Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Scarsa concentrazione?

Sono la mamma di Marina, una meravigliosa bambina di 2 anni e 3 mesi, spiritosa e dolcissima, ma anche molto determinata e caparbia.

Marina non è mai stata il tipo di bambina che si potesse lasciare nella culla a guardare le apine o mettere nel box finché non si addormentava. E´ sempre stata molto curiosa e desiderosa di attenzione e di partecipare a quello che le succede intorno. E´ attivissima, parla in continuazione e predilige i giochi "di movimento", come correre, saltare, ricreare le situazioni che vive o che ha visto in alcuni cartoni animati. Per quanto concerne le altre attività, le piace tutto ciò che le consente di sperimentare, possibilmente "fisicamente" nuove sensazioni ed effetti (dipingere con le mani, fare pizze e biscotti, giocare con la farina).

Ho constatato - e ciò mi viene confermato anche dalle maestre al nido - che non ha grande capacità di concentrazione sui giochi che sta facendo, soprattutto se si tratta di giochi "tranquilli", come giocare con il Lego o ad incastrare le forme. Anche durante le attività che dovrebbero incuriosirla maggiormente (es. fare i biscotti) dopo 20 minuti, mezz'ora si stufa. E´ inoltre assai raro che in casa si fermi a giocare per conto proprio, ma cerca sempre la compagnia di qualcuno. Maggiore durata hanno invece le attività più dinamiche, intraprese con la "spalla" di mamma o papà.

Ed ecco la mia domanda: è un atteggiamento normale in una bambina di questa età, destinato ad evolversi da solo, o è importante intervenire per stimolare la sua autonomia e costanza nel gioco (per tutto il resto è una bambina che ricerca in ogni modo di poter "fare da sola"? Quali sono le strategie e attività migliori per stimolare questa evoluzione? Ringrazio per il consiglio.

 

Gentile Stefania,

nel leggere la sua e-mail ho respirato a pieni polmoni il fragrante profumo che l'incanto d'essere madre regala. Quanto amore, quanta gioia, quanta curiosità, quanti dubbi questo esserino provoca.

Cara Stefania, in un fiorire così prorompente di vita da quando ha iniziato a nutrire preoccupazione per la scarsa concentrazione della bimba? Come mai tale preoccupazione? Da dove viene? Quale rapporto può esserci tra questa e le sue attese nei confronti di Marina?

I bambini così piccoli sono spesso continuamente tesi ad esplorare il mondo ed è come se fossero dei "mangiatori" di emozioni, sensazioni, esperienze. Il loro continuo "movimento" mentale è accompagnato anche da un costante "movimento" fisico. Correre, toccare, saltare, nascondersi, rincorrere, gridare fanno parte del loro modo di conoscere il mondo e di conoscerlo esplorando contemporaneamente le risorse di cui sono dotati: il corpo, le emozioni, i pensieri, i desideri, le fantasie. C'è così tanto da fare, da vedere e da scoprire che la mente davanti a tanta bontà non sa resistere: vuole assaggiare il più possibile. Così fluttuano da un'esperienza ad un'altra da un gioco all'altro divorando un po' qua e un po' là.

Cosa fare allora? Ecco alcuni suggerimenti riguardanti l'aspetto (e non il problema) della concentrazione:

* mantenere uno sguardo su quest'aspetto del percorso di crescita della bimba ad esempio facendo verifiche costanti e mirate con le insegnanti del nido, ora, della "materna" e delle elementari e medie, poi.
* cercare di capire con le insegnanti del nido quale significato attribuiscono al fatto che Marina non ha grande capacità di concentrazione, chieda degli esempi, correlazioni con il resto del gruppo classe, di spiegare in quali giochi e con chi si distrae o si concentra di più, qual è il tempo massimo di concentrazione dato dalla bimba e atteso dalle insegnanti.
* allenare alla concentrazione rispettando le inclinazioni e l'età della bambina ricordando che è un intervento di lungo periodo. I giochi "riflessivi" possono essere proposti ad esempio dopo i giochi di movimento, importante è il modo con cui l'adulto propone e condivide il gioco con il bambino. Un adulto che partecipa al gioco manifestando, con il comportamento, la voce, lo sguardo, "Autentico" interesse esibisce il suo modo di concentrarsi e stimolerà nel bambino l'apprendimento degli atteggiamenti che favoriscono la concentrazione. Agire ciò che si vuole insegnare può potenziare l'efficacia dell'esortazione verbale. Anche i giochi della "vita quotidiana" non vanno assolutamente dimenticati: "lavare i piatti" (che si trasforma anche in allagamento della cucina) "fare i biscotti" (che significa anche imbrattarsi e imbrattare) offrono, tra le altre cose, anche l'opportunità di sviluppare gradualmente la capacità di porgere e tenere l'attenzione.

Per quanto riguarda l'autonomia io proverei a rileggere in termini relazionali il bisogno della bimba. Marina, come molti bambini della sua età, vive la gioia e l'appagamento di una dipendenza "sicura" come quella dai propri genitori, una dipendenza che è la premessa dello sviluppo della sua autonomia. Cara Stefania l'autonomia, come molti pensano, non è sinonimo di capacità di fare a meno degli altri ma di capacità di capire e gestire quale relazione si ha con gli altri, quali significati veicola, cosa chiedere e cosa offrire. In questo momento Marina sa che la sua relazione con voi è importante e necessaria, che in essa e tramite questa scopre cose nuove, nuove possibilità di gioco, di rivisitazione e risignificazione d'esperienze fatte, di modo d'essere e di fare. Lavorare per la sua autonomia dunque significa offrirle una dipendenza capace di farla esprimere, di farla sperimentare anche nella relazione con voi, capace di restituirle i significati delle esperienze che si condividono. Questo potrebbe voler dire non solo acconsentire a giocare con lei ma anche offrirle i vincoli che v'impediscono di poter sempre giocare con lei; un malessere della mamma, una telefonata da fare o da ricevere, la non voglia di fare un gioco.

I "vincoli", che la quotidianità offre, carichi di "piacere" e di "dis-piacere", sono strumenti educativi che, significati, vi possono aiutare ad orientarla proprio verso la gestione della propria autonomia suscitando in lei la sperimentazione di diverse modi di affrontare le situazioni ad esempio con il "pianto" inizialmente, con delle domande "se la mamma non può giocare con me cosa posso fare?", "mamma cosa posso fare?", con la proposta della propria soluzione "provo a giocare da sola" e via così.

Sul concetto d'autonomia e sul suo modo di favorirla mi rendo conto che non basta una lettera, ma se il nostro incontro non esaurisce il discorso può tuttavia aprire nuovi ambiti di riflessione, e spero ulteriormente rinforzare il suo desiderio di crescere come "educatrice". Coltivi la sua voglia di essere un genitore in ricerca d'atteggiamenti, strumenti, strategie, significati educativi anche confrontandosi ed entrando nel merito delle questioni con le insegnanti, partecipando a corsi per genitori, (la legge Turco ha dato sicuramente il via ad interessanti iniziative sul territorio nazionale), confrontandosi con conoscenti. Mi piace sempre quando incontro genitori che desiderano crescere come educatori, a fronte di difficili problemi con i propri figli. I problemi con i propri figli non si possono evitare, come non si possono evitare i problemi della vita ma si può essere attrezzati per affrontarli possedendo strumenti propri e risorse relazionali capaci di offrire consiglio e confronto.

Bene, non mi resta che augurarle una felice continuazione dell'esperienza di madre ed educatrice.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 3, Febbraio 2002