingue: queste costituiscono ricchezza, creatività e flessibilità mentale, come ampiamente provato dalle scienze di psicolinguistica.

Non confusione dunque.

E non dimentichi mai: non sono tanto i vestiti che importano, quanto quello che c’è sotto.

Espero que esta mi exposiciòn pueda ser de aiuda. Saludos

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 1, Dicembre 2001