Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Influenze negative

Gentili Consulenti,
io e mio marito siamo soliti incontrarci, una sera alla settimana, con dei nostri amici che hanno un figlio di 31 mesi che presenta spesso degli atteggiamenti aggressivi nei confronti di nostra figlia che ne ha 22.
La mamma interviene spesso bloccando il bambino prima che possa aggredire nostra figlia, anche se a volte è riuscito a tirarle i capelli (molto tempo fa), o a spingerla facendola cadere; inoltre le ruba continuamente i giochi, e lei, le prime volte  reagiva urlando, ma ore sembra essersi rassegnata alle sue prepotenze. Ultimamente, non reagisce anche con altri bambini della sua stessa età, ad esempio quando qualcuno le ruba i giochi.. Nel caso in cui qualche bambino la aggredisce si mostra terrorizzata e poi dice di aver paura del bimbo. Aggiungo che prima la bambina non era così, aveva anzi uno spiccato senso del possesso sia dei suoi giochi che di quelli degli altri, tranne quando si trovava in presenza del figlio dei nostri amici.

La bambina comunque è serena e non ha mai avuto problemi a mangiare o dormire. Parla molto bene rispetto agli altri bambini della sua età e ha avuto uno sviluppo motorio molto precoce. Passa molto tempo con me, in quanto io sono insegnante, e durante la mia assenza è affidata ai nonni paterni che abitano sotto casa mia. E' molto legata a me ed è anche molto affettuosa. Vi chiediamo se il comportamento di questo bambino ha influenzato o potrà influenzare negativamente la formazione del carattere di nostra figlia e se è il caso di continuare a frequentare questi nostri amici.
Ringraziando anticipatamente, confido in una sua risposta e porgo distinti saluti.

 

Gentile signora,
subito la mia risposta ai Suoi due quesiti:

Il comportamento del figlio dei Vostri amici non può influenzare negativamente (con accento su negativamente) la formazione del carattere di Vostra figlia.Continuate a frequentare i Vostri amici.

La crescita personale è sia intra- che interpersonale e i due aspetti sono assolutamente complementari. La maturazione personale non può fare a meno di esperienze di relazioni con altri, comprese le relazioni problematiche. "Problema" non significa necessariamente "influenza negativa". Legga a questo proposito il piccolo excursus semantico sul concetto di problema in Timidezza insuperabile: ogni problema presuppone che ci sia da una parte una meta/traguardo/obiettivo/fine e dall'altra un ostacolo/barriera/sbarramento/blocco. Non è pensabile che durante la crescita umana non si incontri mai ostacolo alcuno ai propri progetti. La Sua bimba, per quanto piccola sia, farà e sta già facendo le prime esperienze in questo senso. Non cerchi di privarla di tali esperienze. Il figlio dei Suoi amici rappresenta un'occasione per Sua figlia di sperimentare vissuti interpersonali e in questo senso si potrebbe parlare addirittura di "influenza positiva", non certo negativa. La piccola ha così l'occasione di fare i primi tentativi di ciò che alcuni designano con il termine "problem solving" e che comprende sia la presa di coscienza di un problema che le possibili strategie di risoluzione di esso. Una precisazione: di "problem solving" si parla solitamente in riferimento a età evolutive molto più avanzate che non quella di Sua figlia, ma le basi si creano già ora. E' chiaro che all'età di Sua figlia l'adulto (genitore o educatore/educatrice di nido o scuola dell'infanzia) assume un ruolo fondamentale nel proporre i primi modelli di interazione. Perciò è molto importante che prima di tutto si esplori Lei-madre: come reagirebbe Lei se qualcuno le strappasse di mano un qualche oggetto? Quali strategie adotterebbe per risolvere il problema? E' chiaro che i piccolissimi non adottano le strategie degli adulti, ma l'adulto non può fungere da modello autorevole e credibile se dapprima non si autoriflette.

Le FORME DI FUGA non mi appaiono soluzioni da adottare: rinunciare a frequentare i Vostri amici solo per evitare a Sua figlia di incontrare il loro figlio mi sembra una soluzione di fuga, una strategia poco adeguata, un'occasione persa per Vostra figlia di sperimentare anche le relazioni difficili. Queste esperienze le farà comunque, sia in assenza degli adulti (ad esempio al nido, alla scuola dell'infanzia...), sia in loro presenza. Gli incontri con i Vostri amici sono dunque un'occasione di crescita, oltre che per i piccoli, anche per voi (adulti), permettendovi un'occasione utile per osservare il comportamento dei vostri figli in situazione di interazione.

A questo proposito penso sia molto utile organizzare un incontro tra soli adulti (Voi e i Vostri amici) per discutere le Vostre eventuali future modalità di intervento, quando per esempio l'uno ruba i giocattoli all'altra (...fatti che succedono assai spesso tra bambini e fratelli!). Parlate apertamente delle vostre perplessità, rispettando comunque i modi di educare che ciascuno ha e non colpevolizzando gli atteggiamenti del bambino dei Vostri amici, anzi, chiedendo consiglio a loro stessi di come poter risolvere insieme eventuali momenti di tensione tra i piccoli. Tenendo presente la diversa età dei vostri figli, c'è da dire che il senso di possesso (di fronte al proprio giocattolo) si sviluppa per diverse tappe e solamente nel tempo. La Sua bimba è molto piccola ed è solo all'inizio dell'apprendimento di strategie interattive e modalità comunicative. In ogni caso, gli altri bambini e le altre bambine non potranno "influenzare negativamente", ma anzi, costituire occasione di crescita per la Sua bambina, la quale è solamente all'inizio di quel lungo ed affascinante percorso di costruzione di competenza interpersonale, competenza che si tesse nel corso di tutta la vita.

Non ci sono ricette ad hoc e tanto meno a distanza (vista l'impossibilità di approfondita osservazione ed analisi dei fatti). Posso solo anticipare che i piccoli hanno sì bisogno di modelli da seguire, ma devono sviluppare e sperimentare loro stessi in autonomia quanto precedentemente è stato proposto loro da parte dei genitori (e/o quanto stato osservato da altri coetanei) e devono saggiare in prima persona LE DIVERSE EMOZIONI (come scrive "terrorizzata", "indifferente"; o triste, arrabbiata, imbarazzata, orgogliosa, ecc.) ASSOCIATE ALLE DIVERSE MODALITÀ DI REAZIONE interpersonale che mettono in atto o di fronte alle quali si trovano. Non è mai consigliabile impedire ai piccoli di fare esperienze di tipo emotivo, comprese quelle che solitamente vengono designate "negative" dal linguaggio comune.

Dicendolo con uno SLOGAN: FUGGIRE NO, RIFUGIARSI SÌ! E' importante che i piccoli non imparino a fuggire dalle difficoltà, ma che abbiano i loro tempi/luoghi dove potersi rifugiare, dove essere ascoltati con amore e pazienza, dove poter elaborare i propri vissuti.
Tanto oggi quanto nei prossimi anni! La personalità e la competenza interpersonale della Sua bimba si tesse solo nel tempo.
Con, nonostante, e anche tramite e attraverso quelle che Lei chiama "influenze negative".


La consulenza continua...

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 8, Luglio 2002