Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Un "genietto"

Ho un bambino di poco più di tre anni che sorprende tutti quando parla, infatti dice delle cose e fa dei ragionamenti non tipici di questa età. E' un bimbo molto vivace e si stanca velocemente dei suoi giochi, che preferisce smontare con il cacciavite del papà piuttosto che adoperare in maniera ortodossa.

Ho da sempre avuto la sensazione che sia un bimbo un po' speciale (certo, direte voi sono la mamma) molto più intelligente dei suoi coetanei e mi sembra di averne ora la riprova, da poco ha cominciato a frequentare l'asilo ma mi dice che non gli piace perché si annoia. Ho paura che un bimbo troppo intelligente possa incontrare dei problemi anche nei rapporti con i coetanei e rischi di chiudersi in se stesso lontano da un mondo che non lo capisce.

Come fare a valutare le capacità del proprio figlio? E come aiutarlo a crescere bene e a farsi capire dagli altri?

 

Bella e anche un po' imbarazzante la domanda di questa mamma di genietto!

Come talvolta accade in casi come questi, i dati non sono sufficienti per sbilanciarsi nella risposta. Proviamo quindi a fare delle ipotesi che, allo stato dei fatti, mi sembrano essenzialmente due: una più elaborata, profonda e impegnativa; l'altra forse più terrena e possibile.

La prima ipotesi parla dei bambini iperdotati o superdotati: sono questi dei bambini che possiedono effettivamente delle potenzialità intuitive ed intellettive superiori alla norma. Tendenzialmente il loro atteggiamento comportamentale è di indipendenza, di sicurezza rispetto alle proprie forze, di consapevolezza nel riuscire a fare da sé; istintivamente, quindi, vogliono fare da sé, cavarsela da soli, respingendo anche l'adulto e rifiutando le esperienze comuni. Possono avere atteggiamenti garbati e accettabili, come caparbi e ribelli; possono non ascoltare affatto e non accettare semplicissime regole. Questa loro "diversità" può portarli ad isolarsi e, molto frequentemente, la loro difficoltà ad adattarsi ai ritmi comuni, alla cosiddetta "norma", può comportare per loro un vasto conseguimento di insuccessi piuttosto che di gratificazioni. Anche nei confronti di questi bimbi, quindi, per paradosso come per quelli in condizioni di handicap o ritardo, è più che mai necessario l'intervento e la presenza di adulti specializzati che sappiano affiancare i piccoli permettendo loro di vivere l'infanzia, di seguirli da guide e con proposte individualizzate.

Però, come accennavo prima, per poter dare di questo treenne una diagnosi, fra l'altro precoce, di iperdote, ci vorrebbe ben altro, mi sembrava però doveroso, quantomeno accennare a questa possibilità.

La mia seconda ipotesi è che questo bimbo non sia un iperdotato, ma un PICCOLO ADULTO! Se avessi il piacere di conoscere lui e la sua mamma, chiederei e mi accerterei se abbia fratellini, cuginetti, se abbia mai avuto modo di rotolarsi nella sabbia, dipingere sui muri, sporcarsi con il cibo, sguazzare nell'acqua. Non dico tanto adesso, quanto quando era più piccolo, anche neonato; e poi di cosa ha paura, qual è la sua attività preferita, quali le compagnie abituali, il rito prima della nanna. Se questo fosse mio figlio, infine e per intenderci, io gli regalerei tante costruzioni e libri (ce ne sono in commercio sul funzionamento delle cose, con strati di plastica all'interno che in trasparenza fanno vedere il "dentro" di tante cose) perché è intelligente e la sua intelligenza merita di essere esercitata ed affinata; però, conclusi questi giochi, lo porterei al parco e in piscina e non gli metterei nessun limite, lo farei "aiutare" in cucina, gli farei fare propedeutica a qualche sport, magari di contatto o squadra, lo farei "volare" fra le forti braccia del papà o fare tanti "giochi di lotta" con lui o i suoi compagnetti, ruzzolare sui prati, giocare con gli animali; e ricercherei col piccolo quanti più possibile momenti di contatto e affetto, trattandolo ancora come quando era veramente piccino.

Quanto a lei, carissima mamma, vediamo insieme alcuni dettagli che lei mi dà: il suo bambino smonta col cacciavite i giochi piuttosto che giocarci. Bravo, bravissimo! Ma siamo certi che non ci sia qualcun altro in casa che, magari per lavoro o per ruolo di "aggiustatore", smonta le cose? L'importante poi è smontare, e non distruggere. Inoltre, lei dice che il piccolo a scuola si annoia: lo appuri pure. Con garbo e disponibilità, parli alle maestre delle sue impressioni e chieda di verificare quali sono le attività programmate per i bambini di tre anni e il loro effettivo svolgimento. Ormai le scuole dell'infanzia viaggiano tutte a velocità splendide, veramente a misura di bambino, ma non si sa mai! Infine, continui così: osservi il suo bambino e lo consideri sempre "speciale" (come lo siamo tutti, specialmente per chi ci ama), mai inferiore o superiore o diverso, e "lavori" a predisporre un mondo di attenzioni per lui adeguate. Spero vorrà leggere un libro che le consiglio:

SANDRA DAMNOTTI, COME SI PUO' INSEGNARE L'INTELLIGENZA, Ed. Giunti e Lisciani.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 1, Dicembre 2001