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Disaccordo sulla scuola dell'infanzia

Salve,sono la mamma di Nicola di 3anni e mezzo e la moglie di un laureato col massimo dei voti in scienze politiche, che non ha frequentato l'asilo e attualmente e' comunque un svolge un lavoro di successo.

Da ottobre Nicola ha iniziato a frequentare la scuola materna con entusiasmo e contro la volonta' di mio marito, convinto che "spedire" il suo unico figlio a scuola a quell'eta' fosse inconcepibile. Non ha mai sopportato le levataccie alle 7 del mattino, per lui Nicola deve dormire e svegliarsi da solo.

Secondo me Nicola, che e' un bambino vispo, gioioso, intelligente ha bisogno della scuola, di amici con cui relazionarsi. Premetto che sono una mamma a tempo pieno, potrei tenerlo a casa con me senza problemi.

Adesso, soprattutto dopo la pausa natalizia, Nicola in seguito (a mio parere) alle continue lamentele del padre abbastanza infuocate, si rifiuta di alzarsi la mattina, piange in maniera pazzesca, si rifiuta di togliersi il pigiamino come si rifiuta di metterlo la sera, e aspetta la sentenza del padre se andare o no a scuola tra le lacrime "telecomandate". Quella che era partita come una fase di crescita positiva per Nicola è divenuta una tortura x tutti.

Cosa devo fare? Accontentare mio marito e portare Nicola a scuola tra un anno? Continuare con le discussioni e portarlo a scuola?

Preciso che usciti dalla porta Nicola finisce di piangere, mio marito e' col muso ed io con l'animo poco tranquillo. Grazie.

 

Carissima signora,
io non vorrei veramente aggiungere molto altro a ciò che il suo buon occhio di mamma ha già notato, con senso critico, affetto verso suo figlio e lucidità.

Sostanzialmente lei ha colto il fatto che molte reazioni dei bambini non provengono esclusivamente da volontà dirette e spontanee ma che spesso sono pilotate e trasposte dai sentimenti e dalle convinzioni dei genitori.

Riguardo alla scuola materna non voglio e non posso dilungarmi sul valore strutturale di questa Istituzione che è ormai ben noto e condiviso da tutti: mi limito solo ad affermare che questo ordine di scuola (non obbligatorio ma comunque previsto e consigliato così come l'Asilo Nido), oggi evolutosi da Asilo nell'inizio del secolo, poi a scuola materna, appunto, e oggi a Scuola dell'Infanzia (più dignitoso di così !...), seppure nato come causa originante dalle esigenze sociali provocate dall'avvento lavorativo delle donne, ha ormai un ordinamento programmatico e ministeriale (il primo, gli Orientamenti, nel 1969, e, il più recente, gli Ordinamenti secondo Campi di Esperienza, nel 1990) che ne giustifica l'esistenza tramite l'esigenza naturale ed evolutiva del bambino di crescere ed allargare la propria vitale esplorazione ad altre figure di riferimento, oltre ai genitori, ed ai coetanei nonché di incontrare occasioni conoscitive adeguate per il suo livello di età.

Rispetto a suo marito, il fatto che abbia trovato la formula del successo non ne fa un prototipo di vita né un modello pedagogico, ma solo un adulto lontano dalle esigenze del bambino; sicuramente non è arrivato dove è arrivato perché non ha frequentato l'Asilo e inoltre le Lauree con lode esistono anche in Pedagogia, Scienze dell'Educazione e Scienze Formative.

Lei, cara signora, ha fatto la scelta di restare in casa ad occuparsi della sua famiglia ma questo non le comporta un ruolo meno produttivo di suo marito; in più, probabilmente anche perché ha maggiori occasioni di osservare suo figlio, è stata la prima a notare e capire che Nicola ha bisogno di esperienze diverse rispetto al restare a casa con mamma.
Colgo a questo punto l'occasione, prima di salutarla, di manifestarle simpatia e vicinanza rispetto al difficile compito di tenere questo punto "educativo e socializzante" per Nicola con suo marito, dovendola mettere in guardia anche dal fatto che i "lacrimosi ricatti" del bambino potrebbero estendersi anche ad altre occasioni e motivazioni.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 4, Marzo 2005

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