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Abbraccio improvviso

Gentile Staff,
sono una studentessa della Facoltà di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione di Firenze. Tra pochi giorni ho un esame e devo fare una relazione riguardante un'osservazione che ci hanno fatto fare presso una prima elementare di *** allo scopo di rilevare una "Scala di misurazione sulla Competenza Sociale". Nella relazione devo appunto fare un resoconto sull'esperienza. Mi è capitato un fatto strano che vorrei interpretare. Noi abbiamo fatto credere ai bambini che eravamo lì per giocare con loro. Appena siamo arrivati alla scuola (il mio gruppo era composto da 5 persone più la docente che ci ha accompagnato) siamo andati nella classe e ci siamo presentati ad uno ad uno, ad un certo punto una bambina (molto vivace e che ha dato poi problemi per rispondere alle domande del questionario) si è alzata ed è corsa ad abbracciarmi, rimanendo stretta a me fino a che la maestra non le ha detto di tornare al suo posto. Questo atteggiamento ha destato molto interesse in me e anche negli altri (eravamo 4 femmine ed un maschio) e vorrei cercare di capire anche sulla base di supposizioni cosa può aver spinto la bambina a compiere quel gesto. Vi prego di darmi una risposta o un consiglio su come decodificare tale atteggiamento che vorrei approfondire nella mia relazione.

 

Carissima collega,
prima di tutto complimenti per la sua ricerca e per la bellissima esperienza vissuta.
Vedere un bambino che ti corre incontro senza conoscerti suscita indubbiamente forti emozioni in quanto non siamo abituati ad un comportamento così spontaneo.

Frequentando scuole diverse per ricerche o consulenze anche a me è capitato più volte esperienze simili. Tutto ciò è, a mio avviso, fortunatamente possibile perché i bambini (specialmente se di età compresa tra i sei e gli otto anni) sono istintivi, spontanei, non hanno ancora ben strutturate nella loro mente le regole di comportamento sociale, ed agiscono in base a ciò che pensano ed alle emozioni che provano.

Ad un adulto può capitare talvolta di trovarsi davanti ad una persona che a primo impatto non suscita una sensazione piacevole, ma non penserebbe mai di dirle che le sta antipatica, il bambino non ha ancora la piena capacità di "mettersi nei panni dell'altro" di pensare cosa avrebbe fatto e pensato lui nella stessa situazione. Agisce così con spontaneità quando deve esprimere un pensiero sia esso positivo che negativo.

L'adulto grazie alla sua maggiore capacità di elaborazione della situazione che la vita gli propone, all'associazione con le esperienze passate, alla valutazione delle possibili conseguenze alle sue azioni, all'acquisizione di regole sociali, alla capacità di mettersi nei panni dell'altro ecc. è maggiormente diffidente nei confronti di chi non conosce e spesso cerca di non manifestare le emozioni che prova.

Probabilmente la bambina ha visto una persona giovane, che "le piaceva", che associava a qualcuno con cui aveva giocato e si è espressa nel modo più caloroso possibile davanti a questa novità che le ha procurato gioia. Sarebbe, talvolta, importante anche per l'adulto riuscire a lasciare andare quei "freni eccessivi" imposti dalle regole sociali e da un Super-Io troppo rigido per lasciare spazio ad un IO equilibrato, che permetta di poter esprimere più spesso le proprie emozioni, abbracciando quando ne sentiamo il bisogno le persone care senza privarle di questo "dono d'affetto" così importante da comunicare e gratificante da ricevere.

La sua esperienza ci dimostra che come noi possiamo aiutare i bambini a crescere nella società, permettendo loro di interiorizzare le regole sociali e morali, anche loro possono aiutarci a riacquistare la spontaneità del "bambino che c'è in noi" che in certe situazioni permetterebbe sicuramente di vivere in modo più sereno.

Le auguro tanta fortuna per la sua ricerca e molte altre esperienze di crescita personale.

 

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 8, Luglio 2002

 

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