Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

Spostamento di classe alla scuola dell'infanzia?

scuola infanzia 13Sono mamma di un bambino di 3 anni e mezzo e di uno di quasi 9 mesi.
Il mio bimbo più grande che avrebbe dovuto iniziare questo settembre la scuola dell’infanzia, per nostra necessità, ha cominciato a gennaio (15 giorni prima di compiere 3 anni) - non prima perchè era nato da poco il fratellino e non volevamo che recepisse l'inizio dell'asilo come un "liberarci di lui". Dopo l'inserimento con qualche pianto, in una classe composta da bambini "piccoli (ma nati l’anno prima del suo) e medi", si è subito trovato bene, forse aiutato anche dal fatto che è molto avanti a livello di linguaggio. Ha legato con tutti e con la maestra in particolar modo che lo ha aiutato con amorevolezza e attenzione anche per quanto riguarda il passaggio dal pannolino al water, che a gennaio non era ancora stato completato.

Quindi fin qui tutto bene. A fine anno la coordinatrice dell'asilo ci ha comunicato che sarebbe stato meglio che questo settembre il bambino venisse spostato in una classe con nuovi iscritti del suo stesso anno e una nuova maestra e che questa scelta - per il suo bene- è data da una questione didattica e di apprendimento.
Da qui il nostro sconcerto e i nostri dubbi circa le motivazioni che ci sono state date per questo cambiamento. Se da un lato possiamo accettare il fatto che sia bene che stia con i suoi coetanei, visto anche che non abbiamo intenzione di fargli fare la “primina” alle elementari, ci chiediamo però se allo stato attuale e visto quanto ormai si sia integrato con i suoi compagni e con la maestra, un suo “sradicamento forzato” in un periodo tra l’altro in cui comincia a manifestare a casa forti gelosie nei confronti del fratellino che creano a lui in primis tensione, non gli crei un danno invece del “vantaggio” -chiamiamolo così- di cui parla la coordinatrice.

 

Gentile mamma,
percepisco e capisco “a pelle” il vostro sconcerto.

Quello su cui vorrei farla riflettere non è tanto la qualità della proposta, ma quanto ci fanno paura i cambiamenti, specialmente quando sono coinvolti i nostri bambini che sempre percepiamo come fragili.
Di per se’, infatti, la proposta che avete ricevuto non è così insensata: sicuramente, anche se non ne posso conoscere i dettagli, il vostro bimbo è rientrato in una ridefinizione e ridisposizione dell’utenza necessaria al vostro asilo da settembre e il vostro piccolo non sarà stato sicuramente l’unico ad essere coinvolto. Una delle cose che trovo scandalose nelle nostre istituzioni scolastiche al momento è lo sbilanciamento fra numero dei frequentanti e offerta delle risorse, accoglienza delle classi e altri fattori puramente amministrativi e logistici.
Dicevo quindi che in sé la proposta non è insensata né malvagia: l’unico problema è che è un cambiamento.

Apprezzo le valutazioni che avete fatto voi genitori sia in fase di inserimento sia attualmente: le trovo anch’esse, e scusate la ripetizione, molto... sensate!
Da parte mia, non posso proprio reperire elementi teorici o didattici, apprenditivi ed evolutivi, per sconsigliare questo cambiamento dicendovi che il vostro bambino, oltretutto per come me lo presentate, non ce la potrà fare a sostenerlo.

Quello che posso dirvi è che non credo proprio che la coordinatrice vi abbia imposto questa decisione e che voi abbiate tutti i diritti di ostarla se non siete convinti e non ve la sentite, con tutte le motivazioni che portate a me.
Ovviamente è beninteso che, se il bambino rimane dove è, la responsabilità è vostra; se accettate la proposta della coordinatrice condividendola e non subendola, anche la responsabilità della scelta sarà comune.

Io vi faccio molti auguri e resto a disposizione.

 


copyright © Educare.it - Anno XV, N. 11, Novembre 2015

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