- Categoria: Rapporto con i fratelli
Rapporto di gemellarità
Vi scrivo nella speranza di sciogliere un dubbio che come genitore mi assale per l'educazione dei miei due gemellini dizigoti, Claudio e Chiara di 16 mesi.
I bambini frequentano l'asilo nido. Ho notato che subito dopo l'inserimento il bambino durante i loro giochi comuni ha manifestato atteggiamenti autoritari e di predominio sugli oggetti verso la sorella, che peraltro nonostante pianga per un gioco strappato di mano o non concesso non riesce a dire di no. Come? Lasciando cadere il gioco e correndo da me o nelle situazioni migliori lasciandolo al fratello, dimostrando apparente disinteresse per quel gioco "concesso".
La mia reazione a questo tipo di situazione è spesso di spettatrice, sperando che la bambina riesca a trovare sul momento una propria risoluzione al litigio col fratello. Sinceramente, come mamma, non so cosa sia più giusto. Alcune volte dalla rabbia tolgo a entrambi il gioco del litigio privandoloa entrambi, altre volte dico al bambino che se vuole il gioco della sorella lo deve chiedere o altrimenti proporle un gioco alternativo. Le vie di uscita alcune volte le suggerisco io, ma non è così semplice.
Cara Signora,
se ho capito bene, il problema che La turba, è da una parte la presunta insufficiente capacità della Sua piccola di appena 16 mesi di difendersi e di far valere i propri diritti e, dall’altra, l’imbarazzo che Lei prova di fronte alla Sua stessa insicurezza di madre nell’adottare la reazione appropriata.
Cominciamo con l’ipotizzata incapacità di Sua figlia di reazione nei confronti del fratello.
La competenza interrelazionale si costruisce nell’arco di tutta la vita. Ciò che vale per i figli molto più grandi, a maggior ragione vale per la Sua ancora così piccola. In una consulenza per i genitori di una bimba di ben otto anni (Paura del rifiuto) scrissi di un "prevedibile insuccesso, nonostante le migliori intenzioni insite da parte dell'educatore-genitore, di appelli del tipo "cerca di esprimere le tue idee, cerca di difenderti...", …quando è ancora subordinata nella gerarchia dei bisogni l'esigenza di esprimere le proprie idee."
Infatti, nell’educazione le profonde elaborazioni intra ed interpersonali non seguono necessariamente una gerarchia a priori disegnata dall’adulto. Può essere che in questo periodo la Sua piccola sia "impegnata" in altre elaborazioni di tipo psico e/o fisico e/o emotive e non voglia (o possa, o sia pronta ad) affrontare contemporaneamente e con la stessa intensità le dinamiche relazionali con il fratellino.
In un’altra consulenza (Gemelli) per i genitori di due gemelli, circa dell’età dei Suoi, parlai di un "grande progetto pluriennale per Voi genitori: aiutare il piccolo ad acquisire consapevolezza della sua individualità." Infatti, si tratta davvero di un grande progetto pluriennale: aiutare/affiancare/sostenere/stimolare i figli durante il loro lungo processo di presa di consapevolezza del proprio essere, SENZA però prevaricare, forzare…
Sia la bambina che il bambino devono essere sì valorizzati e stimolati anche da parte del genitore che interviene, commenta o predispone occasioni e stimoli per far sperimentare a loro nuove modalità di interrelazionarsi tra di loro, ma anche di momenti in cui l’adulto non interviene, anzi, i momenti d’assenza di qualsiasi osservazione da parte dell’adulto fanno necessariamente parte della vita.
Genericamente parlando, tanti genitori tendono a sostituirsi al figlio o a uno dei figli, agendo o parlando "al suo posto", non lasciando sufficienti spazi ai figli per sperimentare modalità di rapportarsi in autonomia. Più grandi sono i figli, maggiori dovranno essere gli spazi autonomi a loro concessi. Non mi sembra che questo discorso valga nel Suo caso. I Suoi gemellini sono molto piccoli e hanno bisogno di vedere modelli/esempi di possibili strategie attuabili e da attuare. Leggo nella Sua lettera che Lei dice a Suo figlio "che deve chiedere" il gioco. Sia determinata nel proporre ai Suoi gemelli queste nuove modalità di interrelazionarsi, tenga però anche presente che "il gioco strappato alla sorellina" (o in tanti altri casi al fratellino) è una delle più diffuse modalità che i bambini piccoli adottano per sperimentare la loro e altrui potenza.
Se mai un giorno dovesse porsi la questione se separare o no i due gemellini (scuola dell’infanzia), Le segnalo un’interessante consulenza a questo proposito del dr. Luciano Pasqualotto (Separare i gemelli?).
Leggo nella Sua lettera il concetto di "spettatrice" che si presta molto bene per introdurre il secondo aspetto della Sua richiesta di consulenza: l’ IMBARAZZO che Lei prova per i Suoi stessi atteggiamenti, più o meno attivi ("tolgo a entrambi il gioco") o "passivi" ("spettatrice").
Una parentesi pedagogica: in educazione l’aggettivo "passivo" è sinonimo di "attivo": il NON-fare-niente da parte dell’educatore, il NON-reagire, il NON-intervenire NON È UN NULLA. In altre parole: il non-intervenire è una cosa constatabile (anche da parte dei figli!), un comportamento osservabile, una reazione. Chiudendo la parentesi pedagogica rimane il quesito: In che misura e in quali occasioni i genitori dovrebbero essere solo "spettatori"?, in quale misura e come "intervenire attivamente"?, quando e perché "fare finta di niente" e lasciar fare ai piccoli "esperimenti di autonomia"? Sono assolutamente convinta che una lettera di consulenza on line non sia la sede adatta per approfondire debitamente questi quesiti, degni invece di ricerche di grande spessore. Mi limito perciò ad alcuni commenti circa il Suo imbarazzo ("come mamma non so più cosa sia giusto fare"). Scorgo tra le righe un leggero senso di colpa per questo imbarazzo, per questa insicurezza nel porsi con i propri figli. Le mie consulenze spesso cercano di RAFFORZARE L’AUTOSTIMA e la fiducia in se stessi che sembra essere venuta meno in molti genitori e soprattutto in molte madri (confronti, a questo proposito, ad esempio il "mini-corso di autostima" nella mia consulenza Rapporto madre/figlia). In realtà, ogni madre è un’esperta che non può essere sostituita da nessun’altra esperta! Soprattutto le madri più insicure dovrebbero interiorizzare questa constatazione. Sii dunque serena con se stessa, sia quando decide di fare la "spettatrice" presente ai fatti, sia quando decide di NON fare la spettatrice, sia quando ritiene utile "intervenire", sia quando ritiene utile assentarsi.
Importante è che i Suoi due gemellini percepiscano una madre comunque convinta delle sue decisioni e non imbarazzata o con sensi di colpa per le sue stesse reazioni. La Sua stessa bambina sembra una "spettatrice" imbarazzata quando permette con apparente disinteresse che il fratellino le sottragga il giocattolo. Importante dunque che la piccola percepisca una madre non imbarazzata e una madre che non si senta in colpa per il fatto di essere imbarazzata!
Non che i dubbi non siano leciti, anzi a volte sono utili: chi non ne avesse mai, chi non si ponesse mai domande, chi non cercasse mai il confronto e il dialogo con altri probabilmente non sarebbe un educatore-esperto tutto d’un pezzo!
In questo senso, sia orgogliosa di essere un’educatrice-esperta!
copyright © Educare.it - Anno II, Numero 8, Luglio 2002

