- Categoria: Problemi al Nido/Scuola dell'Infanzia
- Scritto da Paola Marchionne
Quale ruolo per la maestra della scuola materna?
Sono un Papà di 34 anni alle prese con la mia bimba di 3 anni e l'inserimento alla scuola materna. Prima di esporre il problema devo premettere che sono separato dalla mia compagna da circa sei mesi e che mia figlia vive con la mia ex, vedo tutti i giorni la mia bimba e sono in buoni rapporti con la mia ex compagna.
A settembre arriva il grande momento della scuola, sapevamo perfettamente di incontrare difficoltà ad inserire la bimba (in parte per la separazione da poco avvenuta ed in parte perchè la bimba non aveva mai avuto esperienze con tanti bimbi ed al di fuori dell'ambito famigliare). Mia figlia inizia la scuola con un certo entusiasmo, ma dopo 2 giorni inizia a piangere per tutto il tempo (la prima settimana di inserimento erano 3 ore), la seconda settimana (momento in cui iniziava la mensa) le maestre ci dicono che era meglio per mia figlia rimandare il momento perchè non era pronta.
Noi ci fidiamo delle maestre e così facciamo. Giorno dopo giorno a mio avviso la situazione peggiora e le maestre iniziano a dire che la bimba è molto problematica, egocentrica, testarda, furba, studia tutti e fa quello che vuole, comunque inizia la mensa senza fare orario completo ma i "problemi" continuano. Fino ad oggi quando chiamo la maestra e dico che assolutamente noi volevamo un incontro con loro accennando al telefono i problemi e cio che pensavo ,mi sento ripetere tutti i problemi di mia figlia e che la situazione era ingestibile. Morale? da domani mia figlia interrompe il momento mensa per volere delle maestre.
Ora io vi chiedo: quale è il ruolo della maestra di asilo? E' quello di aiutare il bimbo in nuove esperienze, ad insegnare al bimbo nuove cose, a prepararlo al mondo scolastico, a relazionare in società o fare la psicologa?
Chiaritemi le idee perchè davvero non ho più chiaro il ruolo. Che senso ha continuare a parlare di problemi descrivendo mia figlia come una bimba ingestibile e piena di problemi? Dando cosi ai genitori solo ansia senza avere dalle maestre proposte su cosa fare? Siamo coscenti che la separazione della mamma e del papà abbia creato paure e ansia di abbandono alla bimba, purtroppo la situazione è questa e ora, più che consolare e rassicurare la bimba che mamma e papà non la lasceranno mai, più che presentare la scuola come un luogo bello, sereno e dove si impara che dobbiamo fare?
Chiedo scusa per essermi dilungato e probabilmente di non aver reso chiara la situazione, il mio istinto sarebbe cambiare scuola ma credo sia il male di mia figlia. La domanda più importante è : maestra di scuola materna ... quale ruolo?
Gentile papà,
sono io, invece, a chiedere scusa, anticipatamente, primo per il giro di parole che andrò a fare, e secondo perché probabilmente qualcuno se ne avrà a male a causa del mio discorso.
Lei, appunto, termina la sua richiesta chiedendo scusa: ebbene scusi, ma non credo proprio che sia lei a doversi scusare, né, tantomeno, la sua bambina che sta vivendo il suo DIRITTO (che è anche un diritto vostro in quanto famiglia) di inserirsi nella comunità col supporto, perché necessario, di personale adeguatamente preparato.
Lei, così gentilmente, chiede quale sia il "mansionario" di un insegnante di scuola materna e io le comunico fin da adesso tutta la mia comprensione e il mio appoggio rispetto alla situazione che le ha fatto nascere questi dubbi.
DUNQUE, e premetto che le seguenti sono le mie personalissime idee, anche in qualità di ex-insegnante di scuola materna: innanzitutto io credo che un'insegnante (di qualsiasi ordine e grado) sia una LAVORATRICE che, in quanto tale, percepisce compensi in relazione alla prestazione della sua forza-lavoro.
Oltre a ciò, come qualsiasi altro lavoratore, è bene che sia MOTIVATA perché è proprio la disposizione interna che permette a qualsiasi lavoratore di "rimboccarsi le maniche"; nella fattispecie, un' insegnante di scuola materna dovrebbe avere e sentire in se' la passione e l'amore per l'infanzia, una consistente preparazione teorica, una significativa esperienza di apprendistato (anche se questa non è richiedibile a tutti, e ci sono insegnanti alle prime armi che sono assolutamente divini), molta sensibilità, abilità comunicative sia rispetto ai bambini sia rispetto agli adulti di riferimento, inventiva, creatività, simpatia da vendere, indole affettuosa e, non ultima, una importante forza fisica. Poi ci sono anche altri "talenti", come saper programmare didatticamente o lavorare nel team dei colleghi, che però in questa sede non ci interessano.
Ma, se questa può essere considerata la situazione di "partenza", andiamo a vedere quale può essere quella di "arrivo": l'insegnante di scuola materna costituisce una delle prime figure di riferimento "altre" rispetto al bambino e alla sua famiglia; è una delle prime persone estranee, cioè, alla quale il bambino accetta di essere affidato. Possiamo comprendere fin da adesso quanta competenza deve dunque possedere?
Inoltre l'insegnante deve essere in grado di accudire e soddisfare le richieste affettive e cognitive sia del bambino individualmente sia del suo gruppo; e non è assolutamente lo stesso per i piccoli di 3 anni, per quelli di 4 e per i 5enni. Ora la scuola materna si chiama "dell'infanzia" ma precedentemente si chiamava così proprio perché l'insegnante era una "propaggine" della mamma che permetteva, e deve ancora permettere, al bambino di emanciparsi da una relazione affettiva dipendente, di relazionarsi con i pari e di imparare.
Rispetto poi alle tecniche di insegnamento e agli stimoli da inviare adeguatamente ai piccoli, agganciandosi e facendo progredire il loro stato evolutivo, ripeto l'importanza della preparazione, della conoscenza e dell'aggiornamento continuo e assiduo. Perché il mondo cambia continuamente in stimoli e richieste e dobbiamo adattarci anche noi con i nostri bambini.
Ma veniamo ora alla sua situazione specifica. Mi creda: non esiste un bambino che non è pronto, che non è in grado di frequentare o di inserirsi alla scuola materna. Esistono piccoli con maggiori e altri con minori difficoltà; esistono individualità e situazioni da osservare con attenzione unica, per poi rispondere.
Anche io sono d'accordo con lei sul fatto che l'atteggiamento delle vostre insegnanti non appare propositivo e, mi scusi con loro, nemmeno tanto da "psicologhe": più che altro mi sembra la posizione di persone che dimenticano di trovarsi a lavorare per una struttura che costituisce UN SERVIZIO DI ORDINE SOCIALE, che ha orari di apertura e ritmi che devono conciliarsi con le esigenze lavorative ed organizzative delle famiglie. Perciò il tempo mensa si può rimandare ma assolutamente non annullare, perché la famiglia non può rimetterci per permettersi di tenere la bimba a casa in determinati orari! E altrettanto non serve a nulla continuare a comunicare che "la bimba non ce la farà", ma elaborare in collaborazione con la famiglia delle strategie per aiutare la piccola ad inserirsi meglio, rispolverando ingegno e preparazione (in questo momento sicuramente dimenticati), pazientando con amore e fiducia rispetto alle sue tenere ma per lei importanti difficoltà.
E infine, mi permetta di essere diretta : non ritiri la bambina dalla scuola per inserirla altrove, perché qui la FATICA la devono fare le sue insegnanti e non voi e la vostra piccolina!!
copyright © Educare.it - Anno V, Numero 2, Gennaio 2005.

