Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Consigli su ritardo del linguaggio

Buongiorno sono la mamma di due bimbi: Augusto di 4 anni e mezzo e Simonetta di quasi 3.

Augusto all'età che ha ora Simonetta pronunciava circa 15 parole e associava solo "mamma acca (acqua)". Fatto accertamenti presso l'ospedale che mi ha consigliato di cominciare a fare logopedia.

Ad oggi grazie a un suo sblocco e grazie alla logopedista si deve solo perfezionare in quanto parla talmente veloce che si mangia le parole. E' un pò indietro con il disegno. Per lui quindi sono sulla via buona. Con l'altra mia bimba Simonetta (una grandissima furba e da un carattere fortissimo) mi si ripropone lo stesso problema però a mio avviso piu' serio perchè dice si e no un 3 parole (mamma, aia, nnnnn, ao) però a modo suo non stà mai zitta facendo discorsi tutti suoi e pronunciando varie consonanti come la L, P, B, M, N, C, ecc. associate a vocali. Per di piu' prima dell'anno di vita andava già all'asilo nido a differenza del fratello che cominciato ad andare a scuola a tre anni: con lei ho cominciato subito perchè pensavo che il confronto con gli altri bimbi potesse avvantaggiarla qualora fossero insorti i stessi problemi del fratello.

Da circa 6 mesi è seguita anche lei dalla stessa logopedista ma con ridottissimi risultati. Alcune volte sembra che quando gli si parla non ti capisca ma è capace poi dopo un attimo di farti ritornare sui tuoi passi per aver avuto la sensazione che non capisca stupendoti con atteggiamenti e rispondendo manualmente alle tue domande. Potete aiutarmi a darmi qualche consiglio in proposito?

Grazie da una mamma un pò preoccupata.

 

Gentile signora,
è davvero difficile dare dei consigli, pur comprendendo la sua preoccupazione, perché i dati che riporta sono davvero pochi.
I consigli hanno senso e possono essere efficaci e non dannosi solo se si hanno un minimo di chiarezza di idee sulla situazione e in questo caso anche sulla diagnosi.
Lei, infatti non riferisce né la diagnosi né la spiegazione/descrizione che sicuramente i clinici che hanno visitato i suoi bambini le avranno dato sul loro ritardo di linguaggio.
Ho, infatti l'impressione che la sua preoccupazione sia in parte data anche da poca chiarezza sul tipo di disturbo che i suoi bambini manifestano.
Come ho scritto in risposta ad altre consulenza sull'argomento, se un bambino usa meno di 50 parole a 24 mesi, dato condiviso da molti clinici, è opportuno iniziare una rieducazione, cosa che con Augusto ha avuto buoni risultati.
È significativo che Lei parli di "sblocco": termine che viene usato in genere quando non si ha bel chiaro cosa è avvenuto: il linguaggio non si "sblocca", si evolve, si sviluppa. Talvolta ci sono evoluzioni così veloci, che sembrano uno "sblocco" ma in realtà sono semplicemente molto veloci. L'aspetto importante per un clinico è individuare i processi che nel bambino stanno evolvendo.
Ora Lei è preoccupata per Simonetta perché ha quasi 3 anni e da 6 mesi è in terapia "dalla stessa logopedista del fratello, ma con ridottissimi risultati". Sembra attendersi qualche altro miracolistico "sblocco". Forse nemmeno 3 anni sono pochi e lei deve pazientare.

Che cosa dice la logopedista?

Pazientare con fiducia (anche nella logopedista): è vero che Simonetta dice 3 parole comprensibili, ma il fatto che non stia mai zitta con "discorsi tutti suoi" mi fa pensare che in realtà la bambina stia sviluppando davvero il linguaggio ma con grosse difficoltà nella realizzazione fonologica che rendono incomprensibili le parole dette (sempre che sia aderente al contesto).
Le consiglio di valutare l'opportunità di ricontattare i clinici che hanno fatto la diagnosi e la prescrizione di intervento terapeutico per i suoi bambini, a chiedere loro spiegazioni e chiarimenti sul tipo di problema, sulla sua evoluzione e su eventuali consigli di comportamento e di azione nei confronti dei bambini.
È oltretutto importante che lei incontri la logopedista chiedendo il suo punto di vista sui suoi bambini e consigli, che saranno sicuramente molto precisi data la conoscenza dei bambini.

Al di là dei pochi elementi che Lei riferisce, ritengo opportuno consigliare almeno due comportamenti.
Il primo è quello di non fingere mai di non capire se in realtà ha capito la comunicazione di Simonetta. I bambini colgono benissimo la verità e rifiutano questo fingere per loro incomprensibile. (e anche per me, lo confesso!)
La comunicazione è una relazione vitale che va ben al di là delle parole, anche in espressioni quotidiane e semplici. Fingere di non capire equivale a un rifiuto, ad un allontanamento che rattrista. Le esplicito questo perché sento spesso dare questo consiglio, come se bastasse a far parlare bene un bambino (che se parla male non è certo per sua decisione intenzionale, ma forse per difficoltà di altro tipo).
Il secondo è quello di leggere e raccontare fiabe, commentando personaggi ed eventi, guardando insieme le immagini dei libri, così come guardare insieme qualche programma televisivo per bambini (cosa spesso inevitabile), essere con loro per commentare, chiedere, riprendere il racconto. Questo significa creare le condizioni ottimali per quella "immersione nel linguaggio", che è una condizione necessaria allo sviluppo del linguaggio.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 6, Maggio 2005