Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

Scuola materna: unico maschio in classe

scuola infanziaIl mio bambino di 3 anni e mezzo frequenta una scuola materna privata. Sono 4 classi di circa 23 bambini ciascuna. Le classi hanno alcune ore la settimana che lavorano per intersezione: i piccoli della sua sua classe con i piccoli dell’altra; i mezzani dell’una con i mezzani dell’altra, etc.
Nella sua classe i piccoli che hanno iniziato quest’anno sono 5: due bimbe anticipatarie che faranno i 3 anni entro marzo di quest’anno, due bimbe di febbraio 2010 e il mio nato ad agosto 2010. Il problema sta proprio qui: il mio bambino è l’unico maschietto dei piccoli, le altre sono tutte femmine. Nella classe di intersezione ci sono 3 maschietti piccoli (2 anticipatari e uno della sua età), ma ovviamente non sono sempre assieme le due classi.

I primi mesi il mio bimbo giocava tranquillamente con le due bimbe della sua età, erano un trio inseparabile. Con il passare del tempo però le due bimbe stanno sempre più insieme, fanno giochi da bambine e non coinvolgono più il mio. L’educatrice mi ha detto che sta iniziando a giocare con due mezzani, ma non li nomi mai. Mi dice solo: io sono un maschio voglio stare con i maschi. Con i grandi chiaramente non ci sono relazioni: loro sono ormai cinquenni non giocano con i piccoli di 3 anni, come ovvio che sia.
Morale: il mio non ha nessun coetaneo maschio con cui legare e fare giochi della sua età.
Mi chiedo con quale criterio siano stati suddivisi i piccoli che sono entrati quest’anno. Comunque, vorrei chiedere un colloquio con la direttrice didattica, poiché il mio timore è più per il prossimo anno quando sarà l’unico maschio mezzano della classe e si sentirà un po’ isolato, poiché ancora una volta quelli che ora sono mezzani e saranno grandi, saranno proiettati su attività e giochi diversi, che non coinvolgono bambini più piccoli.
Mi domando se non sia il caso che faccia richiesta per spostarlo nell’altra classe di intersezione, dove appunto c’è almeno un maschietto coetaneo.
Tra l’altro, l’anno prossimo cambierà la maestra, poiché tornerà quella che era andata in maternità lo scorso anno. Quindi non ci sarebbe il problema di dover lasciare una maestra che già conosce.
Volevo avere il vostro consiglio. Andrea è un bambino che non esterna molto, è figlio unico, piuttosto timido, ma colgo dei segnali che mi fanno presupporre un certo disagio, per quanto la maestra mi dica che in classe socializza.
Cosa mi consigliate di fare?

 

Gentilissimo Papà,

non le nascondo che ho riflettuto a lungo sulla risposta più giusta da darle e, per quanto mi sia ulteriormente documentata e anche confrontata con alcuni miei colleghi, anche di Educare.it, non ho trovato risposta migliore che: niente!

Ovviamente, mi spiego: rispetto alla situazione di suo figlio alla scuola materna lei non deve muovere una virgola. Certo: può parlare con la direttrice didattica, deve continuare a confrontarsi con le insegnanti ma non credo che potrà arrivare un vagoncino di maschietti da chissà quale pianeta. Perché questa sarebbe la giusta soluzione al suo problema: poi magari il suo bimbo li vorrebbe biondi, o più simpatici, o vicini di casa o appassionati di calcio e quindi il problema si trasformerebbe pur protraendosi! E lei lo inseguirebbe.

Perdoni la mia maldestra ironia, ma il suo problema non esiste: questo però non significa che non ci sia da lavorare, anzi, credo che ci siano grandi, importanti cose da fare, sia nei genitori, sia con questo bimbo, sia con la scuola e la direttrice che, spero, si prestino in tal senso.

Prima di ogni cosa, partiamo dal segnale di disagio che lei individua, e che è più che legittimo. Suo figlio, infatti, le dice : “Io sono un maschio e voglio stare con i maschi”. Ricordo ai miei tempi, i miei carissimi alunni, ora quasi trentenni, dicevano: “A scuola mi danno da mangiare gli spinaci: non voglio più andarci!”. E le mamme giù a discutere con le cuoche, a portare certificati, a nascondere merendine integrative, come se questo fosse un reale problema, come se i loro bambini, mangiando o non mangiando gli spinaci, non sarebbero cresciuti bene lo stesso.

Suo figlio crescerà con o senza maschi, con le femmine compiacenti e giocose, come con le femmine acide e befane: suo figlio troverà la sua strada, innanzitutto come persona, prima asessuata e poi sessuata. Il suo bimbo ha bisogno di pari, e poi anche di mamma e papà, parenti stretti e meno stretti affettuosi e disponibili, adulti di riferimento di vario genere, tutti che possano dare contributi, affettivi ma non solo, alla sua crescita. Un bambino pesca maschile e femminile anche in una coppia di genitori omosessuali e siamo solo noi grandi a vedere il problema.

Sono convinta che suo figlio lamenti la situazione, ma credo che in gioco ci sia non la mancata opportunità di potersi confrontare con pari del suo stesso sesso, ma la dinamica della separazione da voi genitori che lo lasciate lì alla scuola e abbia trovato il suo modo di dirvi, come i miei con gli spinaci, che lì senza di voi non ci vuole tanto stare.

Insomma fa il suo dovere di figlio: vi ama e vi fa sentire in colpa, lanciandovi una variante che può sembrare una roba veramente molto seria.

Chiediamoci invece, caro papà, qual è il nostro dovere di grandi: molto spesso, in primis, non togliere sempre le castagne dal fuoco ai nostri piccoli, che spesso ci sembrano molto piccoli e molto indifesi. Nella sua scuola di appartenenza, mi sembra di capire, ci sono delle quantità numeriche veramente esigue quindi ci vorrebbe veramente un miracolo per soddisfare la vostra esigenza! C’è un maschio nell’altra sezione…e se poi sono cane e gatto? E se si ammala? E se il suo ci entra in competizione e suo figlio la mette in croce perché l’altro è più bello, più cattivo, col gioco migliore?

Per carità: non muova niente! Perché, se dobbiamo essere teorici, se l’altro gli muove un maschile negativo, poi che si fa? Piuttosto io la invito a scrivermi ancora, e a provare ad esprimere quali veri timori nasconde il fatto che suo figlio non abbia coetanei maschi con cui giocare: prometto che la ascolterò con grande attenzione.

Infine: trovo aberrante che in una scuola, come lei riferisce, i 5enni non siano mai interessati ai 3enni e che le femmine fanno solo giochi da femmine! Partendo dal presupposto che credo che suo figlio si trovi profondamente bene in questa scuola perché la sua maestra le riferisce che il bimbo socializza, essendo, almeno al momento, così fortemente sbilanciate le componenti maschili e femminili, io stimolerei la direttrice e le insegnanti a promuovere attività volte all’abbattimento degli stereotipi, all’intercambiabilità dei ruoli, insomma su temi quanto mai attuali. Questo per far divertire tutti sia con la cucinetta che con il pallone!

Suggerisco due testi per la scuola, entrambi delle Edizioni Erickson:

  • Caterina Di Chio, Laboratorio di educazione sessuale ed affettiva
  • Roberta Fregona e Cristina Quaranti, Maschi contro femmine? (Giochi e attività per educare bambini e bambine contro gli stereotipi)

Come premesso, rimango a sua disposizione

 


copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 5, Maggio 2014