Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Genitori e "competenza civica"

Sono la mamma di un bambino di seconda elementare; ho, credo, il cosiddetto buon carattere, e sono, forse, un po' timida. Ho sempre creduto che la competenza affettiva si impara in famiglia, e che la "competenza civica" si impara con la collaborazione tra famiglia e gruppi diversi, soprattutto scuola e gruppo-insegnanti-genitori.

Ebbene, mi trovo molto in difficoltà perché all'interno del gruppo genitori serpeggiano e spesso esplodono conflitti, recriminazioni pesanti, discordie veramente sorprendenti perché non si fanno scrupolo di strumentalizzare anche i bambini creando un clima di espulsione molto sgradevole. Questo da parte di persone ufficialmente anche culturalmente avanzate, illuminate ecc. L'anno scorso perfino una maestra è stata "ostaggio" di un gruppo di genitori estremisti, che aspramente criticavano (davanti ai bambini) le sue capacità didattiche e la sua mancanza di "grinta" (???), cosa che personalmente non mi sono sentita di confermare, essendo per me tale insegnante provvista di apprezzabili qualità umane ("e che me ne frega delle qualità umane?" mi sono sentita dire) nonché di capacità di insegnare, almeno così mi è parso di poter rilevare dagli indubbi progressi di mio figlio. L'insegnante ha cambiato classe...

Ora, all'inizio del nuovo anno, ci sono sempre varie fronde in corso, gruppetti di diversa appartenenza(...) chiedono che ognuno si schieri apertamente, ma tutto ciò è troppo inquinato ormai da eccessive animosità ed elementi personali perché gli schieramenti possano essere sereni, consapevoli e soprattutto utili per i bambini. Io, che ho una natura piuttosto conciliante, mi sento molto a disagio, temo che mio figlio ne risenta (scontato!) e al momento non so proprio cosa fare in questa atmosfera. Come fare?

 

Cara signora,
lei ha proprio ragione!
Il suo racconto mette in luce alcuni dei limiti più gravi che colpiscono oggi il nostro vivere comunitario oltre che la funzione guida che gli adulti dovrebbero avere nei confronti dei giovani.

Le ragioni che sottostanno a queste patologie sono assai complesse.
Tra le tante ragioni c'è un bisogno di protagonismo spettacolare, quasi mediatico come se fossero in tivù che unito a degli irrisolti complessi narcisistici degli adulti, si trasforma spesso in proteste totalmente prive di buon senso che si accendono per il posto alla cassa al supermercato, così come per il parcheggio.

Questa aggressività mal posta, e questa idea "alla tarricone" del vivere insieme (per cui non conta l'intelligenza ma quanto si crede in se stessi), porta alcuni genitori ad avere verso la scuola elementare un atteggiamento di disprezzo o comunque di superiorità e la protesta che accendono sovente non ha vere motivazioni nella scuola ma nel bisogno di mostrare i propri muscoli. Un segnale evidente di ciò è proprio il fatto che non la si porta nei luoghi istituzionalmente preposti, dal dirigente o in assemblea, ma la si fa sul cancello d'entrata.

Lei ha in ogni caso ragione: nemmeno la protesta più motivata ha senso se condotta davanti ai bambini.
Se lo scopo della protesta è ottenere il meglio per loro, in questo modo si percorre la strada opposta.

Cosa fare?
Innanzitutto, cercare di dare parole a ciò che suo figlio vede e/o percepisce per aiutarlo a capire, e poi trovare anche il coraggio di proporre al gruppo dei "rivoltosi" modalità più efficaci per discutere dei problemi di scuola.
Se problemi sono!

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, ottobre 2001