Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Una bambina che non accetta i cambiamenti

Siamo i genitori di una bambina di 6 anni, Barbara, alle prese con una sua ciclica "crisi di rigetto" nei confronti della scuola.

L'antefatto: l'anno scorso, all'inizio del terzo anno di scuola materna, Barbara ha iniziato a manifestare insofferenza nei confronti dell'asilo con urla, pianti che duravano anche nel fine settimana. Ci raccontava che all'asilo aveva pianto "perchè voleva la mamma" oppure il papà. La cosa si è protratta da settembre a marzo, tanto che a gennaio, attribuendo questa insofferenza alla stanchezza del terzo anno di asilo, abbiamo deciso di iscriverla alle elementari, anche perchè Barbara sapeva scrivere e "leggiucchiava".

Nel frattempo abbiamo cambiato casa, siamo andati ad abitare non molto lontano rispetto alla vecchia casa, ma l'appartamento è più grande e Barbara ha la sua cameretta (prima dormiva con noi e suo fratello maggiore di 12 anni, nato dal matrimonio precedente della mamma, non aveva la sua cameretta). Da quel momento Barbara ha paura a rimanere sola, si sveglia la notte alle 4-5 del mattino gridando "mamma dove sei?" e corre in camera nostra, continuando poi tranquillamente a dormire una volta recuperato il lettone (prima non aveva mai dormito nel lettone anche se era in un lettino vicino a noi).

Prima elementare: Barbaraè peggiorata e rifiuta di andare a scuola, piange sempre, sia la mattina per andare, soprattutto quando c'è una titolare in particolare, la maestra xxx, piange la sera. Ha crisi di pianto che durano anche un'ora! E non ci sono buone ragioni valide per farla smettere, nè le promesse di un bel fine settimana da trascorrere assieme, nè il fatto di tentare di farle capire che ognuno di noi ha un posto nella società (forse è un pò presto per questi concetti, ma siamo disperati!). La sua risposta è: voglio stare con la mamma, fare tante coccole con la mamma! A scuola non mangia più nulla, vomita tutto e stamattina ha vomitato anche a casa, quando il papà, dopo innumerevoli tentativi di convincerla ad andare a scuola, ha perso le staffe e l'ha sgridata pesantemente.

Ci attende un lungo ed estenuante fine settimana... Insomma, la crisi dello scorso anno si è ripresentata con la scuola. Un particolare: Barbara quando è a casa si rifiuta di muoversi per qualunque ragione, se, ad esempio, al sabato mattina le propongo di andare a far compere al mercato, grida e strepita che lei non si vuole muovere e ci vuole del bello e del buono per convincerla a seguirmi. Poi, una volta raggiunta la meta, non vuole più tornare indietro e... altri strepiti e preghiere pietose (le tenta sempre tutte).

All'uscita dalla scuola la maestra xxx, quella meno sopportata da Barbara (che l'accusa di essere "cattiva") ci ha detto che la bambina è molto poco matura e con un'aria esasperata ha chiesto "ma di chi è stata l'idea di mandarla a scuola?". Alla materna ci avevano comunque assicurato che Barbara, dopo tre anni di asilo, era pronta per affrontare le elementari ...

La nostra famiglia è serena, Barbara è una bambina amata da tutti, sia dai genitori che dal fratellone: dove abbiamo sbagliato? Grazie per il vostro prezioso aiuto.

 

Carissimi genitori,

è piuttosto difficile per me potermi pronunciare con sicurezza rispetto a questa vostra situazione poiché non ho la fortuna di conoscervi personalmente e di potervi fare altre domande che mi interessano.

Proverò quindi a soddisfare la vostra richiesta agganciandomi ad alcuni passaggi che trovo molto significativi nella vostra lettera. Partiamo dunque proprio dall' "Oggetto", credo proprio da voi indicato : "Bambina che rifiuta i cambiamenti".

Parto allora con la prima ipotesi: non è che Barbara, al contrario, non è stata, soprattutto in passato, facilitata nel tollerare adeguatamente i cambiamenti anche minimi e, ancora di più, le "contravvenzioni", poste dal mondo esterno, alle sue chiare e incrollabili volontà?

Mi spiego, ma faccio prima di tutto una premessa che ritengo utile e doverosa: apprendo che Barbara è nata da un secondo matrimonio, a 6 anni abbondanti, se ho capito bene, dal fratello maggiore, col quale condivide proprio la mamma; immagino, dunque, quanto possa aver significato questa nascita per voi, quanta gioia e soddisfazione vi abbia portato la nascita addirittura di una femminuccia, una vera e propria principessina. Ma non è che la amatissima piccola fin da subito ha manifestato un "caratterino" del tipo : "Se non mi prendete subito su in piena notte faccio il diavolo a quattro.. .o , visto che ho noia di stare in passeggino, se non mi slegate e prendete fra le braccia immediatamente, rompo i timpani a tutti e mi strozzo con le lacrime?".

Perché se così fosse, già parecchie cose comincerebbero ad apparirci più chiaramente: si chiama "dilazione della ricompensa o della risposta" ed indica il meccanismo per cui l'essere umano, fin da piccolissimo, deve, per la sua salute mentale e quella di chi lo circonda e lo ama, abituarsi gradualmente ad aspettare un pochino prima di essere soddisfatto nelle sue richieste. Ciò, ovviamente, non significa che se un bimbo cade, si fa male e sanguina deve aspettare prima di essere soccorso, ma che, se quando ha fame, il latte non è ancora caldo al punto giusto, può ancora aspettare dentro il suo seggiolino senza che gli succeda niente di male. E attenzione! Perché il bimbo piccolo coglie anche gli attimi di "fibrillazione" da parte dei genitori e riesce a manipolarli con le sue rimostranze lacrimose fino a farli sentire in colpa!

Per cui i genitori devono stare sereni se non rispondono sempre immediatamente alle richieste dei loro piccolini, anzi: devono sapere che li stanno già educando! Ricordo ancora che educare significa "Tirare fuori", cioè emancipare e rendere autonomi e forti, e anche bendisposti e pazienti!

Gli esperti studiosi di un fenomeno molto affascinante ed importantissimo chiamato "Attaccamento", cioè il legame speciale che il bimbo sviluppa da subito con chi lo accudisce, ed in particolare, com'è naturale, con la madre, dicono che un genitore "sufficientemente buono" è colui che riesce ad "infliggere" al suo nato una adeguata dose di frustrazioni permettendogli così di adattarsi e crescere, senza necessità di accorrere a ciascuna richiesta: il genitore è un educatore pieno di amore e non uno strano miscuglio fra un suddito e un soldato !

Ma veniamo e torniamo alla nostra piccola Barbara, che è ormai già cresciuta e lontana dal periodo dei biberon, dei pannolini e delle nanne. Cioè , a dire il vero, secondo il mio modesto e, come vi ho spiegato all'inizio della mia risposta, purtroppo incompleto parere, lo è fino ad un certo punto.

Vediamo: le crisi di Barbara, che voi aggettivate come cicliche, quindi ricorrenti, che si ripresentano, sono provocate principalmente dalla esperienza scolastica, ma anche, vedi i sabati per andare insieme a fare un po' di spesa al mercato, tutte le volte in cui si prospetta l'abbandono della immobilità domestica, esperienze, voi dite, sempre costellate di capricci, all'andata ma anche al ritorno.

L'anno scorso credevate che la sua crisi, durata da settembre a marzo, fosse dovuta alla "stanchezza" causata da una frequentazione superiore alla media della scuola materna, dato che Barbara, come intuisco, nata probabilmente durante i primi mesi dell'anno, è una di quei bimbi destinati a fare un anno in più di asilo.

Però, perdonatemi, la paventata o sospettata noia non costituisce un motivo valido per anticipare la obbligatoria scolarizzazione di un individuo, e nemmeno il fatto che scrive e "leggiucchia". Perdonatemi ancora, perdonatemi tutti, ma io non sono per gli anticipazionismi in genere: mia figlia ha 6 anni e mezzo, è la più alta della classe, sapeva già leggere e scrivere e anche fare di conto ma a scuola ci è andata adesso, perché è "tata" dentro, perché ciascuno merita, secondo me, di essere cullato ancora nelle calde e giocose braccia della scuola materna, dove MAI ci si può annoiare, a meno che le iniziative e le attività che vi vengono promosse non siano interessanti in quanto tali.

L'unica indicazione possibile ma, ripeto, io sono comunque contraria, per andare prima alla scuola elementare è una chiara manifestazione, da parte del bambino, di Autonomia e, scusatemi, ma una bimba che piange da settembre a marzo perché vuole la mamma, non può essere ritenuta tale: forse
strumentalmente, perché leggeva e scriveva, ma certo non emotivamente.

Di fatti, il "problema" di Barbara si ripresenta tale e quale quest'anno anzi, rinforzato dalla conquista del lettone e "aiutato"dal trasloco, comunque necessario e positivo sotto altri aspetti.

Io credo che il motivo per cui Barbara piange a scuola e a casa sia sempre quello: la nostalgia della mamma, dalla quale evidentemente non si è ancora emancipata, come evolutivamente accade intorno ai 3 anni. Ecco, se vi conoscessi di persona, mi piacerebbe molto che mi descriveste
esaurientemente la storia di questo rapporto a due fra mamma e figlia, sicuramente speciale e fortissimo.

In ultimo, veniamo alle crisi di vomito, che meritano attenzione, e all'atteggiamento della maestra xxx (a cui Barbara dà addirittura della "cattiva") e del papà: ricordate quando vi dicevo che forse Barbara non ha mai sopportato di aspettare l'esaudimento dei suoi desideri? Non è che xxx e il papà hanno semplicemente provato ad essere esigenti con lei e a non ascoltare a lungo le sue storie?

Si tratta sicuramente di un atteggiamento diametralmente opposto a quello della sollecitudine e dell'indulgenza, tanto da provocare crisi molto evidenti come il vomito, ma non sbagliato, come non è sbagliato nemmeno avere pazienza e mostrarsi positivi.

Come al solito, la soluzione sta nel mezzo: nella Fermezza. Sulla scolarizzazione, non potete più tornare indietro, come non potete più tornare indietro nel vostro atteggiamento di amorosissima sollecitudine. Però adesso Barbara è cresciuta e voi dovete trattarla da tale, gradatamente e non improvvisamente, altrimenti rischierebbe il trauma: portatela a scuola il più serenamente che potete, anche se vomita e anche se non mangia, mostratevi fiduciosi nei suoi confronti e nei confronti degli insegnanti, affidategliela e seguite i loro consigli, perché hanno la possibilità di osservarla quanto voi.

Quando le cose andranno meglio, lavorerete sulle uscite extrascolastiche, fatela stare anche con altri adulti e soprattutto bambini, fatele fare qualche attività dopo la scuola, anche se all'inizio dovrete essere sempre presenti. Poi arriverà, mi raccomando, anche il taglio del lettone: come Barbara deve rafforzare la sua autonomia e allargare le sue relazioni, anche mamma e papà devono riguadagnare i loro legittimi spazi.

Riguardo al vomito, fossi in voi sentirei anche il parere del vostro pediatra, per metterlo in condizione di escludere eventuali cause organiche.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 7, Giugno 2005