Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Alimentazione e separazione

Ho due domande di argomenti diversi da proporre.
La prima riguarda l'alimentazione. Ho un bimbo di 13 mesi, allergico a vari alimenti (proteine del latte, uovo, grano, patata) che gli hanno provocato una dermatite atopica, adesso sotto controllo. L'ho allattato fino a 10 mesi e dal sesto mangia anche la pappa, sempre la stessa, con mais/tapioca più verdure più omogeneizzato di carne. Adesso prende anche due biberon di latte (Nutramigen).
Il punto è che da un po' di tempo fa molte storie per mangiare la pappa, non so se è perché annoiato dal sapore. Non so come comportarmi, se insistere "imbrogliandolo", come faccio ora, o non farlo mangiare. Preciso che è cresciuto bene in peso e altezza, ed è anche abbastanza precoce (cammina da prima di aver compiuto 11 mesi, ha un discreto vocabolario). Mi rendo conto di essere ansiosa riguardo a quello che mangia, ho sempre l'impressione che possa mancargli qualcosa.

La seconda domanda è la seguente. Mio marito sta per partire, per lavoro, per un periodo di un anno e mezzo (Londra). Tornerà più che potrà, lo andremo a trovare ecc, ma mio figlio subirà comunque un cambiamento di abitudini notevole. Cosa possiamo fare per aiutarlo a crescere sicuro e sereno? Per ora lo è, ha un buon carattere e ha diversi punti di riferimento (i nonni, soprattutto mio padre) oltre a noi genitori (entrambi lavoriamo).

Vi ringrazio per la risposta e mi scuso per questi quesiti, forse banali ma per me molto importanti.

 

Carissima signora,
i quesiti che lei pone sono assolutamente importanti, e non soltanto per lei e il suo bambino.
Lei infatti ha toccato alcuni dei cardini della vita di un bambino piccolo: l'alimentazione, da comprendere in quelli che vengono definiti i RITMI VITALI (insieme al sonno e ai bisogni fisiologici), e il rapporto con i suoi familiari, da comprendere in un'altra sfera vitale, quella dei BISOGNI.

Riguardo al primo argomento, io non ho le competenze necessarie per pronunciarmi in merito alla strutturazione e ai contenuti dello schema alimentare che lei segue col suo bambino e, per questo, la rimando al pediatra.

Posso però rimarcare l'importanza dei parametri di riferimento segnalati, quali l'accrescimento corporeo, lo sviluppo psicomotorio, la presenza di un vocabolario, a cui aggiungerei la vitalità e la regolarità di quelli che abbiamo chiamato ritmi vitali, valutazione molto importante in special modo dopo l'anno di vita, quando l'accrescimento corporeo rallenta e diventa meno significativo, mentre vanno osservati e valutati la vivacità intellettiva, il progredire del linguaggio, le abilità motorie e le relazioni sociali-affettive intessute dal bambino, nonché la sua spinta all'indipendenza.

Passando, al secondo argomento, la invito a vedere la situazione dell'imminente ma transitorio distacco fra voi, mamma e bambino, dal papà con occhi desiderosi di cogliere la risorsa che questa situazione vi può offrire: lo stimolo a guadagnare in ADATTABILITA'.

E' vero che un bambino, fin da piccolissimo, ha bisogno di ritmi regolari, di routines, di figure di riferimento costanti, per costruirsi una sicurezza interiore.
Il fatto è che voi, per motivi più che rispettabili, dovete in qualche modo controvertire questa legge.

Significherà che nella vostra vita fondamentali saranno non tanto le presenze, quanto i SENTIMENTI, il rievocare, cioè, i vostri legami attraverso oggetti, come foto, giochi, racconti, ricordi. E trovando le vostre, specialissime routines: come la telefonata del papà sempre alla stessa ora, il racconto della favola letta da un libro regalato e trovato dal papà, magari una cassetta registrata con la sua voce, oppure un VHS tramite cui ricordare l'ultima gita fatta insieme.

Suo figlio è un bimbo fortunato: lei è molto attenta, ha la possibilità di contare su altre figure familiari di riferimento (va benissimo il nonno!), e poi potrete viaggiare e vedere tante cose, occasione per il piccolo di ricevere tanti e nuovi stimoli.

Quello che, piuttosto, mi sento in dovere di dirle e che "intravedo" nelle sue parole è che non vorrei che il rapporto fra lei e il suo bambino si carichi di eccessiva apprensione da parte sua. Infatti lei scrive, anche se rispetto alla sua alimentazione, "ho sempre l'impressione che possa mancargli qualcosa". Suo figlio appare sereno ed equilibrato, anche fisicamente, forse è solo un po' stufo di pappe ripetitive. Provi a variare, se le è possibile, ma soprattutto sfrutti quello che in un bambino di un anno è innato: l'interesse per le cose, anche per il cibo. Gli prepari un piattino tutto suo, dove lui può pasticciare e assaggiare, imparare ad usare le posatine. E se i suoi sforzi si dovessero rivolgere all'intonaco o al pavimento, lei approfitti dei suoi esperimenti per mandare qualche cucchiaiata nello stomaco.

Ma non lo imbrogli, per carità: non ci si può alimentare di soppiatto! Il rapporto col cibo deve essere diretto; bisogna mangiare perché si ha appetito, voglia e ci piace quel che c'è nel piatto, e non perché si deve. Si devono però accettare l'entità dell'appetito (quanto il bambino mangia), e i suoi gusti.

Non deve temere che il bimbo non mangi abbastanza, ma che l'ora del pasto si carichi di tali ansie da diventare un disturbo per lui. Perciò prenda colazione, pranzo, merenda e cena come occasioni di divertimento ed esplorazione, e anche di conoscenza. La cosa più brutta che può accaderle è una cucina sottosopra!

Le consiglio di leggere un libro di Jan-Uwe Rogge, NON C'E' FAMIGLIA SENZA CAOS, ed. Pratiche editrice; lo legga, continui così, si rilassi e ricordi di animarsi, come mamma, di tanti scrupoli, domande e curiosità, ma non di ansie, mi raccomando!

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 9, Agosto 2002