Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Non dice il suo nome

Siamo una coppia bilingue: mia moglie è italiana e io sono peruviano (madrelingua spagnola). Sempre ho cercato di parlare con i nostri figli nella mia lingua e fin da piccolissimi hanno dato mostra di capirla ed impararla, fin lì tutto bene.
Il problema è che con il passare del tempo il nostro primogenito, tre anni e mezzo, fa ancora molta fatica ad esprimersi e usa poche parole.
Lui si fa capire bene con qualche frase, mezze parole e gesti, capisce quando gli parliamo in italiano e abbastanza quando gli parlo in spagnolo.

Lui non vuole collaborare quando cerchiamo d'insegnargli nuove parole e sopratutto non vuole dire il suo nome (si chiama Gabriel), quando gli chiediamo come si chiama, lui dice 'nome' o 'tato' o mette la lingua tra i denti e non dice niente. Quando andrà alla scuola materna e ci preoccupa il fatto che non riesca a dire il suo nome e i problemi che questo possa occasionare nel suo inserimento con gli altri bambini, dove tutti parlano. Che cosa dobbiamo fare? Insistere o fare finta di niente?
Quando gli chiediamo di usare le parole per esprimere quello che desidera, anche se abbiamo già capito e non gli diamo retta, lui si offende molto e questo ci rattrista. All'asilo nido ci hanno detto che il ritardo nel cominciare a parlare è dovuto al bilinguismo, quindi: è lecito preoccuparci? devo continuare a parlargli in spagnolo o conviene aspettare che cominci a parlare in italiano?

 

Gentilissimo papà,
il parere degli esperti sulla questione da lei proposta è piuttosto controverso: da una parte ci sono coloro che affermano che il bambino (e più piccolo è meglio è) impara con estrema facilità qualsiasi lingua (e anche più di una) data l'enorme plasticità del suo cervello; dall'altra c'è una corrente che sostiene, proprio come le hanno detto al Nido, che ascoltare ed imparare due lingue, anche se in casa, possa creare ritardi e confusioni.

Io non sono una specialista del settore, ma posso risponderle in base alle mie conoscenze ed esperienze personali e professionali. Si tratta comunque di deduzioni mie, quindi per un parere preciso le darò indicazioni in coda alla consulenza.

Secondo me, il folto gruppo di esperti che si pronunciano sul Bilinguismo ha ragione da entrambi i versanti: è sacrosanto (e beati loro!) che il cervello dei bambini è enormemente plastico e non ha quasi limiti; però, io penso, che nel caso di qualche lieve problematica, relazionale, psicologica ma anche semplicemente fisica, quindi articolatoria o fonatoria (per quelle che vengono chiamate DIFFICOLTA' DI PRONUNCIA), l'impegno di apprendere a capire e ad esprimersi secondo un doppio canale linguistico, si possa creare una sorta di "ingarbugliamento" da cui nascono ritardi, silenzi, espressioni inesatte, integrazioni non ortodosse dei due codici linguistici.

Nel caso del suo piccolo, e sicuramente simpaticissimo, Gabriel, l'indicazione che più mi fa pensare ad una difficoltà di pronuncia è il fatto che il bimbo mette la lingua fra i denti e non dice niente; inoltre pronuncia parole a quanto vedo molto semplici (nome o tato), mentre "Gabriel" e sicuramente altri sono sicuramente più complessi. Io poi non sono assolutamente esperta di lingua peruviana per cui non so se Gabriel si pronuncia alla stessa maniera in Italiano o in Perù. Col suo silenzio il piccolo (che è ancora molto piccolo!) potrebbe comunicarvi il suo imbarazzo nel carpire la pronuncia giusta.
Anche il fatto che Gabriel si "offenda" quando voi, per stimolarlo, date mostra di non capirlo, potrebbe essere un altro indice di sincera difficoltà.

Lei però, caro papà, non deve assolutamente allarmarsi, perché le difficoltà di pronuncia sono date anche e molto spesso a fattori banalissimi e non ad eventuali malformazioni o fattori interiori.
Talvolta anche solo degli sciocchi ma frequenti raffreddori, traducibili in episodi catarrali che, riempiendo i canali uditivi e nasali, provocano lievi e transitori abbassamenti dell'udito, oppure abitudini come il ciuccio, il dito in bocca o, non so, lo stare molto con la bocca aperta modificando così la corretta posizione facciale e la respirazione, possono incidere sulla produzione del linguaggio.

SENTIRE E' PARLARE! - ha detto qualcuno, ed è verissimo. Quello che potete fare innanzitutto per capire un po' di più di Gabriel, è una cosa importantissima: sondare se il bambino vi capisce (e vi sente), e cioè se possiede quello che viene chiamato LINGUAGGIO, o VOCABOLARIO, INTERNO. Non è una gran parlatore, OK, ma quello che conta alla sua età è che vi capisca: prendete dei libri, dei giochi e chiedetegli di indicarvi prima dei termini molto semplici e poi via via più complessi; aiutatevi anche con delle foto, chiedendogli un ritorno sui nomi di parenti e amici, e anche sul suo.
Ripeto: non ve lo deve dire, ma mostrare di saperlo. E mi raccomando: una lingua alla volta. Un giorno con la mamma in italiano e un giorno col papà in peruviano, e riflettete sulle differenze di pronuncia delle vostre due lingue. Un'altra raccomandazione è di parlargli il più correttamente possibile, ciascuno nella sua lingua, senza usare nomignoli, storpiature, termini dialettali, ma preferendo piuttosto l'estrema semplicità.

Ricordiamo anche che all'età di Gabriel un linguaggio anche molto parziale è ancora normale: arriverà presto il giorno di inizio della scuola materna e per Gabriel sarà sicuramente diverso: al Nido era facile incontrare bambini più piccoli o comunque con un linguaggio incompleto o infantile (non dimentichiamo nemmeno che Gabriel ha un fratellino più piccolo che sicuramente parla in maniera meno evoluta di lui!!); invece alla Materna, il bambino incontrerà altri silenziosi ma anche bimbi (e soprattutto bimbe che a quest'età sono delle gran chiacchierine!) che lo stimoleranno ad esprimersi e a rinforzare almeno uno dei suoi canali linguistici.

Voi, da bravi genitori, segnalate la situazione di vostro figlio alle maestre e sollecitatele a darvi il loro parere ad intervalli regolari, ogni paio di mesi, ad esempio, osservando insieme l'evoluzione linguistica di Gabriel.
Sentite poi anche il parere del Pediatra, che non deve mai mancare.
Se, infine, volete togliervi ogni dubbio, chiedete il consulto di un LOGOPEDISTA: esistono dei simpatici giochi e test che, fatti con una persona specializzata, potranno indicarvi molte cose.

Insomma, io non me la sento di scoraggiarla dal parlare a suo figlio in due lingue: tutti i bimbi che ho conosciuto con genitori di madrelingua diversa, forse hanno fatto un po' fatica, ma ad un certo punto sono "esplosi" nel parlare forbitamente in due lingue.
Un bel vantaggio, no?

 

 


copyright © Educare.it - Anno III, Numero 3, febbraio 2003