Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Balbuzie

Mia figlia Caterina ha 26 mesi e, quelli che "la sanno lunga", dicono sia molto precoce ed intelligente. Da circa 15 giorni ha cominciato a balbettare. In particolare ha difficoltà all'inizio della frase, difficoltà che delle volte la portano alla rinuncia, ma una volta "partita" va tutto liscio. Peraltro il fenomeno, oltre ad essere apparso improvvisamente, non è continuo ma va a momenti (all'asilo dicono che non balbetta) ma quei momenti sono intensi. Ci stiamo informando tramite internet, con il pediatra, sentendo i "vecchi saggi" o testimoni privilegiati che hanno già affrontato/subito il problema (mia madre è balbuziente), ma la confusione è grande.
Chi parla di un evento scatenante (il pediatra) chi lo esclude con altre teorie. Noi cerchiamo dei consigli sui comportamenti da adottare, sui motivi scatenanti e sulle evoluzioni possibili. Abbiamo trovato interessante l'articolo di Jaqueline Bickel "La balbuzie primaria e la sua prevenzione" sul sito Psycomedia!
Chiediamo un contributo di chiarezza, grazie.

 

Gentile signore
senza la presunzione di "saperla lunga" in tema di balbuzie, le offro un punto di vista secondo gli elementi che mi fornisce.
La bambina da circa 15 giorni mostra difficoltà nell'iniziare le frasi. Il criterio temporale è importante perché spesso nella crescita compaiono delle difficoltà, talvolta persino delle regressioni, che durano qualche giorno, a volte settimane, ma poi si risolvono spontaneamente. Un problema vero e proprio, invece, permane nel tempo e si presenta in modo stabile. Ci scrive che La sua bambina non balbetta alla scuola materna. Questo è un altro motivo per non considerare con eccessiva preoccupazione o ansia (che colgo tra le righe della sua e-mail) le prime difficoltà di Caterina.
E' molto probabile, a mio avviso, che si tratti di difficoltà transitorie: di natura evolutiva o a base psicologica.
Occorre considerare che le diverse "tappe di sviluppo" richiedono ai bambini l'impiego di "risorse" (cognitive, emotive, fisiche) che non sono infinite. Per questo motivo compiti particolarmente impegnativi come, ad esempio, l'imparare a camminare e a parlare vengono solitamente affrontati in sequenza e non contemporaneamente.
E' possibile che sua figlia, nella sua notevole precocità ed intelligenza, stia dedicando le sue energie a qualche cosa di nuovo, a scapito - in alcune occasioni - del linguaggio. Ma perché proprio il linguaggio, potremmo chiederci. Usando un modello cibernetico, si può ipotizzare che la funzione linguistica a 26 mesi non sia ancora sufficientemente automatizzata e quindi richieda al "sistema" risorse importanti che non sono disponibili. Oppure è possibile che per Caterina il linguaggio rappresenti "la parte debole" (anche per familiarità con la nonna), quella che viene penalizzata per prima quando si rompe uno stato di equilibrio (per cause di diversa natura, interne o esterne al soggetto) e l'organismo viene sottoposto ad una situazione di stress. Ciascuna persona risponde a quelle situazioni in modo personale: c'è chi ha un "organo bersaglio" (stomaco, sfinteri, tic) e chi invece viene colpito sul piano funzionale: sonno, memoria, attenzione ... e linguaggio.
Così ci siamo avvicinati ai motivi più marcatamente psicologici, quelli che il vostro pediatra suggerisce di indagare come causa scatenante.
Una balbuzie situazionale può avere una origine emotiva: alcuni contesti possono generare stati emozionali (sia positivi sia negativi) che la bambina non riesce a controllare (ha solo 26 mesi!) e che la balbuzie contribuisce ad enfatizzare.
Generalmente è più utile non affrontare direttamente il problema, ma cercare di individuarne le cause per intervenire su quelle.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 12, novembre 2002.