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Irrigidimento strano

Ho una bambina di 5 anni, gia da due anni ha iniziato ad irrigidirsi tirandosi le mani sui fianchi, o comprimendosi l'addome, fino a provocarsi un sudore intenso.

L 'evento si ripete a periodi continui, nel senso: scompare per qualche mese, poi si ripresenta constantemente quasi tutti i giorni, più volte al giorno.

Ho anche un altro bambino di due anni e mezzo, e abbiamo subito pensato ad una forma di gelosia, però resta il fatto che scompare per qualche mese.

 

Gentile Signora,
la sua lettera contiene elementi sui quali la mia attenzione si è fermata per cercare una risposta, ma che allo stesso tempo mi consentono di darle un'iniziale rassicurazione: se i segni che sua figlia presenta richiedono la giusta considerazione per quanto manifestano, sono anche tali da far prevedere che la soluzione ci sarà, e potrà essere anche positiva. Mi sostengono in questa prognosi gli studi in merito portati avanti da tanti studiosi, nonché la personale esperienza clinica.

Ci sono nelle sue parole elementi importanti: l'età attuale della bambina, l'età attuale del secondogenito, il tempo trascorso dall'insorgenza dei disturbi. Senza qui citare i tanti Autori che, a partire da Freud hanno affrontato simili casi, non è possibile non vedere una stretta connessione tra il fatto che sua figlia ha disturbi PROPRIO dalla nascita del fratello, e che i disturbi sono iniziati quando lei aveva proprio la stessa età che lui ha ora.

Ciò che a livello emozionale, relazionale, affettivo e comportamentale avviene nella cosiddetta età edipica (proprio quella dei bimbi a cui ci stiamo riferendo) giustifica ciò che succede alla bambina, al punto tale da considerare le pulsioni che la spingono a certe condotte assai diffuse. Ogni bambino le manifesta a modo suo, ma è certo che è molto diffuso il sentimento ambivalente che le determina; un sentimento ambivalente che è insieme di amore e odio, di ricerca e di evitamento, di affetto e di gelosia, per il fratello e i genitori... insomma, un turbinio tale che se anche un adulto entra in crisi quando si provano sentimenti contrastanti, possiamo solo immaginare la turbolenza che provocano in una mente che ancora non è formata per poterli gestire.

La bambina sta manifestando una forte ansia e una grande paura. Un'ansia così forte da spingerla anche a comportamenti "autoaggressivi", quasi fino a farsi male; una paura così grande perché, anche se non corrisponde a ciò che davvero capita, teme che il fratellino possa portarle via tutto l'amore dei genitori, quell'amore che, prima, era tutto per lei. Allora l'irrigidimento diventa una condotta che può avere significati contrapposti, così come (avevamo visto) contrapposti sono le emozioni e i sentimenti che prova.

L'irrigidimento potrebbe essere:
° la rabbia contro il fratello che è la causa delle sue paure (e magari vanno invece d'accordo nei giochi o in altri momenti),
° la rabbia contro i genitori perché (le sembra) le vogliono meno bene (se c'è un altro con cui dividere "l'affetto" ne avrò meno per me),
° la manifestazione vistosa, quasi isterica, del suo bisogno di non perdere l'amore e l'attenzione che, anzi, in questo modo vengono trattenuti sulla sua persona (meglio così che niente),
° la rabbia contro se stessa per non poter fare nulla per cambiare le cose (e cosa potrebbe fare? Togliere di mezzo il fratello? Buttarlo via?...), e la frustrazione di chi si stente impotente. Forse in questo è la causa del sudore, quasi il risultato di uno sforzo estremo, fatto con intensità e passione, ma da chi si sente frustrato in partenza perché sa che... intanto tutto è inutile: "quello" non se ne va.

Per fortuna, però, la mente lavora poi a suo modo per proteggerci e, in questo caso, viene in aiuto: visto che la situazione non cambia, e certi sforzi non possono essere attuati per troppo tempo, allora tanto vale cercare di conviverci; anche se con un grande sforzo psicologico ed energetico per tenere a bada le paure, e fare finta che vada tutto bene. Per un po' tutto si placa, magari anche perché le coccole intanto avute la rassicurano sul fatto che di amore per lei ce n'è ancora. Ma di fatto nulla è davvero cambiato (il fratello è ancora lì!), ed ecco che le paure (e chissà per quali motivi proprio in quel momento, chissà cosa ha letto di preoccupante nei gesti o nelle parole dei genitori, o del fratello...) tornano a manifestarsi. Come? In che modo? Di solito vengono rimessi in atto quei comportamenti che, in passato, hanno davvero, o in apparenza, appagato bisogni simili in situazioni simili. Anche la sua bambina, dunque, agisce come in passato; come a dire: "Se è andata bene una volta andrà bene ancora, anzi: se in passato ho fatto così, ora lo farò ancora di più per avere di più!": un circolo vizioso nevrotico di chi non conosce altre vie di soluzione.

Se posso ora permettermi un consiglio, credo di poter liberamente suggerire a lei e a suo marito di non fare null'altro che continuare a volere bene a vostra figlia come avete sempre fatto, e volere bene a vostro figlio come avete sempre fatto. Senza, soprattutto, agire esagerate punizioni o eccessivi gesti di compassione sulla figlia quando ha certe condotte. Ma un sereno e autorevole amore. Importante è ora che nella bambina i comportamenti messi in atto non si fissino nella mente come gesti che, comunque, sono giusti perché le danno ciò che chiede in modo improprio (ma adeguato alle paure che prova); a fissarli non è il numero delle volte che lei li attua, ma la reazione eccessiva dei genitori (o altri famigliari o educatori) a tali comportamenti. In fondo la bambina registra ciò che noi le sottolineiamo, in un senso o nell'altro; cioè con forti rimproveri, o troppe ed esagerate coccole. Piuttosto si affronti la situazione con un autorevole amore. Di chi, mentre la rassicura sul fatto che l'amore per lei c'è sempre (e voi sapete certo come manifestarlo), al contempo non le fa intendere con troppe parole o gesti che sta facendo una cosa sbagliata, senza poi dirle subito che le si vuole comunque bene.

Credo che i disturbi potranno allora spontaneamente estinguersi, come avviene quando (e senza pensarci) poco alla volta una condotta se ne va perché smette di esembrarci utile per ottenere ciò che temiamo di perdere. Ma tutto, credo, avverrà in modo evolutivamente spontaneo.

Spero, gentile signora, di averle fornito qualche parola buona e utile e, nel salutarla, sappia di poter ancora contare sulla nostra disponibilità.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 1, Dicembre 2004.

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