Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

In viaggio senza bambina

Salve. Sono il papà di una bellissima bambina di 22 mesi. Io e mia moglie abbiamo vinto con il lavoro di lei 2 viaggi per 2 persone, uno di 4 giorni e l'altro di 9 giorni. Purtroppo non è possibile portare la piccola con noi e ci siamo trovati davanti ad una scelta difficile.
Da una parte il pensiero di tornare per un po' da soli e goderci una vacanza ci allettava, dall'altra parte il pensiero che la piccola poteva sentirsi abbandonata ci faceva tentennare non poco. La piccola è una bimba tranquilla e socievole, frequenta l'asilo nido e non ha problemi di sorta. Considerato anche che ci sono 2 nonne disponibili con le quali ha un ottimo rapporto abbiamo deciso di partire per il primo viaggio di 4 giorni. E' andata molto bene, a detta dei nonni non sembra abbia risentito della nostra assenza (ha dormito a casa di una nonna e non si è mai svegliata durante le notti).

Ora però si avvicina il secondo viaggio e siamo un po' in crisi (forse più io che mia moglie): durante la notte si sveglia piangendo e non c'è verso di riaddormentarla nel suo lettino, così viene a dormire nel lettone fra mamma e papà. Sono ormai 4 notti e noi l'abbiamo accontentata ma ora sorge il dubbio: ha risentito della nostra mancanza, come reagirà alla prossima assenza dei suoi genitori per di più anche più lunga della prima? Siamo dei genitori incoscienti se partiamo di nuovo? Il viaggio sarà ad una distanza di 3 settimane dal primo, è forse poco il tempo fra uno e l'altro? Aiutatemi per favore, l'idea che possa sentirsi abbandonata mi fa troppo male.

 

Caro papà,
innanzitutto: beati voi!!
Primo perché avete avuto la fortuna di vincere ben due viaggi; secondo perché avete delle nonne di fiducia cui affidare la vostra piccola; terzo perché quest'ultima è una bimba serena e senza problemi di sorta, come dice lei.
Esiste un unico rischio che, per quanto esile, molto pericoloso. Sarò molto diretta e onesta: il rischio che potreste correre è quello di un trasferimento di ansie fra voi e la bambina, attribuendo, in questo caso, ad ogni segno di disagio da parte della piccola, la colpa di ciò ai vostri transitori distacchi.

Nel rispondere mi ispirerò ad un libro splendido, che raccomando a livello mondiale, sia a genitori che a chiunque si occupi di bambini piccoli, che per me è come un Vangelo: il DIARIO DI UN BAMBINO di Daniel Stern (edito dalla Mondadori). L'autore è un neurofisiologo americano che ha fatto un tentativo oltre che utile e formativo, anche poetico: quello di provare a scrivere un libro con gli occhi di un bambino piccolo (Joey), fra gli 0 e i 4 anni.

Cosa dice Stern?
Egli sostiene che, durante questi anni, il bambino evolve passando attraverso una serie di "Mondi": il primo è quello delle sensazioni, da 0 a 6 settimane; il secondo quello delle relazioni sociali, fino a 4 mesi e mezzo, quando si formano e si stabilizzano i legami di attaccamento; segue quello dei paesaggi mentali, su cui ci soffermeremo, dai 12 mesi; poi arriva il mondo delle parole, a 20 mesi, momento di sviluppo "boom" del linguaggio; infine quello delle storie, a 4 anni, quando il bambino è ormai in grado di parlare di sé.

A proposito dei Paesaggi mentali, dunque Stern scrive: - A dodici mesi, Joey scopre di avere una mente e che anche gli altri ne hanno una. Nel mondo dei paesaggi Mentali impara a conoscere quelle realtà interiori che sono i desideri e le intenzioni e si accorge che il paesaggio mentale di una persona può coincidere con quello di un'altra: due persone possono, cioè, pensare [E SENTIRE!!] la stessa cosa o cose diverse. Per esempio, si rende conto che la madre sa che lui vuole un biscotto e, nello stesso tempo, che lei sa che lui sa -. E ancora: - Un paesaggio mentale racchiude intenzioni, desideri, emozioni, attenzioni, pensieri, ricordi e tutti quei molteplici elementi che ricorrono nella mente dell'individuo, pur restando celati agli altri. Essi compongono i paesaggi mentali soggettivi del mondo personale di ognuno di noi. Questo mondo interiore può essere rivelato e reso visibile agli altri, anche se mai totalmente, ma a sufficienza perché due persone possano pensare di avere la stessa cosa in mente. Quando questo accade, esse condividono un paesaggio mentale intersoggettivo. Inoltre il paesaggio mentale di una persona può venire quasi totalmente impegnato da quello che avviene nella mente di un'altra -.

A questo punto Stern fa un esempio banalissimo ma la cui frequenza la dice lunga, per provare che il bambino di un anno comincia a fare riferimento allo stato emotivo degli altri (specialmente della mamma) per regolare i propri sentimenti.
Immaginiamoci un trottolino di 12 mesi, ancora non sicuro delle proprie gambe: ad ogni capitombolo (e come sapete, ne fa tantissimi), poiché ha ancora una coscienza ed una consapevolezza incerte del concetto di dolore, aspetterà di leggere sul viso della mamma se è il caso di allarmarsi e piangere oppure no. Sembra incredibile, eppure su queste prime ed universali esperienze, si basa il vissuto di sopportabilità di ogni individuo, e con esso, le risorse per poter affrontare le difficoltà.

Lei probabilmente mi chiederebbe: ma allora perché la bambina si sveglia di notte piangendo e non si riaddormenta facilmente?
Perché succede in tutte le migliori famiglie, dove i genitori ci sono sempre, forse anche troppo!
Sono fasi dello sviluppo, molto spesso segnali di evoluzione; insomma non tutti le espressioni di disagio rivelano momenti o nature negativi. L'importante è che voi non attribuiate a questi segnali significati soverchi e oscuri, che non li carichiate di sensi di colpa che, come certamente sapete, sono pesantissimi. Se questo è il prezzo che dovete pagare per andare in vacanza, allora, scusatemi, restate a casa!
Invece no: sinceratevi che alla vostra bimba non manchi nulla e andate a riposare e godere anche di un sano spazio di coppia.

Portatevi solo queste mie parole: un genitore sereno e divertito è il primo tesoro di ogni bambino!
Buone vacanze di cuore!

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 9, agosto 2002