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Bilinguismo e dislessia

Buongiorno, mia moglie ed io abbiamo vissuto con un figlio (che ora ha 6 anni) in Italia fino a due anni fa. Successivamente ci siamo trasferiti in Australia. Dato il suo attaccamento a zie e nonne, per nostro figlio è stata piuttosto dura superare il cambiamento, ma non tanto da preoccuparci.

In generale è un bambino molto allegro e sensibile, intelligente, e molto attaccato a noi genitori. Per un anno ha frequentato un buon asilo australiano. Successivamente lo abbiamo iscritto ad una scuola pubblica australiana dove frequenta la prima classe. A casa abbiamo deciso di parlare esclusivamente italiano, mentre a scuola parla esclusivamente inglese, in modo da non confondergli le idee e affinché parlasse esclusivamente con madrelingua in entrambe le situazioni. Di conseguenza, ha un ottima padronanza dell'inglese, e una buona conoscenza dell'italiano, anche se tende, da qualche tempo, a mescolare le regole grammaticali delle due lingue e a fare diversi errori di dizione in italiano.

Quello che ci preoccupa è che comincia a dimostrare, a nostro parere, qualche difficoltà nell'apprendere a leggere e a contare. In particolare, mentre in italiano non va oltre il 10, in inglese ha difficoltà già nella prima decina. Nel leggere, dimostra qualche difficoltà, anche dovuta al fatto che l'inglese non è una lingua fonetica. Per aiutarlo, abbiamo deciso di offrirgli un aiuto a casa nel leggere in inglese, sia utilizzando alcuni testi didattici, sia programmi per computer, mentre trascuriamo l'insegnamento della lettura e della scrittura in italiano, per non indurlo in confusione ma essendo il nostro insegnamento svolto in italiano, la possibilità di confusione è sempre presente. Da sempre passiamo tantissimo tempo leggendogli libri, novelle, ecc. in italiano. E' lui stesso a chiedere di studiare insieme, a casa, mentre non è molto felice di andare a scuola, dove non si sente abbastanza stimolato.

Vorremmo avere qualche consiglio sul da farsi: come articolare l'apprendimento della scrittura, della lettura, e dell'aritmetica fra italiano e inglese, se ci si deve preoccupare di queste difficoltà nel contare (è il caso di effettuare un test per la dislessia? E in quale lingua?), se vi sono correlazioni confermate tra bilinguismo e dislessia come alcuni amici sostengono. Infine, avremmo la possibilità dal prossimo anno di iscriverlo ad una scuola bilingue italiana e inglese, ma ci preoccupa che la lingua italiana parlata da buona parte dei compagni, italiani di seconda e terza generazione, è intrisa fortemente di dialetti che potrebbero peggiorare la qualità del suo italiano.

Cosa conta di più? La possibilità di un background comune con i compagni o un ambiente più vicino culturalmente a quello del paese in cui cresce? Grazie in anticipo per la risposta.

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Gentile Signore,

cercherò di dare una risposta più esauriente possibile alle sue numerose domande.
- Innanzitutto l'analisi del contesto: il vostro bambino sta vivendo una situazione di relazioni e apprendimenti ricca e stimolante, nella quale le possibilità di crescita e sviluppo di competenze si amplifica notevolmente. Mi riferisco in primo luogo al supporto affettivo e all'aiuto che riceve da voi genitori (lettura di libri, novelle in italiano, aiuto nella lettura in inglese di testi didattici, uso del computer); in secondo luogo mi riferisco alla scuola che il bambino sta frequentando in lingua madre inglese, lingua veicolare ormai diffusa a livello planetario, e alla rete di relazioni (immagino anche internazionali) che la vostra famiglia intesse nella realtà australiana. Questo contesto affettivamente stabile e cognitivamente stimolante aiuterà sicuramente il bambino a superare le sue attuali difficoltà.

Entrando nello specifico delle domande sollevate:
- Non si può fare diagnosi di dislessia, se non in presenza di precisi criteri che permangono dopo la frequenza della seconda elementare (cfr DSM IV°- Associazione psichiatri americani). Il bambino dislessico compie errori caratteristici come inversione di lettere e numeri, sostituzione di lettere. A volte non riesce a imparare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come le lettere dell'alfabeto, i giorni della settimana, ecc. Può fare confusione nei rapporti spaziali e temporali (dx - sx, prima - dopo, ieri - domani). Nel caso specifico di un'educazione bilingue, le ricerche attuali tendono ad escludere un rapporto diretto tra il bilinguismo e la dislessia. Esiste semmai una correlazione statistica tra alunni con necessità di apprendere una seconda lingua diversa da quella materna e l'insorgere di alcune difficoltà scolastiche (ad esempio lei ha citato la lettura di alcuni suoni della lingua inglese o la mescolanza di regole grammaticali e sintattiche per un bambino di lingua italiana). C'è da tenere presente un'ulteriore considerazione: in quale lingua pensa o sogna il bambino? Di solito nella lingua materna, quella più vicina agli affetti. Si pensi quindi alla fatica per il bambino di dover "tradurre" il suo pensiero e di comprendere per un tempo relativamente lungo pensieri altrui espressi in una lingua non famigliare: ciò può essere la causa del rifiuto del bambino di sottoporsi all'ambiente scolastico, stancante e frustrante. Ma se vostro figlio a sei anni ha già acquisito la capacità di associare il simbolo grafico (grafema) al suono corrispondente (fonema), non mi sembra si possa parlare di dislessia. Sarà compito degli insegnanti far procedere l'apprendimento in modo armonico, ad esempio parlando in modo lento e ben scandito, utilizzando un lessico adeguato, con l'uso frequente di immagini e schemi.
- Per l'aritmetica il discorso è analogo: il bambino è in grado di associare il simbolo numerico alla quantità corrispondente entro il 10? Se questa è una competenza acquisita, mi sembra secondario il fatto se vi sia o meno l'acquisizione dei nomi inglesi di tali simboli e della sequenza numerica in inglese. Anche in questo caso la sensibilità pedagogica degli insegnanti gioca un ruolo importante.
- Per quanto riguarda la scelta se iscrivere il bambino ad una scuola bilingue oppure in una scuola di madrelingua inglese, credo dipenda dal vostro progetto di vita: se la scuola bilingue è ben impostata, avrebbe il pregio di mantenere viva la lingua madre italiana, e il senso di appartenenza ad una comunità, non trascurando la necessità di una buona integrazione culturale nel paese che vi ospita.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 3, Febbraio 2002

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