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Scuola statale o privata?

Sono la mamma che ha scritto, ormai quasi un anno fa.
Grazie anche alla vostra consulenza abbiamo fatto tanti passi avanti. Ora vi vorrei fornire aggiornamenti e chiedere una nuova consulenza.
Mio figlio oggi ha 32 mesi; a novembre dell'anno scorso siamo stati chiamati finalmente dall'asilo comunale e le cose sono sensibilmente migliorate.
A casa cerchiamo di essere coerenti e di far capire che ci deve ubbidire perché è per il suo bene; gli spieghiamo sempre perché deve fare o non fare qualcosa; comunque sia fa capricci per ogni cosa ma noi non cediamo a costo di perdere la pazienza.

Il rapporto con il papà è pienamente e magicamente recuperato tanto che se manca per lavoro (capita un paio di volte al mese e giornalmente rientra sempre verso le 19) quando torna gli tiene il muso. Continua ad essere legatissimo alla famiglia ma all'asilo nido si è inserito in maniera dolce (anche grazie alla bravura delle educatrici); a febbraio(!!!) ha finalmente iniziato a mangiare anche se solo le cose del nido; qui riferiscono che accetta senza problemi le regole del gruppo che è allegro e socievole ma a volte un po' pauroso - le novità lo stressano moltissimo; a maggio abbiamo finalmente tolto il seno senza tante storie (anche se gli "manca" ancora); a giugno abbiamo abbandonato anche il pannolino in vista dell'inserimento alla scuola materna (che avviene in anticipo visto che compie i tre anni a gennaio).

Qui viene il bello: che scuola scegliere?
A) La scuola statale chiude d' estate dal 1 luglio al 15 settembre e ha una struttura fatiscente senza giardino per poter giocare ma ha un progetto educativo più valido; i bimbi vengono osservati costantemente e il lavoro è tarato sulle esigenze del bimbo. Le maestre per una ventina di bimbi sono due solo dalle 11 alle 13.
B) La struttura privata parificata che ci piace di più è aperta tutto l'anno, a luglio portano i bimbi al mare e ha un bel giardino con giochi; ma il lavoro proposto è uguale per tutti e sono i bimbi a doversi adeguare. Le maestre sono sempre due la mattina e una nel pomeriggio (molti bimbi frequentano solo fino alle 13). Rispetto al nido ho notato che i modi sono più severi; strillano per farsi ubbidire molto di più.Considerate le difficoltà che mostra mio figlio sempre nell'affrontare le novità, avremmo optato la scuola privata che ci consente di farlo frequentare ininterrottamente per tre anni (vacanze e ferie a parte ovviamente). 

Ma ora siamo un po' perplessi:
A) Che motivo c'è di fare interrompere la frequenza durante l'estate? Non è forse più importante far riposare i bimbi magari affidandoli ad una baby sitter e poi affrontare di nuovo un inserimento dopo due mesi e mezzo?
B) La severità che ho notato alla materna è normale, magari perché i bimbi sono più grandi e devono imparare a seguire le regole senza tante coccole oppure è un caso di questa scuola e magari nella scuola pubblica vengono adottati altri metodi più soft. Se invece è normale come spiegargli che è così per il suo bene?
Vi ringrazio in anticipo e vi auguro buon lavoro.

 

Gentilissima Monica,
è un piacere risentirla, specialmente perché lei, e parlo a nome di tutta la Redazione, ci dimostra che abbiamo potuto dare in qualche modo, una mano. In realtà poi, al di là della qualità dei consigli, sono i genitori che hanno buone risorse e sono in grado di farsi guidare e mettere in pratica, con modalità che sono esclusivamente loro, un ottimo lavoro nell’interesse dei loro figli.
Sono molto felice, insomma, dei ragguardevoli risultati raggiunti!
Per altro, vostro figlio continua e continuerà a fare i capricci perché, essendo normalissimo e in piena salute, fa il suo mestiere di bambino, mentre il vostro, quello dei genitori, è quello di comprendere e dare sicurezza e fermezza nel contempo.
Bravi tutti e tre!!
Venendo ai quesiti che ci pone in questo momento, mi sembra che l’offerta educativa fornita dalle scuole materne con cui siete entrati in contatto , sono quelle, come è normale che sia, di tutto il territorio italiano, in numero insegnanti e tempo – scuola. Casomai la scuola privata offre qualcosina in più proprio perché ha suoi sostentamenti e non solo, oltre al fatto che si pone, rispetto al territorio, con modalità, facilmente comprensibili, concorrenziali.
Ho solo alcune perplessità che le vado ad esprimere:

  • Ho qualche dubbio che la scuola statale possa mettere in pratica un approccio didattico e personale rispetto al singolo bambino così individualizzato. Di solito si programma per gruppi di età (3/4 e 5 anni) e a questi si propone la stessa attività. Quella che è (e deve ) essere individualizzata è la conoscenza del singolo piccolo e, conseguentemente, il rapporto con lui e la sua famiglia. Però gli obiettivi di autonomia e apprendimento restano uguali per tutti, ripeto, all’interno dello stesso gruppo di età. A meno che un bimbo non abbia esigenze specifiche e speciali, ma questo è un altro discorso che mi sembra proprio, non vi riguardi, o a meno che i bambini siano davvero numericamente pochissimi.
  • L’urlo non è un metodo educativo: alzare la voce può essere giustificato lontanamente dal numero dei bambini. Se sono tanti, cioè, è difficile raggiungerli tutti se non con la voce. Sicuramente c’è una bella differenza fra bambini provenienti dal Nido e “filibustieri” di 5 anni/quasi 6, che, in qualche caso, vanno redarguiti efficacemente. Ma il tono di voce non c’entra niente con l’autorevolezza e il saper costituire un punto di riferimento da ascoltare. Anche io ho lavorato alla scuola materna ed ho sempre avuto una voce molto squillante e quando “gridavo” in momenti di emergenza, prima che fossero commessi disastri con materiali vari o che qualcuno si facesse male, qualcuno si bloccava, qualcuno sussultava ma poi guardavano il mio viso e capivano perfettamente perché lo avevo fatto. In certi casi scoppiavano pure a ridere perché di cose buffe ne succedevano a bizzeffe; allo stesso modo, bastava in realtà un mio sguardo perché capissero la mia posizione. E di coccole ce ne sono sempre state tante a tutte le età, e reciproche!
  • L’ultima osservazione è quella che mi preme di più: il ritorno dopo la pausa estiva alla scuola materna NON E’ un nuovo inserimento, ma solo una ripresa di un’attività momentaneamente interrotta per riposarsi e stare in famiglia durante la calura dei mesi caldi, in cui si cresce e poi si torna più pimpanti che mai. … Anche perché, se ragioniamo così, cosa farete quando il bambino alla scuola elementare starà a casa quasi 4 mesi durante l’estate? Ricominceremo sempre dalla prima?

Stia sicura, Monica, che suo figlio cresce, cresce e si evolve: piuttosto aiutatelo voi a raggiungere ogni “step” della sua crescita come uno stimolo, un momento entusiasmante da riempire di curiosità e non come un “mausoleo” in cui si rivive, per lui, la paura di essere abbandonato e per voi, genitori, il dispiacere di lasciarlo.
Mi scusi se mi sono permessa, ma alla seconda consulenza siamo entrate un po’ in confidenza, no?
Resto a sua disposizione e, vedrà, continuando con coscienza, andrà tutto bene!

 


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 7, Giugno 2011