Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Disturbo specifico della lettura

A mio figlio, 9 anni, è stato diagnosticato un disturbo specifico di lettura, presso un centro di neuropsichiatria infantile.
Il bambino compensa questo disturbo con un buon livello linguistico ed un'ottima capacità di contestualizzazione dei termini, e ciò ha indotto gli insegnanti a sottovalutare il disturbo stesso.

Ci sono stati consigliati dei cicli di terapia, non urgentissimi, posto il fatto che il problema non sta influendo in modo determinante sulla quantità e qualità dell'apprendimento scolastico, di durata minima di 6 mesi.
Stiamo incontrando enormi difficoltà per trovare un centro accreditato e non troppo distante da casa nostra per i previsti incontri bisettimanali e chiediamo: potremmo noi genitori, documentandoci con testi e materiale specifico e strutturato (mia moglie insegna in una scuola elementare)somministrare al bambino la terapia?

 

Gentili signori
da alcuni anni mi occupo delle difficoltà di lettura e generalmente ho trovato più efficaci le forme di trattamento che possono essere effettuate tutti i giorni, anche per brevi unità di tempo.

E' chiaro che questo è possibile solo se i genitori sono disponibili e sufficientemente competenti.
Dunque, se le premesse nel vostro caso sono buone, mi risulta difficile potervi consigliare esercizi e materiali senza una descrizione più precisa del disturbo che è stato diagnosticato al vostro bambino.
La dislessia, infatti, si presenta in diverse forme, che vengono definite a seconda del modello teorico di riferimento.
Si usa parlare, ad esempio, di dislessie periferiche o centrali, di disturbi a carico della via lessicale o della via fonologica ecc...

Secondo un modello molto diffuso, il buon lettore utilizza in modo sinergico tre processi:

1. periferici: elaborazione dello stimolo (S) fisico in rappresentazione ortografica (Ro)

2. centrali: elaborazione della Ro in rappresentazione fonologica (Rf), secondo almeno due modalità principali:
a) conoscenze semantico/lessicali
b) regole di conversione grafema/fonema

3. fono-articolatori: risposte fisiche e motorie, necessarie per l'emissione vocale dei suoni.

Va da sé che occorre comprendere con la maggiore precisione possibile in quale processo o sub-processo sta il problema, in modo da poter effettuare un trattamento specifico e mirato.

Solitamente è un livello di definizione che attiene alla fase diagnostica, per cui vi consiglio di approfondire questo aspetto con il Centro di neuropsichiatria infantile che vi ha fatto la diagnosi.
Solo allora si potrà definire cosa è utile fare per aiutare il vostro bambino.

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 7, giugno 2004