Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Parole a metà

Buongiorno, sono la mamma di un bambino di 2 anni e 7 mesi. Un problema mi affligge e riguarda il linguaggio del mio bambino. Il suo vocabolario è relativamente ristretto ad una decina di parole: mamma, pappa, papà, nonna, tato e tante parole come "me" che stanno per "mela", "gia" per giallo.

Devo fare la premessa che fino a agosto ha passato la maggior parte del tempo a nanna nel senso che essendo particolarmente buono, riuscivo a farlo dormire fino a 15 ore al giorno e più. Una volta sveglio però ne faceva anche per i momenti di sonno, intendo dire che non rimaneva fermo e tranquillo.

Non è stato mai abituato a stare con altri bambini ma sempre con me e quindi credo che il ritardo nel parlare sia dovuto anche a questo. Nei momenti in cui era sveglio io non lo stimolavo molto anzi quasi per niente perchè vedevo che lui giocava tranquillo e se intervenivo sembrava quasi gli dessi fastidio e quindi lo lasciavo libero. Nonostante fossi io il punto di riferimento non è attaccatissimo a me, mi vuole bene ma non si dispera quando, raramente, mi distacco da lui.

Un bambino estremamente sensibile e attento a ciò che lo circonda, molto intelligente. Obbedisce a tutto ciò che gli si chiede fin da un anno. Credo che la mia colpa sia stata quella di non averlo seguito a sufficienza ed avere insisto nel farlo parlare e stimolarlo con libri o altro, anche se come ho detto quando lo stimolavo con dei libri lui si sentiva obbligato, strillava e si contorceva e davanti ad un simile comportamento ho ritenuto a spettare e mettermi da parte e forse ho sbagliato. So che per la crescita linguistica di un bambino è essenziale un ambiente ricco di stimoli e più si parla più ci si abitua a parlare. Per lui l'ambiente era carente e quindi ecco i risultati. Ora me ne pento tanto di ciò che non ho fatto e sono corsa ai ripari.

Da settembre e tutt'ora porto il mio bambino ad una specie di asilo (dico specie perchè è un luogo gestito da due ex maestre d'asilo che danno la possibilità sotto pagamento di lasciare i bimbi di varie età per qualche ora fino a tutto il giorno) ed ho visto dei risultati. Lo lascio tutta la mattina dalle 8.30 fino alle 13.30, è insieme con 5-6 bambini più o meno della sua età. Ora è interessato alla lettura dei vari libretti, ascolta con piacere e fa talvolta i suoi discorsi seppur incomprensibili ma li fa.

Un piccolo traguardo lo ha raggiunto, cerca di parlare ma non è sempre disponibile nel senso che se gli va parla ma se lo stresso dicendogli di dirmi cosa ha fatto, a cosa serve quella determinata cosa alle volte mi risponde nella sua maniera (ed è una soddisfazione bellissima) altre e mi risponde con suoni gutturali.
Ha migliorato un pochino e ne siamo contenti noi genitori anche se vorremmo di più che parlasse di più, forse lui avrà bisogno di più tempo rispetto a qualcun'altro. Non intendo portarlo a far vedere da qualcuno perché credo che sia il tempo quello che a lui serve da voi vorrei però dei consigli o qualcosa che mi servisse per stimolarlo. Oltre a dei suggerimenti magari dei titoli dei libri di cui si avvalgono i logopedisti in cui ci siano degli esercizi specifici per il mio problema. Spero che la mia lunga lettera sia stata da voi letta con attenzione e spero che comprendiate la mia angoscia (parola forse troppo forte).

Vorrei da voi dei suggerimenti che potrei attuare per farlo parlare, delle tecniche o qualcosa che potrei utilizzare per farlo parlare senza fargli pesare il fatto che non riesce a parlare o a dire questa e quell'altra parola.

 

Gentile Signora,
dal suo racconto emergono effettivamente elementi di preoccupazione: il vocabolario ristretto, i discorsi incomprensibili, i suoni gutturali, per il linguaggio.
Il giocare per conto suo, il rifiuto di proposte di gioco o di fiabe per la dimensione relazionale.

La situazione che racconta è complessa e Le consiglio di modificare l'intenzione di "non portarlo a far vedere da qualcuno": per definire il problema del suo bambino è necessaria una valutazione clinica completa e ben definita. Innanzi tutto per definire se davvero il suo bambino ha bisogno di tempo oppure se ha bisogno di condizioni predisposte in modo adeguato per risolvere il disturbo/ritardo di linguaggio.
In secondo luogo, solo chi fa una valutazione del linguaggio da "esperto" Le può dare i suggerimenti adeguati per la situazione del suo bambino.

Non basta la stimolazione.

Anzi talvolta può essere dannosa se la si intende in modo artefatto e forzoso. Inoltre le proposte che si fanno ad un bambino devono essere calibrate sul suo livello di sviluppo e sui processi cognitivi che ha a disposizione in quel momento, e solo chi conosce bene il bambino può darLe le indicazioni adeguate.
Quindi, rifletta sull'opportunità di far valutare il suo bambino da esperti.

PS: per risparmiare tempo può essere utile far fare un esame audiometrico, esame che comunque viene richiesto nelle valutazioni dei bambini con disturbo di linguaggio per escludere perdite uditive anche parziali, spesso causa o con – causa di ritardo di linguaggio.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 7, Giugno 2005