Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Senza TV

Gentile Redazione,

siamo i genitori di una bimba di 4 anni e di un bimbo di due e mezzo, che frequentano il secondo anno di scuola materna e l'ultimo di asilo nido, rispettivamente.

Viviamo nel centro di una grande città, ma in casa nostra non c'è mai stata la televisione: non l'abbiamo voluta quando siamo andati a vivere insieme, e quando sono nati i bimbi eravamo già così abituati a farne a meno che non abbiamo proprio sentito l'esigenza di prenderla. Ovviamente la guardiamo quando siamo al mare, o in campagna, se c'è! Laura (la maggiore) e Giovanni (il piccoletto) hanno moltissime cassette che guardano dai nonni o dagli zii... anzi, spesso partiamo tutti e quattro per andare al "cinema" dai nonni: ci mettiamo sul divano e... guai a chi disturba (il libro della giungla è gettonatissimo!!!!!).

Laura conosce molti personaggi dei cartoni, e anche i titoli di alcuni programmi TV (tipo melevisione o albero azzurro), non ho ben capito se perché li ha visti durante l'estate, o perché ne sente parlare a scuola... mi spiega e racconta cosa sono i Pokemon e canticchia la sigla dei Digimon... che alla fine ho imparato anche io!!! Ha molti amici (spesso li invitiamo da noi o andiamo noi da loro) e, per quel che posso vedere e per quel che mi dicono le maestre, è ben inserita (direi addirittura piuttosto "popolare") nella sua classe. Ha imparato a parlare molto presto, adora leggere libri (o meglio, farseli leggere) o ascoltare storie, ed ha un'incredibile memoria per quanto riguarda frasi e parole. Non ha mai avuto, invece, una grande capacità manuale, non sopporta puzzle, timbri e plastiline varie (anche se ultimamente è diventata un po' più "maneggiona"). Disegna come una bimba della sua età. Le maestre ci hanno anche detto che, oltre a gesticolare molto, ha una non comune espressività facciale (noi non lo notiamo, ci siamo abituati!!!). Per quanto riguarda Giovanni, che condivide molte delle caratteristiche della sorella, aggiungo solo che ha un ottimo orecchio musicale (è intonato e riproduce con fedeltà melodie anche difficili) ed una passione per i CD delle colonne sonore dei cartoni di Walt Disney (che ascoltiamo molto spesso) .

Per venire al dunque, noi siamo contenti della situazione! Viviamo bene, e crediamo che anche i nostri figli vivano bene, senza TV. Ma... per quanto ancora?! Ci aspettiamo, da un momento all'altro che Laura ci ponga la fatidica domanda "perché non abbiamo la TV?". Siamo un po' incerti sul da farsi... ci piacerebbe andare avanti così, ma, dato che non ne facciamo una questione di principio, non vorremmo creare "problemi" ai nostri cuccioli. In caso si provasse a continuare senza TV, qual è, secondo voi, il modo migliore di giustificare questa evidente "anomalia" della nostra famiglia?! Temiamo che alla sincera affermazione "stiamo bene senza" possa seguire un altrettanto sincero "ma noi no!", al quale non so se sia giusto rispondere con l'autorità del genitore che "sa che cosa è meglio".

Cosa ci consigliate?! Grazie infinite.



Chiara ed Edoardo

p.s.: tanto per rassicurarvi sulla nostra "sanità mentale", abbiamo la casa piena di giornali e libri, un computer, una stampante, un impianto stereo... insomma, non siamo proprio degli eremiti!!!!

Gentili genitori,

ho pensato di rispondere ai vostri quesiti attraverso le parole di vari autori che si sono occupati del fenomeno televisivo ed in particolare della influenza di questo media sui bambini.

In particolare vi consiglio la lettura di un libro di una nota psicologa dello sviluppo italiana: Anna Oliverio Ferraris, TV per un figlio, Laterza Roma e Bari 1995,1999 (4a edizione).

L'attenzione dei bambini piccoli, somiglia molto a un incantamento: non sapendo ancora ragionare su ciò che vedono, si limitano ad assorbire. Nel cervello dei bambini duecento miliardi di neuroni (le cellule cerebrali) si collegano l'un l'altro per capire le immagini televisive, creando le strade che gli impulsi nervosi percorreranno anche in età adulta.

A tre anni un bambino ha il doppio delle cellule cerebrali di un adulto. Il cervello si plasma nei primi anni di vita, creando le vie nervose definitive. Le cellule inutilizzate muoiono entro il decimo anno di età. Un bambino che fa molte esperienze da protagonista avrà un cervello ricco di connessioni e saprà ragionare anche in modo originale, un bambino che passa troppo tempo davanti alla tv può non riuscire a crearsi sufficienti schemi di ragionamento.

Il bambino ritiene la TV un mezzo per capire il mondo. Quando vede Big Jim in azione sullo schermo, non essendo in grado di distinguere la realtà dalla finzione, lo ritiene vero; dopo averci giocato una settimana, deluso, perché il pupazzetto è inanimato, tornerà a zappare con la bacchetta magica o - se preferite - il telecomando, cercando nuove soddisfazioni ai propri desideri, il cui conseguimento, come prospettato in serial, cartoni, filmati pubblicitari e altro, richiede talmente poco in termini di tempo e di fatica che, raggiunta l'età adulta, per alcuni di questi bambini sarà arduo affrontare la realtà.

ASPETTI POSITIVI

Come strumento educativo la televisione è validissima nel far entrare il mondo intero nei nostri salotti. Possiamo apprendere il comportamento dell'uccello tessitore dell'Africa Orientale osservandolo mentre costruisce il proprio nido complicato. Possiamo assistere di prima mano agli eventi mondiali. I bambini che vivono in piccole comunità omogenee possono apprendere i costumi di persone diverse da loro. Le notizie vengono diffuse immediatamente tramite la televisione. Inoltre, la televisione unisce culturalmente. Dal punto di vista di un bambino ciò può significare qualcosa di semplice come sapere chi è Topolino; dal punto di vista di un adulto ciò può significare il sentirsi collegati con la gente in tutta la propria nazione durante un'elezione o un altro avvenimento di portata nazionale.

La televisione svolge un ruolo importante anche nella scuola. É particolarmente valida nel rendere disponibile l'apprendimento a gruppi di bambini che non rendono bene nelle tradizionali situazioni scolastiche e agli adulti che non sanno leggere, dice Patricia Greenfield, autrice di " La mente ed i mezzi di comunicazione: gli effetti della televisione, dei videogiochi e dei computers". La Greenfield crede che i videogiochi offrano ai bambini la chiave d'ingresso ai microcalcolatori in quanto gli utenti creano stimoli e informazioni; non lo consumano solamente. Ramona Pense sottolinea che tutti questi strumenti svolgono un ruolo educativo importante sempre che non siano usati come "baby-sitter". Infatti crede che quel che si guarda è meno importante di come lo si usa in seguito e di come se ne parla con i propri bambini.

ASPETTI NEGATIVI

L'effetto maggiormente pubblicizzato della televisione sui bambini è un aumento degli istinti aggressivi. In uno studio sull'aggressività e l'osservazione della violenza televisiva, Heusman ed Eron comunicano che nel 1982 c'era una media di 5,2 atti di violenza per programma per ora di trasmissione e scoprirono una correlazione positiva tra la visione della violenza e l'aggressività nei bambini. Tutto ciò si dimostrò vero sia per i maschi che per le femmine fino all'età minima presa in considerazione dallo studio, 6 anni. Eron cita un'altra ricerca che presume un effetto negativo da parte della violenza televisiva in bambini a partire dai tre anni.

La televisione tende a desensibilizzarci. Il primo atto violento a cui assistiamo ci colpisce emotivamente molto più che il millesimo. David Elkind, nel suo libro "The Hurried Child" descrive quella che chiama la "pseudo-sofisticazione". Elkind sostiene che la televisione incoraggia i bambini a parlare e ad agire come se fossero molto più anziani e molto più esperti. Nel fare così, comunque, i bambini tendono ad escludere la risposta emotiva che potrebbero avere normalmente nell'assistere alla violenza o al sesso o al crimine in televisione. Elkind ricorda ai genitori che i bambini possono agire, sembrare, comportarsi come degli adulti, ma tuttavia essi sentono e pensano ancora da bambini.

LA TELEVISIONE E LE ABILITA' SOCIALI

La televisione di solito sostituisce il tempo che i bambini altrimenti impiegherebbero a giocare. Questo è vero particolarmente nei bambini in età prescolare secondo Marie Winn, autrice di "La droga elettronica: televisione, bambini e famiglie". La Winn dichiara che i bambini che guardano molta televisione usano molto meno l'immaginazione e la drammatizzazione nei loro giochi. I bambini imparano molte lezioni riguardanti l'interazione sociale corretta mentre giocano e il gioca aiuta i bambini piccoli a formare la propria personalità. I bambini aggressivi imparano a trovare vie meno aggressive per raggiungere i propri scopi e i bambini più tranquilli imparano a farsi meglio valere e meglio difendere.

La Winn discute inoltre gli effetti della televisione sulla vita familiare. Sebbene i tempi che la famiglia dedica ad attività particolari (vacanze, visita allo zoo, picnic, ecc.) non siano significativamente diminuiti, il tempo passato insieme nella normale vita di tutti i giorni, è diminuito con l'avvento della televisione (stare seduti insieme a parlare, giocare a giochi di società, persino litigare). Queste attività, sostiene la Winn, costituiscono il tessuto connettivo della vita familiare e sono alla base delle relazioni all'interno della famiglia.

La televisione ha enormi capacità di insegnamento se viene usata correttamente. I programmi educativi possono apportare grandi benefici ai bambini sempre che il tempo complessivo dedicato al vedere la televisione sia limitato secondo Jim Trelease, autore di "The new read-aloud handbook" indipendentemente dal contenuto del programma, il guardare la televisione limita tuttora le opportunità per socializzare ed il tempo disponibile per la lettura.

Trelease vede la televisione come "il diretto contrario della lettura"; essa favorisce la riduzione del periodo di attenzione e non dà tempo ai bambini di elaborare quel che viene visto sia emotivamente che intellettualmente. Trelease evidenzia inoltre che al ritmo frenetico della televisione i bambini non hanno più tempo per porre domande. Si divertono, ma nell'essere così continuamente intrattenuti, cominciano ad aspettarsi lo stesso tipo di intrattenimento quando imparano a scuola e durante altre attività non televisive sia a casa che con gli amici.

In questa parte ho inserito la visione di Popper sulla televisione (Popper è un noto filosofo e scienziato moderno che ha scritto dei libri interessanti sui mas media).

Secondo Karl Popper, non si può distinguere nettamente tra educazione ed informazione, ogni informazione infatti è già scelta di significati e pertanto responsabilità educativa, di cui gli operatori devono essere consapevoli; nella difesa di una pretesa imparzialità dell'informazione non ci si può appellare del resto a valori pretestuosamente liberali, il liberalismo dà anzi grande importanza proprio all'educazione - illustrata dalla psicologia della crescita come esperienza di adattamento - oltre che alla responsabilità, al controllo del potere e al rispetto della libertà del vicino.

La scelta di mostrare troppe scene di violenza può avere effetti deleteri e giungere alla distruzione del tessuto civile, a questo proposito Popper ricorda anche la sua esperienza di educatore di bambini vittime di violenze familiari.

Ritornando sul problema dell'ideale liberale a proposito del binomio informazione/educazione, lo si definisce secondo i criteri della limitazione dei poteri e del controllo della libertà da parte della legge, alla cui formulazione tutti possono contribuire. Sul modello degli Ordini dei medici, si propone quindi la fondazione di un "Istituto per la televisione" che promuova corsi di formazione, conferisca licenze, vincoli alla responsabilità professionale anche attraverso interventi disciplinari.

Ogni libertà deve essere infatti limitata, tale principio non è affatto in contrasto con il liberalismo, al contrario ne è parte integrante e il criterio della limitazione della libertà di informazione deve valere anche per il teleschermo, affinché questo non diventi in realtà palestra di violenza.

Una televisione non regolamentata può correre il rischio di diventare una sorta di "Grande Fratello" orwelliano, molto più che non una struttura autoregolamentata.

Certamente anche il consumatore che ama scene di violenza risulterebbe poi forzatamente limitato, ma una tale privazione di piacere sarebbe motivata dall'esigenza di evitare pericoli ormai riconosciuti come reali perfino dalla casistica criminale.

Il caso della televisione è poi assai più urgente che non quello del cinema, anche in considerazione del gran numero di ore che in particolare i più piccoli trascorrono davanti al teleschermo.

Nessuno avrebbe immaginato alcuni decenni fa che la televisione sarebbe diventata un fattore preponderante di educazione alla violenza dei bambini, in un crescendo di crudeltà e di orrore, perciò Popper esorta ad intervenire al più presto e suggerisce come correttivo il metodo dell'autocensura.

Rispetto alle generazioni precedenti, i bambini di oggi nascono con il televisore dentro casa, e quindi si abituano molto precocemente, prima ancora che ai programmi televisivi, proprio all'oggetto televisore, da cui sono molto attratti. Da alcuni bambini, la televisione viene percepita quasi come una persona. Quando poi non si ha la possibilità di fare altre esperienze, la tv può diventare un amico con cui trascorrere il pomeriggio.

Il bambino guarda la tv non solo per divertirsi, ma soprattutto per farsi un immagine del mondo degli adulti. E però, fino ai sei sette anni, non è ben attrezzato per comprendere appieno ciò che guarda.

La pubblicità - per il suo ottimismo, per la sua concisione e per la sua ripetitività è il programma che più influisce sul comportamento dei bambini.

Guardare troppa tv può indurre ad una vera e propria "mutazione antropologica" nei bambini, abituandoli ad utilizzare prevalentemente il senso della vista a scapito degli altri e a rimanere in un atteggiamento sostanzialmente passivo rispetto ai messaggi emessi.

Per ovviare a tutto questo, i genitori invece di lasciare da soli i bambini davanti allo schermo, dovrebbero operare delle selezioni sulla programmazione, e aiutare i propri figli nella comprensione di ciò che vedono. La stessa scuola può far molto per insegnare a non subire passivamente il mezzo televisivo. Ma soprattutto bisognerebbe non sacrificare i giochi all'aperto, per l'indispensabile esperienza di autonomia e di libertà che essi forniscono ai bambini.

Infine vi voglio inserire una serie di suggerimenti che ho trovato in vari testi letti in questi anni ed in particolare nel testo citato all'inizio di Oliverio Ferraris:

* PROPORRE AI BAMBINI I PROGRAMMI PIÙ ADATTI A LORO.
* GUARDARE LA TELEVISIONE INSIEME AI BAMBINI.
* NON UTILIZZARE LA TELEVISIONE COME CASTIGO O PREMIO.
* NON USARE LA TV COME BABY-SITTER.
* STABILIRE INSIEME AI BAMBINI IL TEMPO DA DEDICARE ALLA TV.
* EVITARE CHE I BAMBINI GUARDINO LA TV PRIMA DI ANDARE A SCUOLA.
* EVITARE CHE I BAMBINI GUARDINO LA TV FINO AL MOMENTO DI ANDARE A LETTO.
* TENERE LA TV SPENTA DURANTE LE ORE DEI PASTI E DEI COMPITI.
* NON LASCIARE IN MANO AL BAMBINO IL TELECOMANDO.
* NON COLLOCARE IL TELEVISORE NELLA CAMERA DEI BAMBINI.
* USARE SPESSO IL VIDEOREGISTRATORE.
* CERCARE VALIDE ALTERNATIVE RISPETTO ALLA TELEVISIONE.
* DISPORRE DI LIBRI ADATTI A SVILUPPARE GLI INTERESSI PRODOTTI DALLE TRASMISSIONI TELEVISIVE.
* PRESTARE ATTENZIONE ALLE "CONDIZIONI" DELLA VISIONE E DELL'ASCOLTO.
* CONTROLLARE LA QUALITÀ E LA QUANTITÀ DEGLI ALIMENTI ASSUNTI DAVANTI ALLA TELEVISIONE.

Non ci sono quindi risposte precise alle vostre domande ma una certezza: "Abbiamo possibilità di scelta per quanto concerne il guardare la televisione".

Come dice E.B. White, la televisione è il "test del mondo moderno". La televisione in se stessa non è né buona né cattiva. É solo un mucchio di circuiti, di valvole, di viti e bulloni collegati ad un cavo elettrico.

É il modo in cui usiamo la televisione che crea la differenza nelle nostre vite e in quelle dei nostri bambini. Fintanto che alleviamo in piena coscienza i nostri bambini piuttosto che osservarli semplicemente mentre crescono, molto probabilmente prenderemo delle decisioni valide per le nostre famiglie, per quanto concerne la televisione.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 1, Dicembre 2001