Stop the genocide poster

Gelosia!

Ho due figlie 5 e 9 anni.
La gelosia presente in entrambe e' maggiore nella piu' piccola. Quest'ultima che alla materna e' considerata buonissima, un tesoro,tranquilla (anche troppo) etc. etc. non appena rientra nel contesto familiare assume un ruolo opposto: urla, si lamenta per un nonnulla, disobbedisce,ti sfida con lo sguardo, richiede immediatamente il ciuccio (che la fa sentire meglio,testuali parole), fa dispetti, disturba la sorella che provocata risponde per le rime.

Mia moglie ultimamente e' in difficolta', non trova la misura per relazionarsi alla piccola, ha crisi di pianto, si sta rendendo conto che le ha a suo tempo concesso troppo. Oggi e' di questo avviso anche lei (non lo ammette per orgoglio ma negli ultimi due anni quando le facevo osservare che il suo comportamento "materno" avrebbe potuto influenzare negativamente la bimba e anche la sorella (due pesi due misure) mi rispondeva sempre che ero io a tenere un comportamento sbagliato.
Io le ho chiesto di fissare un appuntamento per entrambi con uno psicoterapeuta per valutare come potremmo modificare il ns comportamento da cui penso derivi la situazione in oggetto, ma non ne vuole sapere. Che fare?

 

Gentile papà,
come Lei ha potuto osservare quando la sua bambina rientra nel contesto familiare assume un atteggiamento che è in netta contraddizione con l'altro che invece assume quando non è in famiglia.
Addirittura adotta una modalità regressiva che la riporta al bisogno (che la fa sentire meglio, come lei stessa verbalizza) e che è quello di ricorrere al ciuccio; certamente con questo atteggiamento la sua bambina ha necessità di esprimere un suo stato d'animo che la riporta ad un conflitto interiore.
Si può pensare che il rapporto di competizione con la sorella maggiore la faccia percepire all'interno del contesto familiare priva di un ruolo di centralità che magari potrebbe essere invece da lei riconosciuto alla sorella, in quanto arrivata prima e pertanto sentita al centro dell'universo familiare.
Interpretare il conflitto della vostra bambina non è solo necessario, ma è estremamente importante perché permette di rieducare alcuni atteggiamenti e comportamenti che involontariamente sono anche dei genitori e altrettanto inconsapevolmente, se non sono modificati vanno a rafforzare le sue convinzioni.
Potreste impegnarvi con lei in un dialogo che le permetta di raccontare questo suo malessere non appena rientra in casa, magari anche raccontando voi stessi il vostro stesso malessere nel non vederla serena. Dedicandole più tempo nel gioco, sollecitandola e rassicurandola che il posto che occupa è molto importante per voi genitori, ma sicuramente anche per la sorella maggiore.
Cercate di coinvolgere anche la più grande in questi momenti ludici, in modo che non si creino delle situazioni che possono essere interpretate preferenziali né dall'una, ma neanche dall'altra e al contempo entrambe impareranno a condividere istanti indimenticabili della loro infanzia.
E' quella modalità che permetterà alle bambine di sentirsi prese in cura da voi genitori ed entrambe avranno la certezza di sentirsi guidate da coloro che amano.
Provate magari ad osservare se la bambina maggiore, seppur involontariamente, difende il ruolo di figlia primogenita con qualche atteggiamento di rigidità che per lei è utile per difendere quel posto "unico" che è venuto a mancare con l'arrivo della sorellina.
Certamente l'atteggiamento della piccola sta ad indicare una rabbia che in qualche modo deve trovare espressione e ciò succede attraverso le modalità da voi osservate e attraverso le quali la bambina comunica.
Posso ipotizzare che interpretando, attraverso l'osservazione e disciplinando alcuni atteggiamenti, la vostra bambina potrà acquisire l'autocontrollo necessario per vivere serenamente.
In quanto all'idea di un aiuto esterno alla famiglia che lei ha proposto a sua moglie: solo voi due potete operare questa scelta che deve essere totalmente condivisa da entrambi. Magari anche senza ricorrere ad un percorso di un psicoterapia in senso stretto; potreste pensare invece ad un lavoro di counseling che consiste nel trovare all'interno di una relazione di aiuto esterna, generalmente di breve durata, la possibilità di modificare alcuni atteggiamenti che spesso senza accorgercene sono dannosi nel contesto familiare. Questo lavoro, a volte, permette di scoprire risorse e potenziali che spesso siamo incuranti di possedere e dei quali possiamo usufruire positivamente se ne veniamo a conoscenza.

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 4, marzo 2004