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Inserimento alla scuola materna: le insegnanti!

Sono papà di una bimba di tre anni che ha iniziato la Scuola Materna.
La mia domanda non riguarda -direttamente- l'atteggiamento della bimba: inizialmente abbastanza positivo, poi grandi pianti per lasciare la mamma... Ma ho letto anche sul vostro sito che è assolutamente normale.

La mia perplessità, su cui ho letto poco, attiene l'atteggiamento che devono avere le insegnanti: nel nostro caso, l'insegnante impone, sin dai primi giorni di inserimento, l'uscita pressoché simultanea
dall'aula di tutti i genitori (di bimbi urlanti o meno), ponendosi quale vero e proprio "muro fisico" dinanzi alla volontà dei bambini di rimanere con i genitori.
Lascio immaginare il caos che ne segue, ma questo può essere normale. Il punto è che ciò ha sviluppato in mia figlia questo atteggiamento: i primi giorni, quando era più tranquilla, cominciava a piangere "per imitazione", tanto che a mia moglie il primo giorno, rimasta volentieri sola, riusciva dopo piangente solo a dire: "mamma, ma perché piangono tutti?". Nei giorni successivi, quando è toccato a lei non volersi staccare dalla mamma, l'intervento dell'insegnante (che staccava a una a una le dita della bambina dalla mamma) ha creato una forte repulsione della bambina verso la maestra, che al momento stiamo cercando di ricucire (come??).
Ora, non essendo un esperto mi fido dell'istituzione che ho scelto, ma la fiducia scricchiola (e ciò non è bene, perché i bambini si accorgono di tutto)... Perché non favorire un inserimento graduale, che da come avevo inteso prevedeva un allontanamento diversificato dei genitori secondo le esigenze del bambini? E poi, per quanto è ovvio che, come tappa di crescita, il distacco non deve essere indolore (anzi, meglio così, capisco bene), non sarebbe meglio un intervento meno a "barriera" anche fisica (la mamma va e noi si sta qui, punto), ma più di dialogo, certo difficoltoso, che prevede quindi anche permanenze della mamma... non riesco a togliermi l'idea che per certi
bimbi (vedi mia figlia) possa essere la cosa migliore...
Grazie per quanto mi potrete dire.

 

Gentilissimo signor Luigi,
innanzitutto grazie e complimenti perché ancora una volta ci scrive un papà!
Lei, come si dice dalle mie parti di provenienza (Roma), “becca quella giusta”, nel senso che, all’inizio della mia vita lavorativa, sono stata insegnante di ruolo nella scuola materna e per me questa esperienza costituisce un “mattone” professionale importantissimo.
Significa che di bimbi in crisi (ma più di loro i loro mamme e papà), di nasi da soffiare e anche di “contenuti gastrici” ritornati sul pavimento a causa del (normalmente) doloroso distacco dai familiari , ne ho visti tanti e a tutti ho compartecipato anno dopo anno, senza arrendermi mai e senza fare abbattere i genitori, con grande serenità perché sono stati proprio i bambini ad insegnarmi quanto sono meravigliosi , quante risorse hanno e quanto è naturale e necessario il passaggio che fanno quando cominciano a frequentare la scuola materna.
C’è stata addirittura una mia collega che, durante i primi giorni (noncurante dele accuse di tutti di crudeltà mentale!), fotografava i bimbi disperati , poi li fotografava nuovamente a fine inserimento ed esponeva bellissimi cartelloni con entrambi i gruppi di foto intitolandoli “prima e ... dopo la cura!!!”, con enorme, le ripeto, serenità perché persone che fanno il nostro lavoro sanno che i bimbi superano egregiamente quello che devono superare, perché per loro evolutivo e finiscono con l’amare profondamente le loro insegnanti perché li hanno supportati e coccolati in momenti importantissimi come l’inserimento ma anche attraverso tutte le tappe che li portano a frequentare con tranquillità la scuola elementare.

Da tutta la sua lettera, però, colgo delle sfumature che mi fanno pensare che lei sia stato vittima di qualche equivoco, dettagli che forse la scuola ha alimentato presentando le sue attività e modalità di lavoro.
Ad esempio, dalla sua richiesta non sono riuscita ad evincere se, come solitamente si fa in tutte le scuole dell’infanzia con i primi inserimenti, l’ambientamento sia stato graduale in senso temporale : il primo giorno, cioè, si prevede la permanenza del genitore praticamente per tutto il tempo fino a circa le 11.30, poi dal secondo giorno in poi la permanenza del genitore si riduce e si allunga il tempo scolastico.
A proposito dell’Individualizzazione, invece, si intende , per l’insegnante, intuire le esigenze di ciascun bambino e supportarlo in tal senso : con coccole, anche fisiche, se necessario, oppure con stimoli, proponendo cioè qualcosa di interessante, o ancora affiancando al piccolo un bambino più grande che lo coinvolga nel gioco, e sempre, SEMPRE, parlando e presentando con entusiasmo le routine scolastiche e ponendosi come incrollabile esempio di ottimismo.
“Tutto qua” !
D’altra parte, lei lo capisce bene, sarebbe impossibile, mandare via i genitori a “scaglioni”, cioè prima quelli dei bimbi più autonomi , poi gli altri a seconda di quanto e quando il bimbo si rasserena e appare pronto, anche perché i bambini, che sono dei grandi intelligenti, capirebbero che basta piangere per trattenere il genitore e, quindi, piangerebbero tutti in coro uniformando le loro esigenze e impedendo alle insegnanti per prime di comprendere cosa è meglio per chi.
Piuttosto sta sicuramente all’insegnante individualizzare anche il dialogo con la mamma coinvolgendola in una modalità personale di distacco. Non so : la mamma fa la commessa ? Allora mamma maestra e bambina possono mettersi d’accordo che la mamma tornerà a prendere la sua bimba non appena avrà abbassato la serranda del suo negozio! La bambina immaginerà questa cosa e sarà aiutata a pensarla in positivo e ad attendere più serenamente!

Posso raccontarle una cosa buffa ?
Un giorno, quando ero alla scuola materna, sfiorai la tragedia : era quasi l’ora di uscita e io avevo già sistemato tutti i bambini in attesa dell’arrivo delle mamme. Il clima era di eccitazione, come sempre, e quella giornata era andata proprio bene ; ad un certo punto, però, scoppiò un temporale, ma che dico, una bufera! Tuoni, lampi, vento e pioggia violentemente battente…una bimba, sommessamente, cominciò a piangere. Le chiesi cosa ci fosse che non andava, pensavo alla paura per il temporale , ma lei, che aveva una fervida immaginazione, spiegò a me ai suoi compagni che con quel tempaccio, nessuna mamma sarebbe riuscita a raggiungere la scuola per portare a casa i bambini. In men che non si dica tutti, tutti, pure i grandi e i più sicuri cominciarono a piangere disperatamente e intorno a me c’erano solo lacrime e bocche spalancate e urlanti.
Trasecolavo e non sapevo più cosa inventare per calmarli …e indovini chi mi salvò?
Proprio le mamme, sorridenti, bagnate e con gli ombrelli risolsero in un attimo la situazione!
La saluto caramente e abbia fiducia che…la strada è ancora lunga.

 


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 10, Settembre 2011