Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Non vuole separarsi dal ciuccio

Siamo i genitori di due fratellini, Gianluca di 8 anni e Ilaria di 4 anni e mezzo. La bimba non vuole accettare l'idea di smettere di avere con sé il ciuccio. Lo usa tuttora per addormentarsi e nei momenti di "tensione", quando viene sgridata, litiga col fratellino, ecc. Diciamo che vuole avere il ciuccio sempre con sé ed utilizzarlo quando ne ha bisogno. Se per caso se lo dimentica o noi non lo troviamo si lascia andare a veri e propri spasmi affettivi. Solo alla scuola materna, dove quest'anno le maestre sono state inflessibili, accetta di non portarlo con sé. Abbiamo provato diverse strade, dai premi per motivarla a smettere, cercando di parlarle con tranquillità ma non vuole sentire ragioni. Noi cerchiamo di non drammatizzare la situazione ma ci sembra a volte di sottovalutare la cosa e poi di trovarci più avanti con la scoperta di avere fatto male a non riuscire a togliere il ciuccio prima. Onestamente con Gianluca, il più grande, questo problema non c'è stato. Quando è nata la sua sorellina, a circa 4 anni, parlando con lui, si è convinto e ha deciso da solo di mettere via il ciuccio. Vorremmo quindi sapere un parere dai vostri esperti.

 

Cari genitori,

non credo si debbano allevare inutili preoccupazioni per il cuccio tanto caro a Ilaria. Lo stesso Gianluca HA MESSO VIA il ciuccio solamente a 4 anni e, come scrivete, lo ha DECISO DA SOLO quando è nata la sorellina, quando si è sentito "grande". Verranno i momenti in cui anche Ilaria deciderà, da sola e in prima persona, di ricorrere sempre meno di frequente al ciuccio o di accantonarlo proprio. Potete fare, come scrive il dottor Luciano Pasqualotto in Fase anale o orale, "leva sulla capacità di comprendere e di rappresentarsi come "grande", senza essere né rigidi né drastici", non forzando i momenti nei quali Ilaria si DEBBA per forza sentire grande. E’ la vita stessa che presenterà le occasioni, una si è già verificata: la scuola dell’infanzia.

Un aspetto del potersi rappresentare come grandi presuppone l’esperienza, pregressa o sincronica, del potersi e sapersi gestire alcune cose da soli. All’età di 4 anni queste cose non sono poi tante, il ciuccio potrebbe esserne una. Lasciate gestire liberamente alla bambina l’uso e la cura del suo ciuccio.

Un secondo aspetto del potersi rappresentare come grandi consiste nell’esperienza del potersi sentire indipendente. L’abbandono di una dipendenza è una liberazione "da grandi", se e solo se compiuto IN PRIMA PERSONA E NON IMPOSTO. Rispettate dunque la temporanea "dipendenza" dal ciuccio. Cercate di non contrapporvi all’importanza che Ilaria attribuisce al suo ciuccio e cercate di non sminuire la sua rilevanza nei momenti di tensione.

Ma: rispettare ciò che per la bambina possa rappresentare un oggetto di supporto momentaneo, autogestito dalla stessa, NON significa innalzarlo a OGGETTO DI CULTO! Dal punto di vista pratico questo significa che non sarete più voi genitori a cercare o a dimenticare il ciuccio, ma sarà la stessa bambina a dover essere responsabilizzata a gestirselo nei luoghi a lei riservati, che potrebbero essere la sua stanza o i suoi luoghi di gioco o anche altri luoghi, comunque decisi insieme alla bambina dove potere e dovere "custodire" il suo ciuccio. Insomma, mettetevi nella condizione di non dover custodire o spostare il ciuccio da un posto all’altro, in modo che la bambina non vi possa colpevolizzare qualora no lo trova o se lo dimentica.

Nei genitori come Voi, attenti, responsabili e desiderosi di dare gli opportuni suggerimenti ai figli, frequentemente scorgo delle avvisaglie, più o meno accentuate, di SENSI DI COLPA. Così anche nel Vostro caso ("non vorremo trovarci più avanti con la scoperta di aver fatto male"). L’instaurarsi di sensi di colpa è influenzato da tante variabili, tra le quali quella culturale, connessa con la considerazione sociale, che è certamente saliente. Fermo restando l’assoluta importanza del traguardo (indipendenza dal ciuccio) già parzialmente raggiunto alla scuola dell’infanzia, vi suggerisco di non sopravvalutare l’immaginario sociale che tende a condannare l’utilizzo del ciuccio all’età di Ilaria. Focalizzate l’attenzione dunque non tanto su ciò che possano pensare gli altri, ma piuttosto sulla Vostra filosofia dell’educazione di fondo che consiste nella Vostra convinzione di educare la piccola all’autonomia, all’autogestione e alla libertà, ovvero all’INDIPENDENZA da certi oggetti materiali oggetti materiali (il ciuccio). Non sono tanto importanti i commenti provenienti dall’ambiente sociale, quanto non l’intimo senso e significato che possa avere il fatto che la piccola debba ricorrere ad un oggetto materiale (il ciuccio) attribuendogli valore di oggetto affettivo.

Dal punto di vista pratico, Vi suggerisco di rafforzare alcune modalità di comportamento affettivo Vostre e di osservare, senza inutile fretta in forzati risultati, come reagisce Ilaria. Quando prevedete che la piccola possa ricorrere al ciuccio (nei momenti di tensione), cercate di prevenirla e precedere la sua solita abitudine comportamentale che consiste appunto nel reclamo dell’oggetto materiale: PRENDETELA IN BRACCIO O PARLATELE, INVITATELA A DIALOGARE CON VOI, FATEVI RACCONTARE DA LEI... In altre parole, accentuate quantitativamente e qualitativamente le occasioni in cui Ilaria possa VERBALIZZARE e SENTIRE i suoi vissuti con Voi, anche i suoi malesseri o le sue tensioni, con Voi in quanto premurosi, pazienti, delicati e amorevoli ASCOLTATORI E ACCOGLITORI dei suoi sentimenti e delle sue emozioni.

E qualora Ilaria Vi parlasse col ciuccio in bocca? Allora fate leva sulla sua capacità di comprensione del fatto che Voi fate fatica a capirla dal punto di vista acustico, in quanto la scansione e l’articolazione delle sillabe sono difettose e le sue parole pronunciate in modo stentato e faticoso: "Vorrei tanto ascoltarti, ma faccio fatica a capirti col ciuccio in bocca. Non puoi mettertelo dopo? Ora raccontami…!".

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 12, novembre 2001