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Assenza dei nonni

Gentile staff,
scrivo questa mail dopo aver consultato l'archivio per cercare qualche risposta ad un problema che ultimamente mi ferisce e di cui non riesco a farmi una ragione: l'assenza dalla vita mia e di mio marito, ma soprattutto da quella del mio bambino, che ha nove mesi, dei nonni paterni. Purtroppo ho trovato solo due consulenze sotto l'argomento "nonni" che tra l'altro rispondevano a problematiche opposte alle mie, cioè nonni troppo coinvolti o mamme poco disponibili a "cedere" il proprio figlio ai nonni. L'assenza dei nonni cui faccio riferimento (e che coinvolge un po' tutta la famiglia di origine di mio marito,) è sia "fisica" che affettiva.

Per carità, i nonni ci sono ancora! Ma si tengono a debita distanza centellinando le visite (più brevi possibili!) e le telefonate, giustificando tale atteggiamento con il fatto che vivono lontani (circa quaranta minuti di strada) e che hanno ancora due figli in casa che studiano. Per fare qualche esempio pratico, la media delle loro visite al piccolo è di circa una ogni due-tre mesi, tra l'altro ripetutamente sollecitate da noi genitori (l'ultima volta per farli venire da noi abbiamo dovuto escogitare una festa). Il bambino per ora non ne risente (a differenza di noi genitori) ma le cose cambieranno non appena diventerà più grande: per ora il risultato è che il bambino non li riconosce
assolutamente (e come potrebbe???) e mostra maggiore entusiasmo per la signora che viene a fare le pulizie a casa mia una volta alla settimana che nei loro confronti. Ho cercato in tanti modi di avvicinarli, di coinvolgerli attraverso varie strade anche portando quando è stato possibile io il bambino da loro, ma niente da fare. (Purtroppo soprattutto nei primi mesi ho avuto un periodo post-gravidanza piuttosto difficile per cui era difficoltoso per me muovermi). Adesso è da un mese e mezzo che non posso muovermi da casa perché mio figlio dopo aver passato una brutta bronchite, si porta dietro i postumi, per cui il pediatra ci sconsiglia di fare lunghi spostamenti. Ebbene in tutto questo periodo neanche una visitina di mezz'ora per vedere in che condizioni stava il bimbo (era ridotto piuttosto male)!!! Eppure ho saputo che sono venuti dalle mie parti per loro affari. La scusa in questo caso era che non volevano attaccare eventuali virus di mio figlio agli altri nipotini (appena più grandini del mio) che abitano proprio sotto casa loro. Inutile dire che per loro esistono solo gli altri nipotini!

Ora le mie domande sono queste:
perché quest'atteggiamento di assoluta indifferenza verso il nostro bambino? Perché questo distacco emotivo e affettivo, forse essere coinvolti in qualche cosa significa doversi "dare" e loro non sono disposti a farlo? Forse incide il rapporto che hanno sempre avuto con il figlio, uno che si è sempre arrangiato? Forse c'è qualcosa in me che non va a loro? Ed infine: i nonni sono persone significative nella vita di ciascuno e allora vale la pena che io mi sforzi ancora per cercare di creare un minimo di rapporto (per ora inesistente) tra mio figlio e i nonni, anche se sinceramente ho perso molta stima verso di loro e faccio fatica a considerarli benevolmente, cercando di fargli capire che non esistono nonni di serie A e di serie B (mentre loro molto comodamente preferirebbero restare in serie B) ma solo nipotini in cerca di affetto, partecipazione e attenzione per loro...(per concludere fortunatamente mio figlio ha il privilegio di avere altri due nonni meravigliosi che sono l'esatto opposto degli altri, pieni di entusiasmo e di affetto da donargli tutti i giorni...però sono amareggiata lo stesso....).



Gentile signora,
leggendo le prime righe della Sua lettera ho avuto la netta impressione che Lei stia parlando di due nonni morti. Poi la sorpresa: non sono morti, ma pienamente in vita e con ancora due figli a casa che studiano!

Il pediatra ha sconsigliato "lunghi spostamenti" nel decorso post bronchite di Suo figlio, e infatti, Lei non è andata a trovare i nonni. Ma se per Lei 40 minuti di strada (presuppongo di sola andata) rappresentano un "lungo spostamento", la stessa motivazione deve concedere anche ai nonni.

Ma il punto principale non è questo.
Lei scrive: "Il bambino per ora non ne risente... ma le cose CAMBIERANNO non appena diventerà più grande". Lei tende a voler prevedere il futuro, ma le cosiddette PROFEZIE AUTOAVVERANTESI sono spesso alla radice di una futura realtà. Temere o essere convinti che una situazione avrà un determinato percorso e una determinata conseguenza, spesso porta al reale attuarsi del temuto percorso e della temuta conseguenza (il figlio soffrirà...), mentre invece con un altro atteggiamento si possono modificare attivamente sia i percorsi sia i relativi risultati.

Provi ad immaginare due scenari e provi a rispondere quale dei due possa essere più indicato per Suo figlio:

* Suo figlio sarà più felice sapendo di avere due nonni nel pieno della loro vita, a 40 o 80 minuti di strada, che non vede spesso ma ai quali potrà telefonare, sentendo il loro affetto anche in assenza fisica

OPPURE

* sarà più indicato per lui percepire una madre arrabbiata o amareggiata, a causa delle come scrive "centellinanti visite, più brevi possibili" dei nonni per i quali "esistono solo gli altri nipoti"?

Similmente dicasi per il RAPPORTO SUO CON I SUOCERI: più Lei sarà prevenuta nei loro confronti, più Lei sarà diffidente nei confronti di ciò che dicono ("non siamo venuti a trovarvi perché, volevamo prevenire un eventuale contagio virale..."), più accuse di assenza incasseranno (anche non verbalmente) da Lei, più probabilmente si distanzieranno. E' un CIRCOLO VIZIOSO: meno i nonni dovessero sentirsi rispettati nelle loro esigenze private, meno sensazioni di fiducia e benevolenza ("faccio fatica a considerarli benevolmente") da parte Sua dovessero percepire, più probabile sarà un loro ulteriore distacco-allontanamento.

Il condizionale è d'obbligo, trattasi di consulenze a distanza e possibilità di analisi assai limitate. Certamente non posso sapere le più intime motivazioni del comportamento dei nonni. Dalla Sua lettera che ho vicino a me deduco tuttavia una Sua marcata tendenza ad attribuire intenzioni (di fatto invisibili!) ai comportamenti altrui, accusando ad esempio "assoluta indifferenza verso il nostro bambino...distacco emotivo e affettivo" da parte dei nonni.

Se da una parte non vorrei sdrammatizzare il Suo malessere a causa della sporadicità delle visite dei nonni, dall'altra vorrei invitarLa però a non eccedere eccessivamente nel drammatizzare i loro atteggiamenti: potrebbero avere anche altre motivazioni (a Lei invisibili) che non quella di voler privare uno dei loro nipotini del loro affetto.

E poi: desiderare un rapporto sereno (indipendentemente dalla quantità degli incontri fisici) è una cosa sicuramente auspicabile, pressare e premere (anche non verbalmente!) per ottenere un rapporto è ben altra cosa! La partecipazione e l'attenzione che riserva una qualsiasi persona (nella fattispecie i nonni) nei confronti di un'altra persona (nella fattispecie Lei e Suo marito più che non Vostro figlio di appena 9 mesi) è un DONO, non un dovere imposto e né imponibile da nessuno. Non è nemmeno un dovere al quale i nonni devono a tutti i costi assolvere per non sentirsi in colpa.

Lei scrive che "vale la pena sforzarsi per creare un minimo di rapporto...". Lo desideri sì ma non dovrebbe sforzarsi a volerlo ottenere a tutti i costi. Ma, attenzione, al tempo stesso offra Lei il Suo dono personale: quello di un'offerta di e una disponibilità (esente da qualsiasi traccia di imposizione o invadenza!) ad un rapporto, anche diluito nel tempo, sereno e senza implicite accuse, diffidenze, malevolenze. E chissà che con questo spirito non sia possibile, un giorno, un'approfondita ma limpida e serena conversazione attorno ad un tavolo tra voi quattro: Lei, Suo marito (cosa pensa lui riguardo alle Sue preoccupazioni nei confronti della sporadicità degli incontri con i nonni?), i nonni.

Auguro un sereno dialogo e La saluto cordialmente.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 6, Maggio 2002

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