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Dislessia a 10 anni
Sono un genitore di un bambino dislessico di anni 10. Sinteticamente esprimo il mio malessere nel constatare che la scuola non è preparata ad affrontare problemi di tale genere.
Gradirei sapere se esistono strutture in grado di istruire, supportare e collaborare con l'ambiente scolastico poiché non vi è nessuna cognizione sul come istruire un bambino dislessico.
Premetto che mio figlio è stato dimesso dal centro REUL dopo 6 anni di terapia con risultati soddisfacenti.
Il problema attuale è quello di uno scarso rendimento scolastico a causa dei classici sintomi della dislessia, quindi, come richiestoVi sopra, gradirei che mi indicaste un centro che supporti mio figlio nell'istruzione scolastica, ovvero che sappia come istruire un bambino dislessico.
È vero, la scuola, spesso, non è preparata ad affrontare le difficoltà che un bambino dislessico incontra e aiutarlo a raggiungere la massima autonomia possibile.
Confesso una certa perplessità nel rispondere alla sua domanda. Mi chiede se "esistono struttura in grado di istruire, supportare e collaborare con l'ambiente scolastico". No, non ne conosco e non so nemmeno se siano possibili.
È, invece, sempre più frequente rispetto a qualche anno fa, incontrare occasioni formative (convegni, seminari, corsi) che offrono la possibilità di conoscere cos'è la dislessia e alcune linee generali, ma non basta ad una insegnante per seguire adeguatamente un bambino.
Dal suo scritto, se il suo bambino ha 10 anni ed è stato seguito dal Centro Reul per 6 anni, significa che ha iniziato la terapia a 4 anni.
Presumo che la diagnosi di dislessia sia stata formulata in seguito, nel corso dei primi anni di scuola elementare.
"Il problema attuale – prosegue – è quello di uno scarso rendimento scolastico a causa della dislessia".
Dalla dislessia non si guarisce.
Ma ci si può convivere molto bene, talvolta anche con notevoli risultati scolastici. Purché, condizione purtroppo rara, venga riconosciuta molto presto, seguita con attenzione, diagnosticata con precisione e sicurezza. E non ultimo, che il bambino sia al centro di un progetto educativo che miri alla massima autonomia e motivazione possibile nell'apprendimento e nello studio.
Lei usa per 4 volte il termine "istruire": fornire di un complesso organico di nozioni tecniche mediante l'insegnamento (Devoto Oli). Non basta agli insegnanti e non basta al bambino. Un bambino dislessico non si "istruisce". Mi spiego: un bambino dislessico dovrebbe essere seguito da clinici competenti che formulano diagnosi (non intendo una semplice etichetta ma un profilo molto dettagliato delle abilità e dei processi cognitivi coinvolti, senza il quale non è possibile formulare un progetto educativo corretto ed efficace, e accompagnano il bambino in un percorso terapeutico. Per percorso terapeutico non intendo semplicemente il bambino e la logopedista chiusi in una stanza ogni settimana per la terapia. Questo è indispensabile ma lo è altrettanto che la logopedista spieghi ai genitori come fare a casa per raggiungere, a piccoli passi, obiettivi di sempre maggior autonomia e capacità di studio (che è il fine ultimo della terapia).
Così come è altrettanto indispensabile che la logopedista (o chi altro) spieghi alle insegnanti il profilo delle abilità/competenze del bambino e costruisca con loro le possibile misure compensative/ dispensative che permettano al bambino di raggiungere il massimo degli obiettivi possibili. (Nella mia esperienza è raro che incontri insegnanti con le quali non sia possibile fare questo).
È un lavoro di tutti, prima di tutto del bambino, talvolta faticoso, ma solo se si armonizzano dimensioni diverse, la tecnica, la relazione, la riabilitazione, l'educazione, conduce a mettere a punto strategie raffinate per aggirare la dislessia, ed alimentare la motivazione a conoscere, ad organizzare con metodi e materiali "intelligenti" lo studio.
Questo è quello che intendo io per "seguire in terapia" un bambino dislessico.
In ultimo, da quanto detto, non so rispondere alla sua domanda: non conosco centri che facciano quello che richiede, ma forse in qualche servizio dell'età evolutiva della sua zona può incontrare operatori che seguono in questo modo i bambini.
copyright © Educare.it - Anno V, Numero 8, Luglio 2005

